Addio Andrea Liberatori, signore del giornalismo militante senza catene dell’ortodossia 

In oltre quaranta anni di lavoro per “l’Unità” aveva fatto di tutto e con onore, dal correttore di bozze alla terza pagina, dal segretario di redazione al caporedattore, senza mai alzare la voce e senza parlare male di nessuno. Andrea non era un mite. Era sempre pronto a confrontarsi con le ragioni degli altri, ma era anche fermo nella difesa degli ideali che lo avevano spinto giovanissimo ad avvicinarsi al partito comunista e alle pagine dell’edizione torinese de “l’Unità”, dove aveva messo la sua elegante scrittura al servizio di quella che allora si chiamava — e probabilmente lo era — lotta di classe


L’articolo di BATTISTA GARDONCINI

La redazione de “l’Unità” di Torino sfila al corteo del Primo Maggio 1976

ANCHE NEL MONDO spregiudicato e cinico dei giornali compaiono a volte personaggi che si distinguono per l’autorevole compostezza e la capacità di fare scuola con l’esempio e le buone pratiche della professione. Andrea Liberatori, morto serenamente nei giorni scorsi a novantasette anni, era uno di loro, come possono testimoniare i tanti colleghi che sotto la sua guida hanno imparato il mestiere. Un vero signore, che in oltre quaranta anni di lavoro per “l’Unità” aveva fatto di tutto e con onore, dal correttore di bozze alla terza pagina, dal segretario di redazione al caporedattore, senza mai alzare la voce e senza parlare male di nessuno.

Andrea non era un mite. Era sempre pronto a confrontarsi con le ragioni degli altri, ma era anche fermo nella difesa degli ideali che lo avevano spinto giovanissimo ad avvicinarsi al partito comunista e alle pagine dell’edizione torinese de “l’Unità”, dove aveva messo la sua elegante scrittura al servizio di quella che allora si chiamava — e probabilmente lo era — lotta di classe. In una bella intervista raccolta qualche mese fa dal Centro Pestelli, Andrea ha raccontato la sua storia di giornalista militante, strettamente intrecciata a quella del partito e tuttavia capace di non farsi legare dalle catene della ortodossia. Ha rievocato gli appassionati dibattiti che si svolgevano in una redazione frequentata da Italo Calvino, Paolo Spriano e Raimondo Luraghi, il tormento interiore provocato dai fatti di Ungheria e poi dai carri armati a Praga, le speranze suscitate dall’eurocomunismo. Ha ricordato le battaglie contro i licenziamenti, per le case popolari e i diritti civili condotte dalla cronaca torinese del giornale guidata da Diego Novelli, che qualche anno dopo sarebbe diventato sindaco della città, e poi da lui. 

Chi sa quanto Andrea abbia amato il suo lavoro sa anche quanto gli costò la decisione di lasciare il timone della redazione, accettando per disciplina di partito un prepensionamento imposto dai conti dissestati del giornale. Ma anche da pensionato Andrea non aveva voluto far mancare il suo contributo di idee e di esperienza ai tanti giovani che aveva accolto in redazione, e che continuavano a rivolgersi a lui per consigli e suggerimenti. E lo stesso aveva fatto per tutti gli altri colleghi, senza badare a testate o appartenenze, nei lunghi anni di attività nel sindacato e nell’ordine dei giornalisti, con una lucidità che non è mai venuta meno nonostante l’età. 

Il giornalismo — tutto il giornalismo e non soltanto quello piemontese — gli deve molto.

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L’autore dirige Oltreilponte.org

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Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, due nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.