“Stalingrado” di Vasilij Grossman: l’ideologia si dissolve e resta la Storia di un mondo, il nostro

Vasilij Grossman, corrispondente di guerra in prima linea fino all’arrivo dell’Armata Rossa a Berlino e grande scrittore; sotto il titolo, 1943: un soldato sovietico festeggia la vittoria tra le macerie di Stalingrado. La battaglia fu la svolta nella II Guerra mondiale per sconfiggere Hitler e le armate naziste [credit GettyImages

“Stalingrado”, che in origine si intitolava “Per una giusta causa”, racconta come la città incredula assiste all’avanzata delle truppe tedesche e si prepara a un lungo e sanguinoso assedio. Grossman la concepì come la prima parte di “Vita e destino”, e aveva immaginato di completarla con una terza parte mai scritta. Nei due romanzi ritornano gli stessi personaggi, con i loro destini incrociati e spesso tragici. Russi e tedeschi, militari e civili, operai e contadini mettono a nudo la loro anima, amano e uccidono, trovano in sé risorse inaspettate e combattono da eroi, oppure, come è sempre stato e sempre sarà in guerra, cedono al dolore e alla paura. Nelle 880 pagine di “Stalingrado” e nelle 980 pagine di “Vita e Destino” c’è tutto quello che serve per capire un uomo e il suo mondo. E anche il nostro


La recensione di BATTISTA GARDONCINI

LO SCRITTORE SOVIETICO Vasilij Grossman terminò “Vita e destino” nel 1960, ma il suo monumentale romanzo sull’epopea di Stalingrado assediata dai nazisti fu pubblicato soltanto venti anni dopo in Occidente. In patria era stato considerato un testo sedizioso e il Kgb aveva sequestrato all’autore il manoscritto, gli appunti, e perfino i nastri della macchina da scrivere. «Forse potrà essere pubblicato tra duecento anni», disse un solerte censore a un Grossman disperato, ma le cose, per nostra fortuna, non andarono così. Dalle perquisizioni, grazie al fisico Sacharov, si erano salvate due copie incomplete dell’opera, che arrivarono in Svizzera, furono faticosamente ricostruite, e date alle stampe. Grossman, ammalato di cancro, morì nel 1964, e non seppe mai che il suo romanzo sarebbe diventato un’opera fondamentale per capire il secolo delle dittature nazista e stalinista, l’eroismo  e la miseria di un grande paese alle prese con una guerra costata oltre venti milioni di morti

La bandiera rossa con la falce e martello sventola su Berlino

Ho letto “Vita e destino” nel 1982, nella versione pubblicata da Jaca Book, che all’epoca era una casa editrice eretica, poco amata dalla sinistra tradizionale. Lo considero un capolavoro assoluto, degno di stare nello stesso scaffale con le opere di Dostoevskij, Tolstoj e Melville. Da qualche giorno nello stesso scaffale c’è anche “Stalingrado”, che Grossman aveva scritto prima di “Vita e destino”, nel 1952, ed era riuscito a pubblicare a puntate in Unione Sovietica subendo numerosi interventi della censura. Era un autore famoso, che aveva una straordinaria capacità di scrittura e un impeccabile stato di servizio come corrispondente di guerra, in prima linea fino all’arrivo della Armata Rossa a Berlino. Ma aveva anche una profonda avversione per la propaganda di regime e una lucida comprensione degli uomini e delle cose, che riversava in pagine di struggente bellezza, inaccettabili per i solerti funzionari del regime sovietico, e così preziose per noi, oggi.

“Stalingrado”, che in origine si intitolava “Per una giusta causa”, racconta come la città incredula assiste all’avanzata delle truppe tedesche e si prepara a un lungo e sanguinoso assedio. Grossman la concepì come la prima parte di “Vita e destino”, e aveva immaginato di completarla con una terza parte mai scritta. Nei due romanzi ritornano gli stessi personaggi, con i loro destini incrociati e spesso tragici. Russi e tedeschi, militari e civili, operai e contadini mettono a nudo la loro anima, amano e uccidono, trovano in sé risorse inaspettate e combattono da eroi, oppure, come è sempre stato e sempre sarà in guerra, cedono al dolore e alla paura

La copertina dell’edizione di Adelphi, con una postfazione curata da Robert Chandler

“Stalingrado” è un affresco grandioso, dove sono presenti anche i motivi autobiografici e i riferimenti politici di un uomo complesso, che incominciava a mettere in dubbio le verità della narrazione ufficiale. Va a suo merito l’averli inseriti nel romanzo lasciando parlare i suoi personaggi, senza stravolgerne l’impianto con le recriminazioni come hanno fatto altri dissidenti più noti ma infinitamente meno bravi di lui. Per chi vuole saperne di più c’è una bella postfazione curata da Robert Chandler nella edizione Adelphi, che qualche anno fa ha anche ripubblicato “Vita e destino” in una versione rivista e ampliata.  

Sulle carte di Grossman, uscite dagli archivi segreti del Kgb, gli studiosi sono ancora al lavoro. Ma nelle 880 pagine di “Stalingrado” e nelle 980 pagine di “Vita e Destino” c’è tutto quello che serve per capire un uomo e il suo mondo. E anche il nostro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, due nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.