Il 2022 che sarà. Covid permettendo, il Portogallo fa da apripista su ripresa ed equità in Europa

Lisbona, i giardini di Belem visti dall’interno della Torre; sotto il titolo, il “Castelo de São Jorge” [il foto servizio della pagina è di Gian Carlo Alvarez de Castro]

Sulla ripresa socio-economica pesa l’andamento della pandemia (malgrado la percentuale di vaccinati fra le più alte d’Europa, ha un tasso di contagi elevato) e la crisi politica aperta l’1 novembre. I due partiti della sinistra radicale hanno tolto l’appoggio esterno al governo del premier socialista António Costa (considerato il leader politico più progressista in Europa), obbligando il Capo dello Stato Marcelo Rebelo de Sousa a indire nuove elezioni. Eppure, in cinque anni di governo, Costa ha rimesso in moto il motore economico, aumentato il salario minimo e ridotto la disoccupazione; sulla pandemia si è guadagnato il plauso internazionale sulla gestione del piano di aiuti europei. Il 31 gennaio si torna alle urne


L’analisi di CARLO GIACOBBE

IL PORTOGALLO, GEOGRAFICAMENTE l’ultima perché la più occidentale fra le nazioni europee, potrebbe diventare l’apripista fra i Paesi del Vecchio continente: i principali indicatori socio-economici confermano per il 2022 la tendenza verso un’accentuata fase di ripresa, cominciata nella seconda parte dell’anno appena terminato. Quello che per alcuni è il più piccolo tra i grandi Stati europei e per altri è il maggiore tra i “piccoli”, dovrebbe essere quello con la crescita proporzionalmente maggiore di tutti, il 5,8 per cento, mentre del 4,8 dovrebbero confermarsi, quando disponibili, i dati consolidati per il 2021.  

Tale fondamentale indicatore macroeconomico, che mostra una sostanziale coincidenza tra il governo di minoranza per la crisi politica apertasi due mesi fa e la Banca centrale (BdP), sarebbe quindi perfettamente in linea con le più favorevoli tra le previsioni formulate anche dall’Ocse nelle scorse settimane. La Commissione europea e il Fondo monetario internazionale (Fmi) fanno, come sempre, una lettura leggermente più cauta. Secondo la Commissione, la crescita del Pil nel paese lusitano dovrebbe attestarsi su un 5,3 per cento; da parte sua il Consiglio delle Finanze Pubbliche (Cfp) e l’Fmi indicano una crescita del 5,1 rispetto all’anno che ci siamo lasciati alle spalle.  

Lisbona, il “Pradao dos descobridores” di Belem

Il governatore della Banca centrale, Mário Centeno, illustrando gli ultimi dati forniti dall’istituzione da lui presieduta si è detto convinto che nella prima metà del 2022 il Pil tornerà ai livelli precedenti il Covid, e ha aggiunto che entro il 2024 il volume delle attività economiche globali supereranno del 7 per cento quello registratosi nel 2019, valore comunque inferiore a quello stimato prima della pandemia. Secondo le proiezioni date da Centeno, la crescita economica globale risulta in aumento per gli anni 2022-23; i consumi privati, in crescita del 5 e del 4,8 per cento rispettivamente nel 2021 e nel 2022, caleranno all’1,8 per cento nel 2024. Relativamente al biennio 2021-22 il tasso di sconto, che nel 2020 aveva raggiunto il 12,8 per cento, farà registrare una riduzione accentuata, tuttavia non specificata nel dettaglio percentuale. Quanto al consumo pubblico, i dati consolidati per il 2021 dovrebbero confermare una crescita del 4,8 per cento e una più moderata nel prossimo biennio. 

Per la BcP l’economia portoghese dovrà confrontarsi con sfide cruciali nel breve e medio periodo. Tra queste l’applicazione del Piano di Ripresa e Resilienza (Prr) che porti il paese in linea con il resto dell’Europa anche grazie all’applicazione delle riforme che essa richiede. Sempre in un’ottica di normalizzazione degli assetti socio-economici del mosaico europeo, Centeno si è detto convinto che il Portogallo non si farà sfuggire l’opportunità unica rappresentata dal consolidamento della ripresa globale nel lungo periodo e in una prossima quanto auspicabile fase di normalizzazione.

Lisbona, uno degli avveniristici palazzi del “Parque dos Naçoes”

Sulla effettiva corrispondenza alla realtà di tali calcoli e proiezioni non possono non pesare due elementi cruciali. Uno è l’andamento della pandemia, che malgrado la percentuale di vaccinati, probabilmente la più alta d’Europa, mostra un tasso di contagi elevato, circa il doppio dell’Italia in proporzione al numero di abitanti, sebbene nella stragrande maggioranza dei casi i malati che non soffrono di altre patologie gravi presentino forme virali piuttosto blande. L’altro fattore è la crisi politica apertasi lo scorso 1 novembre, che non si può non definire un controsenso. I due partiti della sinistra radicale che appoggiavano il premier socialista António Costa, considerato il leader politico più progressista in Europa, hanno tolto l’appoggio esterno al governo non approvando la legge di bilancio, e obbligando il Capo dello Stato Marcelo Rebelo de Sousa a indire nuove elezioni, che si svolgeranno il 31 gennaio prossimo. Costa, che in cinque anni di governo ha impostato con successo la ripresa dell’economia, aumentato il salario minimo e ridotto la disoccupazione, ha poi fatto fronte alla pandemia guadagnandosi un generale plauso internazionale anche per come ha gestito il piano di aiuti europei. Forse per questo negli scorsi due mesi Costa si è limitato a seguire gli affari correnti, evitando quasi di esprimersi. Chi lo conosce, giura che alle urne saprà ritrovare i numeri per una formula vincente di governo, contemperando investimenti pubblici a una rigorosa disciplina di bilancio© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Mi divido tra Roma, dove sono nato, e Lisbona, dove potrei essere nato in una vita precedente. Ho molte passioni, non tutte confessabili e alcune non più praticabili, ma che mai mi sentirei di ripudiare. In cima a tutte c'è la musica, senza la quale per me l'esistenza non avrebbe senso. Non suono alcuno strumento, ma ho studiato canto classico (da basso) anche se ormai mi dedico (pandemia permettendo) al pop tradizionale, nei repertori romano, napoletano e siciliano, e al Fado, nella variante solo maschile specifica di Coimbra. Al centro dei miei interessi ci sono anche la letteratura e le lingue. Ne conosco bene cinque e ho vari gradi di dimestichezza con altrettante, tra vive, morte e, temo, moribonde. Ho praticato vari generi di scrittura; soprattutto, ma non solo, saggi e traduzioni dall'inglese e dal portoghese. Per cinque anni ho insegnato letteratura e cultura dei Paesi lusofoni alla Sapienza, mia antica alma mater. Prima di lasciare, con largo anticipo, l'Ansa e il giornalismo attivo, da caporedattore, ho vissuto come corrispondente e inviato in Egitto, Stati Uniti, Canada, Portogallo, Israele e Messico. Ho appena pubblicato “100 sonétti ‘n po’ scorètti", una raccolta di versi romaneschi. Sono sposato da 40 anni con Claudia e insieme abbiamo generato Viola e Giulio