Secondo l’ultimo indice annuale sulla libertà di stampa globale prodotto da Reporter Senza Frontiere (Rsf) del 2025, l’Italia è scivolata al 49° posto (su 180) perdendo ben tre posizioni rispetto all’anno precedente. L’Argentina ne ha perse ben 21 di posizioni. E la Palestina, in seguito all’occupazione, è scivolata al 163° posto. Norvegia, Estonia e Paesi Bassi restano in cima alla classifica mondiale mentre continuano ad occupare le ultime tre posizioni Cina, Corea del Nord ed Eritrea. Ma non basta tutto il lavoro della buona informazione e non bastano dei media indipendenti, perché c’è bisogno di buoni ‘riceventi’, pronti a cogliere pienamente le questioni sottese alle notizie: ma ci sentiamo ingaggiati nelle questioni che pezzi di umanità vivono?


◆ Il commento di ANNALISA ADAMO AYMONE

Proteste a Teheran contro repressione e censura: “Donne, vita e libertà”

La carcerazione nella prigione di Evin a Teheran, simbolo della repressione politica in Iran, della giovane reporter italiana Cecilia Sala, accusata di “violazione della legge islamica”, è stato uno dei fatti che ha segnato questo 2025 divenendo, su un piano più generale, emblematico del valore sempre più necessario della libera informazione e del servizio reso da tanti giornalisti che, con le loro cronache e reportage in giro per il mondo, fanno luce su verità scomode, a volte atroci e contrarie alla dignità umana, non solo di regimi autoritari ma anche di democrazie allo sbando. Il rischio è quello della vita ed un recente rapporto dell’Unesco ha messo l’accento su l’elevato tasso d’impunità che caratterizza questi crimini, infatti circa l’85% degli omicidi di giornalisti registrati dal 2006 sono considerati irrisolti. 

L’aumento delle tendenze autoritarie in tutto il mondo ha portato recentemente l’Unione Europea ad adottare il Media Freedom Act, un regolamento sulla libertà dei media entrato in vigore il 7 maggio 2024, che per quanto ci riguarda ha ancora più valore se si pensa che secondo l’ultimo indice annuale sulla libertà di stampa globale prodotto da Reporter Senza Frontiere (Rsf) del 2025, pubblicato il 3 maggio scorso in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa, l’Italia è scivolata al 49° posto (su 180) perdendo ben tre posizioni rispetto all’anno precedente. L’Argentina ne ha perse ben 21 di posizioni. E la Palestina, in seguito all’occupazione, è scivolata al 163° posto. Se Norvegia, Estonia e Paesi Bassi restano in cima alla classifica mondiale continuano ad occupare le ultime tre posizioni Cina, Corea del Nord ed Eritrea. 

Il controllo e la manipolazione dell’informazione che mira a plasmare l’opinione pubblica al fine di mantenere l’ordine costituito ed il consenso per le lobby di potere, non è un problema solo dei governi autoritari ma anche di quelli democratici. Secondo un famoso studio di Edward Herman, pubblicato nel saggio Manufacturing Consent, scritto insieme a Noam Chomsky, il modo in cui i media americani avevano presentato le elezioni in Nicaragua e in Salvador nel 1984 può considerarsi un esempio emblematico di come i media siano condizionati fortemente dal potere politico. Per il governo americano le elezioni in Nicaragua erano deprecabili mentre le concomitanti elezioni in Salvador venivano considerate uno straordinario esempio di democrazia. Mentre l’intervento dei guerriglieri in Salvador veniva fortemente condannato, l’intervento dei guerriglieri in Nicaragua veniva propagandato come un atto per la libertà. Di fronte alle lunghe file d’attesa per esercitare il diritto di voto il governo americano faceva le sue opportune distinzioni: in Nicaragua dimostravano le condizioni dittatoriali mentre in Salvador erano la dimostrazione dell’esistenza della democrazia. 

La ricerca metteva in evidenza che i media si erano uniformati al pensiero del potere in carica senza mettere minimante in discussione quanto proposto dal governo americano. Alla luce di quanto sta accadendo non possiamo evitare di soffermarci anche su altri aspetti, perché se disattendere la propaganda, rompere il silenzio su tutto ciò che è sommerso, mettere in discussione il potere, ricercare e diffondere la verità è un dovere ed un’assunzione di responsabilità dei media non meno importante è l’assunzione di responsabilità ed implicazione che spetta a ciascun componente della società civile. 

Non basta tutto il lavoro della buona informazione e non bastano dei media indipendenti, perché c’è bisogno altresì di buoni ‘riceventi’, pronti a cogliere pienamente le questioni sottese alle notizie. Se è vero, come è vero, che il mondo sembra “tutto piccolo, ma molto pericoloso” – come evidenzia il sociologo Dominique Wolton – ci sentiamo ingaggiati seriamente nelle questioni che pezzi di umanità vivono? “Tutti vedono, sanno tutto, si rendono conto anche di ciò che li separa dagli altri, senza necessariamente volersi avvicinare a loro”. Resta in definitiva da chiedersi se la perdita di libertà di informazione, che anno dopo anno aumenta, non sia soltanto il frutto dell’oscurità dei rapporti tra potere ed informazione oppure altresì l’effetto di una sempre più diffusa indifferenza, che sacrifica a monte il diritto di conoscere davvero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È stata dirigente degli Affari Generali, Istituzionali e Legali, dell’Archivio Storico, del Patrimonio e dei servizi Appalti e Contratti del Comune di Taranto, occupandosi di una delle più complesse macchine amministrative pubbliche nel periodo successivo al dissesto dell’ente, curandone altresì i rapporti istituzionali ed i rapporti interni. È stata successivamente vicepresidente di una delle più grandi aziende pubbliche di rifiuti ed altresì assessore agli Affari Generali, all’Ambiente e alla Legalità, alle Risorse umane dello stesso Comune di Taranto. Formatrice e docente, attualmente scrive per la testata nazionale “Italia Libera” di cultura, ambiente, politiche pubbliche e democrazia.