Prima il premier Donald Tusk da Varsavia qualche giorno fa denuncia la violazione dello spazio aereo polacco dai russi ma i droni erano di polistirolo, poco prima la grottesca vicenda dell’aereo di Ursula Von der Leyen, “costretto” ad atterrare in Bulgaria senza segnali Gps a causa delle interferenze russe. Poi si è scoperto che quell’aereo era atterrato con pochi minuti di ritardo senza nessun tipo di problema. Poi, ancora, lo sconfinamento di Mig russi lungo il confine estone che non c’è mai stato come dimostrano i dati forniti …dagli estoni. Non l’avrà presa bene la loro connazionale Kaja Kallas, scelta per l’alto incarico di rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la sicurezza, fra le più attive a soffiare sul fuoco a ruota della baronessa Von der Leyen. L’elmetto, lei, non se lo toglie più neanche di notte

Droni-giocattolo appoggiati comodamente su una gabbia per conigli in una fattoria polacca lungo il confine con la Russia

Il commento di BATTISTA GARDONCINI *

Nel mondo anglosassone, per ovvi motivi, non ci sono barzellette sui carabinieri. In compenso, da sempre, si ride dei polacchi. Quando noi diciamo che per avvitare una lampadina servono tre carabinieri, uno per tenerla ferma e due per far girare la sedia, loro dicono che basta un polacco, ma prima deve capire come si fa. Ecco, questa barzelletta mi è tornata in mente pochi giorni fa, quando molti giornali italiani hanno lanciato l’allarme sui droni russi che avrebbero preso d’assalto la Polonia, e poco dopo si è scoperto che i droni erano di polistirolo, non portavano esplosivi, e probabilmente non erano nemmeno russi. In compenso, come ha dovuto ammettere il primo ministro Tusk per rabbonire l’irritato presidente della repubblica del suo paese, era sicuramente polacco l’aereo che ha sganciato per errore un missile su una abitazione civile, per fortuna senza fare male a nessuno. Una ammissione che quasi nessun giornale italiano ha riportato con la giusta evidenza.

Del resto non è la prima volta che i nostri giornalisti con l’elmetto nascondono la verità, e vengono sbugiardati non dalla propaganda russa, ma dai pochi colleghi occidentali che non hanno rinunciato a fare il loro mestiere. Soltanto nelle ultime settimane mi viene in mente la grottesca vicenda dell’aereo di Ursula Von den Leyen, costretto ad atterrare in Bulgaria senza segnali GPS a causa delle interferenze russe. Poi si è scoperto che quell’aereo era atterrato con pochi minuti di ritardo senza nessun tipo di problema, come dimostrato dal tracciato del volo riportato dal sito occidentale flightradar24.com. Se non ci credete, credete almeno a quello che ha detto il governo bulgaro, così poco amico dei russi da avere invitato la signora Von den Leyen a visitare le sue fabbriche di munizioni, dove peraltro è stata accolta da urla e proteste oscurate dai nostri media.

Un altro cavallo di battaglia dei guerrafondai  di casa nostra sono i cyber-attacchi degli hacker filo-russi. Secondo loro, si devono a questi inafferrabili sabotatori tutte le disfunzioni delle nostre infrastrutture informatiche, di cui peraltro sono note da anni le intrinseche debolezze. Un articolo del Sole 24 ore di qualche mese fa si spingeva a elencare le sigle dei gruppi di sabotatori, e con grande sprezzo del ridicolo sosteneva che soltanto l’efficace vigilanza della nostra agenzia per la cybersicurezza aveva fino a quel momento evitato guai peggiori. Tra le righe, però, emergeva il vero problema. Molti dei nostri sistemi sono messi in crisi dal sovraccarico di dati, come probabilmente è accaduto con l’ultimo crash in ordine di tempo, quello che ha colpito alcuni aeroporti europei. Dare la colpa a Putin è più semplice che ammettere di dover modernizzare i sistemi. E aiuta ad alimentare quel clima di tensione che piace tanto ad alcuni governi europei.

Mentre scrivo, i nostri media sono ancora molto preoccupati per tre Mig russi che avrebbero violato per dodici minuti lo spazio aereo estone e sarebbero stati respinti dalla pronta reazione di alcuni aerei Nato, tra cui due intercettori italiani. Di solito gli aerei militari volano con i transponder spenti, e quindi in questo caso non abbiamo a disposizione i dati di Flightradar.com. Però abbiamo quelli messi a disposizione dagli estoni, da cui si evince chiaramente che i Mig russi volavano paralleli al confine seguendo la loro rotta abituale sul Baltico in direzione dell’enclave russa di Kaliningrad, e che nessuno li ha disturbati. I russi sostengono che non c’è stata alcuna violazione. Gli estoni, che con gli altri paesi baltici sono i più attivi nel chiedere alla Nato di arginare il presunto espansionismo russo, dicono di sì, e il loro interesse a esacerbare una situazione già tesa, non fosse altro che per ottenere più aiuti militari, è evidente. Quello dei russi no. Ma niente paura, l’estone Kaja Kallas, scelta per l’alto incarico di rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la sicurezza, ci spiega tutto con la consueta sicumera: Putin ci vuole provocare, bisogna fermarlo il prima possibile, e per farlo dobbiamo armarci fino ai denti. Mi dispiace, ma non ci sto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.