«Il nucleare è insostenibile, costoso e pericoloso»: gli antinucleari lucani si mobilitano

Per essere riconosciuti come attività sostenibile nella tassonomia europea, i progetti nucleari dovranno contenere dei piani dettagliati per rendere pienamente operativi “entro il 2050” dei depositi geologici profondi per le scorie ad alto livello di radioattività. Ciò vale anche per l’Italia, ma le forze politiche che rilanciano l’atomo non sembrano esserne consapevoli. Di depositi geologici profondi per le scorie altamente radioattive (dureranno centinaia di migliaia di anni) attualmente non ne sono mai stati usati ancora in nessuna parte del mondo, ricorda il direttore di Greenpeace Italia Pippo Onufrio. A Scanzano Jonico si provò ad imporne uno nel 2003, suscitando la rivolta popolare pacifica della Basilicata


Per costruire nuove centrali nucleari in Europa bisogna trovare entro il 2050 depositi geologici profondi per le scorie ad alto livello di radioattività prodotte sinora dagli impianti atomici nel continente

Roma, 11 gennaio (Red)Il nucleare non è sostenibile e non conviene economicamente. Per risolvere i problemi energetici del nostro Paese abbiamo solo una strada quella di una transizione ecologica veloce. Tifare per la costruzione di nuove centrali nucleari è un pericolo che il popolo Lucano riconosce e deve continuare a respingere, dichiara Pasquale Stigliani, portavoce dell’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie. Nelle prossime settimane e mesi, in Europa si deciderà se il nucleare e il gas naturale possono essere considerati come attività sostenibili nella tassonomia comunitaria. Per essere riconosciuto come tale i progetti nucleari dovranno contenere dei piani dettagliati per rendere pienamente operativi “entro il 2050” dei depositi geologici profondi per le scorie ad alto livello di radioattività. Ed è proprio ciò che si vuole realizzare senza successo a Scanzano Jonico dagli anni Settanta, perché continuamente ostacolate dal protagonismo popolare del territorio animato dalle numerose proteste civili, in particolare dalle Quindici giornate del novembre del 2003 sorta in seguito alla decisione del Governo Berlusconi e non ancora dispersa.

In alto, Deposito di scorie nucleari francesi Centre de l’Aube, a circa 250 km da Parigi; in basso, deposito di El Cabril (Andalusia), in Spagna

In altre parole, senza un deposito geologico gli Stati membri non potranno costruire nuove centrali nucleari. Ciò vale anche per l’Italia, sottolinea il portavoce degli antinucleari lucani. Le forze politiche che lo propongono ne sono consapevoli? Da notare che i depositi geologici profondi per le scorie altamente radioattive (e che restano tali per centinaia di migliaia di anni) attualmente non esistono e non sono mai stati usati ancora in nessun luogo al mondo. Scanzano sarebbe stato il primo esperimento che avrebbe dovuto trovare una soluzione ad un problema ancora oggi irrisolto dappertutto, compromettendo pienamente le economie locali agricole e turistiche. Al momento, fra i Paesi che hanno sempre prodotto energia nucleare la Finlandia deciderà il da farsi nel 2024, mentre Svezia e Francia prevedono di averne uno operativo entro la fine del decennio.

Tra le altre esperienze, come segnalato dal Direttore di Greenpeace Italia Pippo Onufrio, negli Stati Uniti l’amministrazione Obama dichiarò fallito il progetto di deposito geologico di Yucca Mountain nel 2012. La Corte d’appello del Distretto della Columbia, entro la cui giurisdizione ricade il Congresso, chiese alla Nuclear Regulatory Commission (Nrc) che cosa fare delle scorie nucleari più pericolose in attesa dell’indentificazione di un nuovo sito. La Nrc solo nel 2014 risposte alla Corte dicendo che, con opportune modifiche tecnologiche degli speciali contenitori in cui conservare le barre di combustibile irraggiato, si potevano stoccare “indefinitamente” le scorie presso le centrali che li avevano generati, anche dopo la loro disattivazione. Dopo 70 anni di sviluppo, l’industria nucleare del Paese che ha inventato la tecnologia del cosiddetto “atomo di pace” e che ha in assoluto la più grande quantità di scorie nucleari, non ha ancora una “soluzione”. Inoltre anche il deposito geologico profondo — che viene indicato dalle linee guida Iaea (International Atomic Energy Agency) per questo genere di rifiuti — è comunque ben lungi dall’essere una “soluzione”. Le scorie nucleari infatti non sono inerti, ma emettendo radiazione vanno trasmutando e, dunque, vanno modificandosi anche chimicamente oltre a rilasciare calore. Nessun materiale costruito dall’uomo può contenerle a lungo termine. Questo significa che anche laddove si trovasse un sito giudicato idoneo, questo andrà monitorato per i prossimi secoli.

Scanzano Jonico (Matera), il comizio conclusivo della manifestazione contro il nucleare, dopo la rivolta pacifica delle Quindici giornate di Scanzano dal 13 al 27 novembre 2003 [credit Tony Vece]

Per Pasquale Stigliani, oltre agli aspetti ambientali i tifosi del nucleare dovrebbero tener ben presente anche quelli economici e geopolitici indicati da Lucio Caracciolo di “Limes”, in particolare rispetto alle vicende che si manifestano dal Kazakistan nel quale viene prodotto il 43% dei volumi globali di uranio che secondo il Financial Times sta subendo un notevole incremento dei prezzi.

Come si vede, la decisione sulla Tassonomia è inserita in un processo decisionale parallelo a quello per l’individuazione delle aree idonee alla discarica nazionale dei rifiuti radioattivi. Per le scorie nucleari altamente radioattive la “soluzione temporanea” di allocazione è di circa 50 anni, assieme a quelle meno radioattive in attesa della decisione definitiva, quando e se ci sarà. Dal 2003, dalle Quindici giornate di Scanzano resta, insomma, un pericolo ancora in agguato. Per questo, conclude Stigliani, è opportuno che i rappresentanti istituzionali regionali e nazionali si adoperino contro qualsiasi ipotesi di inserimento del nucleare nella Tassonomia europea, restando vigili affinché nei prossimi mesi il territorio lucano venga escluso dalle aree idonee ad ospitare la discarica che il Governo ad un certo punto dovrà indicare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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