In Italia parte l’obbligo vaccinale, dagli Usa arriva il vaccino proteico, a Cipro si affaccia la Deltacron

Gli effetti clinici della Omicron sembrano essere meno gravi di quanto temuto inizialmente, stando ai dati provenienti da Israele e Gran Bretagna, mentre parte in Italia l’obbligo vaccinale per gli ultra cinquantenni. Resta aperto il confronto scientifico sulla terza dose booster con il siero a mRna. Per il prof. Crisanti «il ‘puzzle’ di vaccini, con mix tra farmaci diversi, non consente di avere dati sulla protezione dei vaccinati». In arrivo le prime dosi del vaccino proteico prodotto dall’americana Novavax, da Cipro si affaccia la Deltacron, un mix tra variante Delta e Omicron. Ecco il punto della situazione


L’analisi di LAURA CALOSSO

Nella comunità scientifica internazionale resta aperto il confronto sugli effetti della dose booster a mRna

L’OBBLIGO VACCINALE È forse il principale argomento di questi giorni. E qualcuno si chiede se la decisione sia prettamente sanitaria, considerato che il Comitato Tecnico Scientifico non è stato consultato e a decidere è stato il governo. In ballo c’è la libertà di muoversi, di lavorare, pertanto molti stanno recandosi nei centri vaccinali. Ma quali vaccini troveranno? Dipende dalle scorte; dunque, salvo eccezioni, non è possibile conoscere in anticipo il tipo di vaccino, a meno di non prenotare in farmacia. E cosa accade con le dosi booster? Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, sul proprio sito dichiara: «In tutti i casi la dose addizionale viene fatta con uno dei due vaccini a mRNA autorizzati in Italia (Comirnaty di Pfizer e Spikevax di Moderna). Questo anche qualora fosse stata eseguita una prima vaccinazione con vaccino adenovirale (Vaxzevria e Covid-19 Vaccine Janssen). Inoltre, nel caso in cui non fosse disponibile il medesimo vaccino a mRNA utilizzato per le prime due dosi, si potrà ricorrere alla somministrazione di una dose addizionale “eterologa” cioè con un tipo diverso di vaccino a mRNA” [leggi qui nota 1].

Questo dato pare in contraddizione con uno studio di qualche mese fa.  Antonio Cassone, membro dell’American Academy of Microbiology e già direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Iss, insieme al professor Roberto Cauda, ordinario di Malattie Infettive, in una lettera pubblicata la scorsa primavera [leggi qui nota 2] avevano messo in guardia sull’insorgenza di infiammazioni sistemiche in caso di terza dose con i vaccini a mRna. «Avremmo avuto grossi guai senza questo vaccino, il siero a mRna ha avuto un grande, immenso merito — scrivevano — ma se andiamo verso la terza o quarta iniezione dobbiamo accertarci che esse non amplifichino troppo gli effetti sistemici che sono riscontrati nel 50-60% della popolazione che ha ricevuto il farmaco». Quando faremo la terza dose, aveva spiegato Cassone, uno tra i primi a lavorare sui virus pandemici H1N1, dobbiamo essere certi di non andare oltre questi dati di accettabilità, quindi serve ancora fare sperimentazione. «Intanto precisavano non è detto che serva fare questo terzo richiamo e, nel caso, valutiamo se farlo nuovamente con i vaccini a Rna di Pfizer-Biontech o Moderna». 

Per il microbiologo Andrea Crisanti, «Il ‘puzzle’ di vaccini, con mix tra farmaci diversi, non consente di avere dati sulla protezione dei vaccinati»

Quali dati nuovi sono emersi per decidere di proseguire con le dosi booster mRna? Quale era la proposta dei due scienziati? «Una possibile soluzione sono i vaccini proteici, come il Novavax che sta per essere approvato — scrivevano Cassone e Cauda — hanno un’ottima tollerabilità, anche a dosi ripetute, basti pensare ai vaccini dell’epatite che si basano sullo stesso meccanismo o ancora ai vaccini anti pertosse dei bambini. Ce ne saranno anche altri, con la speranza che siano approvati a breve».

