Qui in alto, interno della centrale nucleare di Trino Vercellese; sotto il titolo, gli esterni della centrale “Enrico Fermi” sulla sponda del Po

Escluso per ben due volte dall’idoneità ad ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari, il Comune di Trino Vercellese, per volontà del suo sindaco, si autocandida per accedere ai cospicui finanziamenti pubblici previsti per la realizzazione del deposito e delle infrastrutture tecnologiche per il suo funzionamento nei decenni − e nei secoli − a venire. C’è però un problema: per le sue caratteristiche geomorfologiche, idrogeologiche, idrauliche, sismiche, di pianificazione territoriale, eccetera, non è compreso nell’elenco delle aree “potenzialmente idonee”, né tantomeno tra quelle “idonee”. Può bastare la “sintonia partitica” di Fratelli d’Italia tra amministrazione comunale e governo nazionale a superare tutte queste controindicazioni? Nel dettaglio, sei motivi dicono di no


◆ L’analisi di GIAMPIERO GODIO, Legambiente e Pro Natura del Vercellese  

L’insistenza del sindaco di Trino Vercellese, Daniele Pane, a voler cambiare le regole – a fine partita, ormai – in modo da far rientrare nella procedura un’area che è già stata esclusa per ben due volte ha un solo risultato: quello di inquinare una procedura di valutazione tecnico-scientifica in corso, inserendo un elemento estraneo, e posticipare così il momento in cui i rifiuti radioattivi potranno lasciare Trino per essere portati al deposito nazionale. Dopodiché è ovvio che in teoria si possano fare depositi nucleari anche in luoghi che vistosamente presentano molti più problemi di altri, ma in questo caso, non esistendo tutti i “requisiti di base”, il rischio finale è sicuramente maggiore, per tutti, e per vari secoli: è questo che vuole il sindaco di Trino?

Secondo le associazioni ambientaliste, il Consiglio comunale di Trino dovrebbe operare concretamente per liberare definitivamente il territorio di Trino dalla presenza di materiali radioattivi, anziché perder tempo a discutere di una possibile autocandidatura che non ha alcun senso, che confligge con i criteri scientifici e di sicurezza e che potrebbe solo costituire il colpevole primo passo per perpetuare per secoli ed aumentare a dismisura la presenza di materiale radioattivo sul territorio trinese.

Meme contro il decreto legge 181 del 13 novembre 2023

Considerando che presso la centrale nucleare “Fermi” di Trino sono presenti, fin dal secolo scorso, materiali radioattivi di varia tipologia derivati dall’esercizio della centrale, facenti parte della struttura della centrale stessa o stoccati in depositi provvisori sul sito della centrale, e che altri materiali radioattivi provenienti dalla centrale “Fermi” sono stati, negli anni passati, trasferiti da Trino ad impianti situati in Belgio, nel Regno Unito, in Francia e a Saluggia, e, come previsto dai contratti, dopo il ritrattamento torneranno in Italia, che inoltre il territorio comunale di Trino, a motivo delle sue caratteristiche geomorfologiche, idrogeologiche, idrauliche, sismiche, di pianificazione territoriale, ecc., non è compreso nell’elenco delle aree “potenzialmente idonee”, né tantomeno tra quelle “idonee”; il Comune di Trino dovrebbe prestare attenzione alle istanze della popolazione della città e dei Comuni circostanti, sia del Vercellese che del Monferrato, che chiedono la denuclearizzazione completa del territorio.

L’Amministrazione comunale di Trino Vercellese dovrebbe quindi:

  • sollecitare il Governo a proseguire rapidamente nell’iter per l’individuazione del sito per il deposito nazionale, valutando le caratteristiche dei 51 siti contenuti nella Cnai, in modo da liberare quanto prima Trino dalla presenza di materiale radioattivo sul proprio territorio;
  • sollecitare Sogin ad aggiornare il cronoprogramma dei lavori di smantellamento dell’ex centrale nucleare “Fermi”, che vanno avanti da 25 anni con enorme dispendio di denaro pubblico, in modo da pervenire quanto prima alla situazione di brown field e predisporre il materiale radioattivo al trasferimento al deposito nazionale, da realizzare in un sito che risponda ai criteri della Guida tecnica n. 29 di Ispra/Isin.

È infine indispensabile ricordare che con il Deposito nazionale, individuato e realizzato nel luogo meno pericoloso possibile, dovrà però chiudersi per sempre il nucleare in Italia, perché le centrali nucleari, grandi o piccole, di terza, quarta o ennesima generazione, anche senza contare il possibile utilizzo in campo militare dei materiali prodotti ed i rischi in caso di eventi bellici o terroristici, rappresentano il modo più pericoloso, costoso e intempestivo per produrre energia elettrica, mentre le fonti rinnovabili, correttamente dimensionate e localizzate, sono le uniche che possono garantirci un futuro.

Le sei ragioni che escludono l’idoneità di Trino Vercellese

1) La parte a sud del territorio del Comune di Trino risulta prossima al centro abitato, alluvionabile dal fiume Po e all’interno della all’area di piena catastrofica in caso di crollo della diga del Moncenisio. In contrasto con i criteri di esclusione CE04 CE12 CE13 CE15

2) La parte centrale e quella a Nord del territorio del Comune di Trino risultano ospitare molte aree protette (SIC, ZPS, Aree Contigue) e una importante area di  tutela dell’avifauna (IBA 025). In contrasto con il criterio di esclusione CE11 e con il criterio di approfondimento CA10

3) L’intero territorio del Comune di Trino risulta caratterizzato dalla presenza di una falda superficiale quasi affiorante, con vulnerabilità elevata, di numerosi laghi di cava e di importanti risorse idriche del sottosuolo, nonché dalla estrema vicinanza di un importante impianto termoelettrico da 800 MW. In contrasto con i criteri di esclusione CE10 CE14 e con i criteri di approfondimento CA08 CA13

4) Nel territorio de Comune di Trino risultano presenti numerose faglie capaci. In contrasto con il criterio di esclusione CE03

 

5) Trino è terra di risaia, anche con agricoltura biologica. In contrasto con il criterio di esclusione CA11

 

6) Trino è molto lontana dal baricentro dei materiali radioattivi da conferire al Deposito Nazionale, e questo comporterebbe la necessità di effettuare trasporti nucleari molto più lunghi, con l’aumento ingiustificato dei rischi. In contrasto con l’ordine di idoneità

 — (2. fine; la prima parte è stata pubblicata qui ieri 8 gennaio 2024) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Già tecnico dell’Enea di Saluggia, presidente di Legambiente Piemonte ed autorevole esponente di Pro Natura. Memoria storica e attivista infaticabile del movimento antinucleare italiano, si batte da trent’anni per mettere in sicurezza le scorie radioattive sparse nel nostro Paese, ancora oggi ospitati in siti inidonei o a rischio per la sicurezza del territorio.