Delfi, Apollo Agyieus e il delfino che portò sul dorso a Saturo il fondatore di Taranto

Apollo statua in bronzo Archaeological Museum of Piraeus (Athens); sotto il titolo, il teatro di Delfi

«Questa sublime despinì, questa ragazza, è una tua compaesana, sia pure di qualche millennio meno giovane di te, si chiama Etra e sta chiedendo alla Pizia un oracolo per il suo uomo, lo spartano Falanto», mi spiega il poeta inglese Robert Graves. Chi avrebbe mai potuto supporre una simile fortuna? Incontrare, nientemeno, che la moglie dell’Ecista, il fondatore della polis del nostro cronista. Quando la kore esce dal tempio di Apollo il ceruleo dei suoi occhi si vela come un cielo di settembre. Le avrà forse già svelato la leggenda oracolare della “pioggia a cielo sereno”, vaticinata proprio qui, dalla Pizia: una lacrima dell’azzurro dei suoi occhi sulla testa del suo uomo, sdraiato sulle sue ginocchia…


Il racconto di ARTURO GUASTELLA, nostro inviato nella Magna Grecia / Anticipazione

«IN QUESTO SANTUARIO, c’è anche uno stadio, ed è il più elevato di tutta la Grecia, ed è particolarmente importante, perché si racconta che lo stesso Apollo, come teoro, spettatore impegnato e contemplativo, spesso assiste i supplici che, convenuti al suo tempio, si cimentano anche in gare, in agoni, in questo suo “stadio”». Il santuario è quello, famoso di Delfi, dove la Pitonessa (la sacerdotessa di Apollo), dava i suoi responsi oracolari ai Greci. Sia su questioni che riguardavano il destino dei “Ghenos”, delle Casate, sia per quelli che volevano lasciare le loro “oikie”, le loro case, per fondarne di nuove. Stavolta “apoikie”, le colonie al di là del Mediterraneo o dell’Egeo e, perfino, del Mar Nero o dell’Atlantico. 

Lo stadio di Delfi, dove i supplici di Apollo si cimentavano anche in gare e agoni

Confesso che avere come spettatore ad una corsetta nello stadio forse il più algido e il più misterioso degli Dei del Pantheon greco mi era sembrata una cosa assai gratificante e, magari, poter barattare qualche scatto, con il permesso del figlio di Latona, per visitare la parte più segreta del tempio, l’adyton. Il luogo proibito, che racchiude l’Omphalos, l’ombelico del Mondo, l’alloro sacro, l’altare di Dioniso e la cosiddetta Bocca Profetica era interdetto a tutti. Senza eccezione per i cronisti. Quando, infatti, ho tentato di introdurmi nella Bocca Profetica sono stato bloccato da una mezza dozzina di nerboruti sacerdoti, gli Hostioi, i Puri, che mi hanno intimato di tornare sui miei passi. In questo diverbio, neppure l’ombra di Febo, ma solo il sorriso dell’Auriga, che, nel museo adiacente, mi mostra quelle briglie che avrebbero dovuto mettermi al collo, prima di tentare di accedere al Sancta Sanctorum del tempio. 

Statua femminile con peplo

«Guarda bene all’interno del Tempio — mi esortano ad una voce tre storici che, al solito, avevo incontrato per caso — e forse avrai anche tu la risposta ad una domanda che ti assilla». E sarebbe? «Insomma, guarda!», si spazientisce la triade. Aguzzo lo sguardo ed intravedo una bella ragazza che parlotta con una sacerdotessa. È abbigliata con “peplo ionico” color zafferano, con cintura e fibule per appuntarlo sulle spalle, e poi un mantello bianco, un “himation” senza bordi frangiati, però, tipico dell’abbigliamento femminile dell’VIII-VII secolo a.C.. «Questa sublime despinì, questa ragazza è una tua compaesana, sia pure di qualche millennio meno giovane di te, e si chiama Etra e sta chiedendo alla Pizia, al Dio, un oracolo per il suo uomo, lo spartano Falanto», mi spiega il poeta inglese Robert Graves. Azz! 

Chi avrebbe mai potuto supporre una simile fortuna? Incontrare, nientemeno, che la moglie dell’Ecista, del fondatore di Taranto. Tuttavia, quando finalmente la kore esce dal tempio, sembra piuttosto infastidita, tanto che il ceruleo dei suoi occhi si vela come un cielo di settembre. Ma non per l’audace approccio del vostro sfacciato cronista, quanto perché le chiedo subito del suo grande marito e di quella leggenda oracolare della “pioggia a cielo sereno”, vaticinato proprio qui, dalla Pitonessa, e che era invece, una lacrima dell’azzurro dei suoi occhi. E, vi lascerò lacrimare a vostra volta, fino alla pubblicazione dell’intero “reportage” nel prossimo magazine di Italia Libera… © RIPRODUZIONE RISERVATA


Il racconto integrale di Arturo Guastella sarà pubblicato sul n. 13 del nostro magazine il prossimo primo novembre

About Author

Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.