Molti vaccini, forse troppi. «Il ‘puzzle’ di vaccini, con mix tra farmaci diversi, non consente di avere dati sulla protezione dei vaccinati», dichiarava a metà dicembre il prof. Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’università di Padova ad Agorà, Rai Tre. «È stata creata una follia […] abbiamo 48 regimi di immunizzazione: una cosa mai vista. Solo l’Italia ha creato questo pasticcio, sono indignato». In conclusione, Crisanti aveva detto che conosciamo i dati sulla durata dei vaccini sulla base dei trial delle aziende farmaceutiche: Pfizer ha fatto i trial con 3 dosi Pfizer «ma non sappiamo nulla sui dati relativi alla combinazione tra vaccini diversi». Il problema, secondo il microbiologo, è che per prendere le decisioni politiche bisogna sapere quante persone sono protette. «Come si fa calcolare la protezione della popolazione sulla base di 48 situazioni immunologiche diverse?».

Ma, del vaccino proteico suggerito per i booster da Cassone e Cauda, che notizie abbiamo? La Commissione Tecnico Scientifica (Cts) di AIFA, nella riunione del 22 dicembre 2021, ha approvato l’utilizzo del vaccino Nuvaxovid (Novavax, Maryland, Usa), rendendolo disponibile per i soggetti di età uguale o superiore ai 18 anni. Le prime dosi dovrebbero arrivare adesso, nei primi mesi del 2022. È basato su una tecnologia tradizionale, e dunque testata, che sfrutta la tecnica delle proteine ricombinanti, in uso da tempo contro malattie come la pertosse, epatite B e meningocco.

Le prime dosi del vaccino proteico prodotto dall’americana Novavax arrivano in Italia

All’Italia spetta il 13,46% dei 200 milioni di dosi che l’Europa ha prenotato, pari a circa  27 milioni di dosi Nuvaxovid in totale. Al momento, siamo in attesa di circa 3 milioni di dosi, 1,5 milioni tra gennaio e febbraio. Le prime dosi di Nuvaxovid saranno però riservate a chi non si è ancora vaccinato (circa 6 milioni di italiani). L’Aifa, infatti, lo ha autorizzato come vaccino per le somministrazioni delle prime dosi, non per i richiami. E dunque, che fare per i booster? L’Italia avrebbe potuto contare anche sul vaccino di ReiThera, che ha però avuto un difficile percorso di finanziamento. A inizio novembre ha anche ricevuto fondi dalla Fondazione Bill & Melinda Gates per 1,4 milioni di dollari, che consentiranno di proseguire lo studio contro le varianti. Non è però ancora pronto e dunque ad oggi non è somministrabile.

Per concludere, una riflessione che riguarda i casi di reazioni avverse. Chi assume un farmaco e ha una reazione avversa viene sconsigliato dall’usarlo di nuovo. Quale tipo di vaccino verrà somministrato per obbligo, o per greenpass, a chi ha segnalato reazione avversa con un particolare vaccino? Si valuterà in base alle scorte disponibili o con altri criteri? Chi ha avuto problemi con vaccini mRna, come potrà essere sottoposto alla stessa tipologia di vaccino, non essendone consentite altre per i booster? Queste persone, (specie se soggette a obbligo vaccinale), a quale rischio andranno incontro? Ad oggi non sono molte le esenzioni concesse e poche anche le valutazioni di correlazione tra reazioni avverse e vaccino. Che dire però del  principio di precauzione [leggi nota 3] che «può essere invocato quando un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza»? Se ne terrà conto?

Da Cipro arriva intanto la notizia di una nuova variante: Deltacron, un mix tra Delta e Omicron. Pfizer e Moderna, avevano già annunciato nelle scorse ore la necessità di una quarta dose a breve, senza però precisare se i vaccini (predisposti per un virus emerso due anni fa) saranno aggiornati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.