Nonostante la vetustà (anno 1925), lo stadio già Stadio San Siro è un impianto che rientra in categoria 4 Uefa, cioè tra gli stadi italiani con maggior livello tecnico anche grazie a plurimi interventi successivi. In teoria, quindi, lo stadio — di proprietà comunale — potrebbe semplicemente diventare di proprietà di Milan ed Inter con una congrua offerta di acquisto, senza alcuna necessità di interventi. Troppo semplice, ma soprattutto le due società non guadagnerebbero abbastanza dall’operazione. Ed ecco allora il nuovo progetto, che non prevede solamente un nuovo stadio, ma anche un grattacielo di 29 piani, quattro edifici per hotel e uffici, un distretto per sport e intrattenimento e un centro commerciale. Con un indice di edificabilità di 0,46 anziché 0,35, che sarebbe quello valido per i “normali” cittadini che volessero edificare


L’articolo di FABIO BALOCCO

Sotto il titolo, il rendering del progetto Populous; nella pagina elaborazioni e rendering di altri progetti esaminati

FORSE UNA DELLE vicende più tristi ma anche più esemplari di come la cosiddetta “sinistra” sia legata ai grandi patrimoni e nel contempo non tuteli i beni comuni, è quella dello stadio Meazza di Milano. Ormai è cosa nota per chi segue il calcio che buona parte degli introiti delle società deriva dal possedere uno stadio in proprietà (o similare, tipo diritto di superficie). Ogni società, per lo meno di serie A, ambisce ad averlo, perché questo garantisce lo svincolarsi da costi di affitto, e, se realizzato ex novo, avere un impianto più moderno, magari più capiente. Infine, ciliegina sulla torta, magari avere anche infrastrutture adiacenti che siano in grado di rimpinguare gli introiti. E sì perché è proprio quello che prevede la nuova legge stadi (D.Lgs. 38 del 2021) frutto del governo Draghi, ma in attuazione di delega del secondo governo Conte: «al fine di favorire il raggiungimento di un complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa, potrà prevedere la costruzione di immobili con destinazioni d’uso diverse da quella sportiva, complementari o funzionali al finanziamento o alla fruibilità dell’impianto, esclusa la realizzazione, tra tali complessi immobiliari, di immobili destinati all’edilizia residenziale». Del resto, la norma non fa che prendere atto di quanto già accaduto in passato a Torino, dove la Juventus non solo ha realizzato il nuovo Allianz Stadium, ma anche tutta una serie di strutture ad esso collegate (J-Museum, J-Medical, Juventus Megastore), o non collegate, come un grande centro commerciale. Diciamo che la nuova norma favorisce interessi ed appetiti (anche immobiliari) soprattutto delle grandi società, con una buona disponibilità finanziaria. 

.

E veniamo dunque al caso di specie: Milano, stadio Meazza, già Stadio San Siro, uno stadio che, nonostante la vetustà (anno 1925), anche grazie a plurimi interventi successivi, rientra tra gli stadi italiani in categoria 4 Uefa, cioè tra gli stadi con maggior livello tecnico. In teoria, quindi, lo stadio — che è di proprietà comunale — potrebbe semplicemente diventare di proprietà di Milan ed Inter con una congrua offerta di acquisto — senza alcuna necessità di interventi. Troppo semplice, ma soprattutto, diciamola tutta, le due società non guadagnerebbero abbastanza dall’operazione. Ed ecco allora il nuovo progetto, che non prevede solamente un nuovo stadio, ma anche un grattacielo di 29 piani, quattro edifici per hotel e uffici, un distretto per sport e intrattenimento e un centro commerciale. Con un indice di edificabilità di 0,46 anziché 0,35, che sarebbe quello valido per i “normali” cittadini che volessero edificare. Infatti occorrerà approvare una variante apposita al Piano di Governo del Territorio (PGT) [leggi qui nota 1]. Di più, il verde. Si elimina l’attuale Parco dei Capitani ed il nuovo verde sarà costituito in gran parte da verde su soletta e da coperture a verde di edifici. Però se guardate i rendering in rete vi sembrerà che venga realizzata una sorta di foresta amazzonica…

.

Il Comune di Milano rinuncerà in pratica per sempre ad una sua proprietà, il Meazza, che vale 250 milioni e rende almeno 5 milioni all’anno che entrano nelle casse della città. “Rinuncerà per sempre” in quanto stadio ed area contigua verranno ceduti alle due società mediante la costituzione di un diritto di superficie novantanovennale, che frutterà al Comune la misera somma di due milioni all’anno. Anziché i cinque attuali [leggi qui nota 2]. Con un vincolo temporale richiesto dal “sinistro” Sala: non iniziare i lavori di smantellamento prima del 6 febbraio 2026, giorno in cui lo stadio ospiterà in mondovisione l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Il giorno del requiem. In teoria, invece, prima di allora potranno iniziare gli altri lavori edilizi [leggi qui nota 3].

L’operazione alle due società calcistiche costerà all’incirca un miliardo e duecento milioni, ma garantirà loro di ripianare i debiti (l’Inter ha 245 milioni di debiti, il Milan appena 42 milioni) e di porre le basi per un roseo futuro. E cosa ci guadagna la città di Milano? Abbiamo già detto che l’operazione è, dal punto di vista economico, palesemente in perdita, eppure l’intera operazione è stata definita di “pubblica utilità”. E qui, per giustificare la pubblica utilità il Comune (quello che Gianni Barbacetto definisce “Salaland”) si è letteralmente arrampicato sugli specchi [leggi qui nota 4]. La popolazione è contraria, e Sala lo sa bene [leggi qui nota 5]. Si erano raccolte le firme necessarie per l’indizione di due referendum, ma sono state bocciate. La cittadinanza non deve esprimersi. Questo è quello che accade in una città governata dalla sinistra oggi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.