Da Washington non arrivano più segnali univoci da amplificare attraverso l’informazione mainstream. I comportamenti di Trump imbarazzano molti commentatori ed è difficile ignorare le sue guerre commerciali, il via libera al macellaio Netanyahu a Gaza, le minacce di invadere il Venezuela e il trattamento riservato al povero Zelensky, brutalmente scaricato in nome della realpolitik. Con chi sostituire il faro a stelle e strisce? La chiavi della Nato restano nelle mani americane e l’Europa si dissolve a vista d’occhio sotto l’inconsistenza di Ursula von der Leyen e di Kaja Kallas compiaciute nelle tutine mimetiche


 ◆ Il commento di BATTISTA GARDONCINI *

Donald Trump e Joe Biden

Tradizionalmente attenta alle esigenze del potere, negli ultimi tempi la grande stampa italiana si è trovata un po’ spiazzata perché alla Casa Bianca c’è un inquilino più imprevedibile del precedente e non è facile assecondarne le bizze. Con quello di prima, ancorché rincoglionito, le cose erano semplici, le divisioni nette. Da una parte c’erano gli occidentali buoni, impegnati a spiegare al resto del mondo che cosa bisognava fare per vivere liberi e felici. Dall’altra i cattivi, che volevano fare di testa loro, non ascoltavano i consigli e quindi andavano convinti, se necessario con l’uso delle armi.

Ma gli Stati Uniti di Trump, pur restando gli azionisti di riferimento dell’Occidente, non sono più così buoni. Anche volendo ignorare quello che il presidente sta combinando  a casa sua — in fondo la maggioranza degli americani lo ha votato perché facesse quello che fa — è difficile ignorare le sue guerre commerciali, il via libera al macellaio Netanyahu a Gaza, le minacce di invadere il Venezuela e il trattamento riservato al povero Zelensky, brutalmente scaricato in nome della realpolitik. Se perfino il filotrumpiano Rampini sul Corriere della Sera si è permesso di esprimere qualche timido dubbio, vuol proprio dire che il disagio è grande.

Ursula von der Leyen e Kaja Kallas

Senza un padrone, però, la grande stampa italiana non sa stare. Orfani degli Stati Uniti, direttori e commentatori stanno affannosamente cercando nuovi punti di riferimento. Della Nato non si possono fidare. Con buona pace di Rutte, l’olandese dal nome evocativo che la guida, e del generale Cavo Dragone che non esclude un attacco preventivo alla Russia “a scopo difensivo”, alla fine decideranno sempre e soltanto gli americani. Verrebbe da dire, per fortuna. In casa abbiamo Meloni. Grazie anche alla latitanza delle opposizioni, il suo collaudato mix di autoritarismo e gigioneria piace alla destra, al centro e anche a qualche convertito della sinistra. Però in politica estera è un disastro per il banale motivo che non ne ha una. Negli ultimi mesi il suo unico problema è stato quello di adeguarsi alle giravolte di Trump per farsi fotografare insieme a lui.

Ci sarebbe l’Europa, ma anche lì le speranze dei nostri grandi giornali si infrangono contro la dura realtà. Come si fa a prendere come punto di riferimento un baraccone infarcito di trombati e mezze calzette, paralizzato dai contrasti tra gli stati membri e guidato da una presidente chiacchierata come Ursula von der Leyen? Qualcuno, nonostante tutto e sfidando il ridicolo, ci sta provando, ad esempio dando ampio spazio alle bellicose esternazioni della estone Kaja Kallas, responsabile degli affari esteri e della difesa europea, sulla necessità di combattere ad oltranza per sconfiggere Putin e smembrare la Russia. Un programma molto ambizioso, se si considera che la signora proviene da un paese con meno di un milione e mezzo di abitanti e un esercito di settemila uomini.

Il mondo è sull’orlo di una catastrofe globale, e basterebbe una piccola provocazione sul modello dell’attentato di Sarajevo del 1914 per far precipitare le cose. Mai come in questo momento, dove si combatte non soltanto per le conquiste territoriali sui campi di battaglia, ma anche per raggiungere nuovi equilibri globali tra le vecchie potenze e quelle nuove in crescita impetuosa, occorre restare lucidi ed essere consapevoli dei rischi che tutti stiamo correndo. Mai come in questo momento servirebbero giornali liberi dai condizionamenti e giornalisti capaci di fare il proprio mestiere, distinguendo tra la realtà dei fatti e le cortine fumogene della propaganda. Ma all’orizzonte, almeno qui in Italia, se ne vedono davvero pochi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

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Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.