Tutte le donne di Draghi: la metà degli uomini. Il governo paritario può attendere

«Le donne devono prendere le redini di questo Paese. Serve metà e metà, com’è normale che sia, anche da noi», avevano scritto donne autorevoli e associazioni femminili. Come sarà il programma di governo per Next Generaion Eu? La media europea dell’occupazione femminile è al 62%, in Italia solo al 48%, penultimi in Europa, ultimi per le giovani tra i 24-34 anni. Il 70% del calo di occupazione per Covid è femminile. Nel 2020 persi 444 mila posti di lavoro, 312 mila donne. «Non c’è più tempo. Per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite. Noi siamo la cura», scrive nel suo promemoria Noi Rete Donne


L’analisi di STEFANELLA CAMPANA

¶¶¶ Non è un governo paritario quello formato da Mario Draghi come chiedeva il mondo variegato delle donne: otto ministre di cui cinque senza Portafoglio, 15 ministri. Succede al Conte bis dove sedevano 14 ministri e nove ministre, finito con la crisi determinata da Italia Viva e il ritiro di Renzi delle sue due ministre, Teresa Bellanova e Elena Bonetti, viste  silenti come due statuine, accanto al loro leader, alla conferenza stampa di addio. Delle due è stata riconfermata solo Bonetti alle Pari Opportunità e Famiglia, ministero senza Portafoglio e quindi con minori possibilità di incidere. Due ministeri di peso sono andati a Luciana Lamorgese, riconfermata agli Interni, e la Giustizia a Marta Cartabia, due donne “tecniche” di grande prestigio. Furenti le donne del Pd sacrificate ancora una volta ai giochi di corrente, l’unico partito a non avere un volto femminile nel governo.

Il “tecnico” Draghi − abituato agli scenari internazionali dove le donne in ruoli apicali sono tante − non ha raccolto del tutto gli appelli che negli ultimi tempi una miriade di associazioni femminili e femministe e donne singole hanno rivolto al Presidente Mattarella e allo stesso premier incaricato. «Puntiamo a una governance efficiente e paritaria a tutti i livelli, politici ed economici. Le donne devono prendere le redini di questo Paese. Serve metà e metà, com’è normale che sia, anche da noi», aveva detto Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale Istat, pioniera in Europa di statistiche di genere, attualmente anche Chair Women 20, uno degli engagement group del G20 ora a guida italiana. 

Sarà cruciale vedere come sarà il programma di governo. Terrà costantemente presente l’approccio di genere nella gestione – a breve, medio e lungo termine – di tutte le questioni? «Perché tutte riguardano le donne e le coinvolgono: dal lavoro ai trasporti, dai servizi alla scuola, dalla ricerca alla cultura, dall’urbanistica ai lavori pubblici… nessun cambiamento reale e positivo è possibile senza di noi, senza le nostre competenze e sensibilità». È un passaggio della lettera aperta di Noi Rete Donne, impegnata da oltre un decennio sui temi della parità che Draghi si è trovato sulla scrivania, assieme a quella delle donne dell’Assemblea della Magnolia che fanno capo alla Casa internazionale delle donne di Roma, con un appello forte: «Non c’è più tempo. Per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite. Noi siamo la cura». Tra le tante firme, la centenaria Marisa Rodano, Livia Turco, Susanna Camusso.

La pandemia ha messo in evidenza la fragilità dei grandi beni comuni come la scuola, la salute, i servizi sociali dove le donne sono in maggioranza. E ha acuito le disuguaglianze. Già si partiva da una pesante situazione di disagio. Triste primato quello italiano. La media europea dell’occupazione femminile è al 62%, in Italia solo al 48%, penultimi in Europa, ultimi per le giovani tra i 24-34 anni. Sono le donne, non a caso, assieme ai giovani e ai precari, ad aver pagato di più sul fronte del lavoro: il 70% del calo di occupazione a causa del Covid è femminile. Nel 2020 persi 444 mila posti di lavoro di cui 312 mila donne. Solo nel dicembre scorso, su 101 mila posti di lavoro perduti, 99 mila erano svolti da donne. Eppure una maggiore occupazione femminile fa aumentare il Pil, come ricordano le/gli economisti, protegge dalla povertà, riduce le disuguaglianze sociali. Se una su cinque interrompe il lavoro dopo la nascita di un figlio diventa cruciale ripensare il welfare. L’assistenza è tutta sulle spalle delle donne e a gran voce si chiede che il nuovo governo sani questo problema con obiettivi concreti, come passare dal 25% al 60% di nidi per alleggerire le donne dal carico familiare e ridurre le disparità tra i bambini. E favorire lo sviluppo dell’imprenditoria femminile con un supporto nei primi tre anni. Con un terribile aumento dei femminicidi e delle violenze domestiche, servono più centri antiviolenza, ora lontani da quelli previsti dalla Convenzione di Istanbul firmata anche dall’Italia. 

Il governo Draghi, sostenuto da una larga maggioranza, dovrà affrontare subito il Recovery Fund su cui c’è molta attesa, un’opportunità storica. È in corso una vasta campagna di opinione per una presenza paritaria nella cabina di regia del Piano di ripresa e resilienza Pnrr-Next generation Eu: sei anni di tempo per riparare i danni economici provocati dal Covid e i ritardi trentennali dell’Italia che si sommano alla crisi climatica e all’impatto sociale della rivoluzione tecnologica. Le linee guida della Commissione europea 2021 per il Pnrr impongono ai governi di dettagliare come il piano garantirà equità di genere e uguali opportunità tra donne e uomini: mercato del lavoro, progressione nella carriera, uguale salario a parità lavoro, non discriminazioni. La scommessa è forte. Per realizzare questo obiettivo le donne dovranno essere più presenti nel digitale e nell’economia green. E per realizzare un effettivo gender mainstreaming il Pnrr non dovrà destinare le risorse soprattutto a infrastrutture e trasporti a maggioranza occupazionale maschile, ma investire di più in servizi sociali dove le donne sono presenti al 70%. In gioco c’è la costruzione di una società più giusta ed equilibrata. Per tutti, donne e uomini. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista a “La Stampa” per 26 anni, è stata direttora della versione italiana del magazine delle culture del Mediterraneo www.babelmed.net. Ha diverse esperienze in campo editoriale e tv, tra cui l’evoluzione del mondo del lavoro (Rai 3); coautrice di: "Donne in liquidazione" sulle operaie Motta e Alemagna, "Il problema dei figli nella separazione" (Bollati-Boringhieri), "Quando l'orrore è donna: torturatrici e kamikaze" (Editori Riuniti). Coautrice di documentari, tra cui “Una violenza di genere” (Rai 3 e Rai Storia). Impegnata da sempre perché l’Italia sia anche un Paese per donne, è stata presidente della Commissione pari opportunità della Regione Piemonte e rappresentante della Cpo dell'Associazione Stampa Subalpina, nel Direttivo di GiUliA Giornaliste, tra le fondatrici dell’associazione “Se non ora quando?”. Tra le curatrici della mostra internazionale “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” (Torino, Palazzo Madama). Nell’Esecutivo Ungp -Fnsi.