Nuovi impianti di risalita e piste da sci avrebbero danneggiato dieci ettari di habitat dell’orso marsicano e fatto scomparire la Vipera ursinii, a rischio di estinzione in Europa; sotto il titolo una delle piste del comprensorio sciistico di Ovindoli sul Monte Magnola

Il Tribunale amministrativo regionale mette la pietra tombale su impianti di risalita e piste da sci nel Parco del Sirente-Velino. Salvati dallo sbancamento oltre 10 ettari di rarissimi habitat di prateria di alta quota, che avrebbe danneggiato l’habitat dell’orso bruno marsicano e fatto scomparire la Vipera ursinii, una delle specie di serpente più minacciate d’Europa. Per l’assessore alle Aree interne Quintino Liris «la sentenza dei giudici amministrativi è ideologica e condanna il territorio a restare nelle retrovie dello sviluppo turistico». In Abruzzo, almeno fino a oggi, purtroppo è così: la natura e i parchi li difende la magistratura, grazie ai ricorsi degli ambientalisti


L’analisi di LILLI MANDARA, da L’Aquila

NON SI PERDE d’animo, non si rassegna e anzi adesso ci riprova: per la maggioranza di governo della Regione Abruzzo i vincoli sono un ostacolo da aggirare, soprattutto quelli ambientali, orpelli da ignorare e calpestare e così, bocciato un progetto se ne fa un altro. È pronta l’offensiva del centrodestra regionale dopo che il Tar ha messo una pietra tombale sugli impianti da sci a Ovindoli nel Parco del Sirente-Velino, dopo la sospensiva di luglio scorso. È una sentenza netta, definitiva, che annulla le autorizzazioni del Comune e della Regione Abruzzo con motivazioni pesanti e impedisce la realizzazione di piste da sci e impianti di risalita che avrebbero comportato lo sbancamento di oltre 10 ettari di rarissimi habitat di prateria di alta quota in una zona di Protezione speciale della Rete Natura 2000 tutelata dall’Unione europea, istituita tra l’altro proprio su iniziativa della Regione e del governo italiano. E che avrebbe danneggiato l’habitat dell’orso bruno marsicano e fatto scomparire la Vipera ursinii, una delle specie di serpente più minacciate d’Europa e che corre i maggiori rischi di estinzione: nonostante l’Abruzzo nel 2016 ne avesse vietato ogni forma di cattura, asportazione dall’habitat naturale, maltrattamento o detenzione, i lavori di sbancamento avrebbero determinato l’uccisione di vari esemplari.

Comprensorio sciistico di Ovindoli con piste ed impianti già molto estesi sul Monte Velino

È stato il sindaco di Ovindoli, Simone Angelosante, ora consigliere regionale, il primo ad annunciare che «una soluzione c’è» ed è già allo studio del presidente Marco Marsilio: «Rispetteremo il dettato del Tar ma prenderemo in considerazione la possibilità di ampliare il bacino sciistico tutelando l’ambiente e i suoi abitanti, lo faremo con responsabilità e declinando sviluppo e ambiente». Non sarà un’impresa facile, visto che il Tar ha censurato l’operato degli enti pubblici sia nel mancato coinvolgimento nella procedura dei carabinieri forestali che gestiscono la riserva del Monte Velino, sia nella valutazione di impatto ambientale fatta da un geometra che non aveva i requisiti richiesti, poi nell’omissione di una nuova valutazione paesaggistica da parte della Sovrintendenza dopo la modifica del progetto, e infine nella violazione della legge istitutiva del parco. Ha scritto il Tar che si tratta chiaramente di «modifche rilevanti e irreversibili dello stato geomorfologico del paesaggio, tali da integrare l’ipotesi di danneggiamento delle formazioni minerali».

E a stretto giro anche l’assessore alle Aree interne Quintino Liris ci ha messo il carico da undici: «La sentenza dei giudici amministrativi è ideologica e condanna il territorio a restare nelle retrovie dello sviluppo turistico». Liris annuncia che l’Avvocatura è già al lavoro per preparare il ricorso: «Auspico — ha aggiunto — che sia la volta buona affinché le istituzioni a tutti i livelli aprano una profonda riflessione, sollecitata da anni da operatori e associazioni, sui vincoli ambientali che insistono in gran parte delle aree maggiormente vocate al turismo della provincia dell’Aquila e che ne impediscono uno sviluppo sereno». Cita l’esempio delle Dolomiti, dichiarate patrimonio dell’Unesco, dove c’è uno dei comprensori sciistici più importanti d’Italia e dove «si è saputo brillantemente coniugare tutela e conservazione da un lato e sviluppo dall’altro». 

Ciccio, la bellissima volpe “mascotte” del Parco Sirente-Velino in Abruzzo

Non ci stanno le associazioni ambientaliste che denunciano l’«approccio velleitario» dell’assessore. «Liris propone un modello turistico completamente insostenibile per l’uso di suolo, acqua ed energia», commentano: «Purtroppo in questi anni la politica regionale di ogni colore ha inseguito vecchi modelli che prevedono la spesa di decine di milioni di euro pubblici in un’unica direzione, quella dello sci da discesa. Perché non spendere prioritariamente le risorse pubbliche per risolvere atavici problemi ambientali che deturpano proprio i centri turistici dell’altopiano delle Rocche, dai depuratori che non funzionano alle discariche abbandonate?». «Una vittoria a tutto campo che evidenzia la fondatezza della battaglia per la tutela degli ambienti d’alta quota e dei paesaggi del parco SirenteVelino», commenta Augusto De Sanctis della Stazione ornitologica abruzzese, uno dei primi a credere nella fondatezza dei ricorsi. Sulla stessa lunghezza d’onda il vice presidente del Wwf Dante Caserta: «Incomprensibile che si debba sempre far ricorso alla magistratura. Continuare a insistere su interventi che mettono a rischio habitat prioritari e le specie che li abitano è un errore gravissimo che non trova alcuna giustificazione».

Eppure in Abruzzo, almeno fino a oggi, è così: la natura e i parchi li difende la magistratura, grazie ai ricorsi degli ambientalisti. Finché non si svilupperà una coscienza responsabile nella classe politica, di qualunque colore sia, continuerà a essere così. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.

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