Sull’erto Colle resta Mattarella: la presidenza della Repubblica è salva, leader politici a pezzi

Oggi, giorno in cui abbiamo tirato un sospiro di sollievo di dimensioni cosmiche, si è affacciata all’orizzonte una nuova, terribile, frase: «Chiediamo a Draghi una messa a punto del governo». Lo dicono Salvini e Giorgetti (che oggi ha fatto capire che vuole andarsene), bombardando la quiete dopo la tempesta. Eccola lì la frase infida della coppia: «Bisogna evitare di cadere in un lungo anno di campagna elettorale». È quello che tutti pensano e sta già succedendo


Il colpo di tacco a spillo di DANIELA TAGLIAFICO

Il Presidente Sergio Mattarella rieletto per un secondo mandato al Quirinale con 759 voti su un totale di 983 presenti 

È FATTA. FINALMENTE. Sono felice — lo dico come cittadina — per la riconferma del Presidente Mattarella. Ma ho un amaro in bocca che mi altera il sapore di soddisfazione. E sapete perché? Ero convinta che non avrei più sentito la litania di luoghi comuni che hanno afflitto il paese in queste settimane. Ne elenco alcuni:

“Un nome di alto profilo”

“Ci vuole un accordo alto su un nome condiviso”

“Occorre individuare una figura autorevole”.

E quando era evidente lo sfracello dentro i partiti, ecco che qualcuno tirava fuori il mantra: “Siamo una coalizione dove convivono tante responsabilità”. Bene.

La rielezione di Mattarella ha salvato l’onore dell’Italia, la stabilità del governo Draghi, ci ha preservato dal cadere, per ora, nel buco nero della minaccia dell’inflazione, del caro bollette, della crisi energetica, e dei rischi nella gestione del Pnrr.

Oggi, giorno in cui abbiamo tirato un sospiro di sollievo di dimensioni cosmiche, si è affacciata all’orizzonte una nuova, terribile, frase: «Chiediamo a Draghi una messa a punto del governo». Lo dicono Salvini e Giorgetti (che oggi ha fatto capire che vuole andarsene), terremotando così, direi anzi bombardando, la quiete dopo la tempesta.

Giorgetti e Salvini: «Chiediamo a Draghi una messa a punto del governo»

Eccola lì la frase infida della coppia: «Bisogna evitare di cadere in un lungo anno di campagna elettorale». Che, peraltro, è quello che tutti pensano. Dunque, morale della favola: ricominciamo.

La politica che si è intestata Mattarella esce con le ossa rotte. E in questo schianto rischia di portarsi dietro quanto di nobile, intoccabile, imprescindibile, avevamo ancora: un Presidente del Consiglio che ci aveva tirato fuori dal gorgo.

Politica che (non entro nel merito della capacità di tenuta di Letta o dello sfascismo di Salvini) non ha fatto una bella figura impallinando prima il Presidente del Senato (a prescindere — come diceva Totò — dalla sua caratura (?) super partes), poi l’eccellente Direttrice del Dis, Elisabetta Belloni, poi magistrati, costituzionalisti, eccetera. Insomma, toccando, inquinando con le sue strumentalità tattiche, le figure più istituzionali del paese.

Ha ragione Ilvo Diamanti: eravamo in uno stato di emergenza. Adesso la stato di emergenza è diventato “stato”, cioè permanente. Si è rafforzata la fiducia degli italiani nelle istituzioni, ma non nella politica che, in un cupio dissolvi, nel suo complesso, ha dimostrato in questi giorni il suo fallimento.

Il Presidente Mattarella — ha osservato qualcuno — è il commissario liquidatore di questa politica. Lo so, è facile dire queste cose adesso. Anche un tantinello populistiche. 

Lasciatemi ricordare i sostantivi usati dal Presidente Napolitano nel suo j’accuse davanti all’aula di Montecitorio, quando venne rieletto: «contrapposizioni, lentezze, esitazioni, sordità della politica, calcoli di convenienza, tatticismi, stumentalismi, sterilità del confronto».

La politica che si è intestata Mattarella esce con le ossa rotte, ma il punto di equilibrio della Repubblica c’è ancora

Lasciatemi ricordare (citazione di Sabino Cassese in un suo saggio) quanto disse Meuccio Ruini, presidente della commissione che scrisse la Costituzione italiana: «Il Presidente della Repubblica non è un evanescente personaggio, è invece un grande consigliere, un capo spirituale, più anche temporale, della Repubblica».

Il capo spirituale e temporale da oggi ce l’abbiamo ancora. Per fortuna! Il problema è, scendendo giù per li rami, cominciare a costruirne qualcuno per il futuro…

P.S. Evito accuratamente la polemica sulla Presidente donna. Devo smaltire l’indignazione per la strumentalizzazione a cui abbiamo assistito. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno. Si è occupata di politica estera e interna nella redazione del Tg1, introducendo per la prima volta il “colore” nei servizi politici, in una stagione televisiva ancora molto paludata e tradizionalista. Del Tg1 è stata per molti anni vicedirettrice. Si è dimessa nel 2004 per protesta contro la mancanza di pluralismo e l’invadenza del governo sulla linea editoriale. Nel maggio 2006, con l’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, ha assunto l’incarico di direttrice di Rai Quirinale. Un’esperienza privilegiata che le ha permesso di maturare attenzione e sensibilità istituzionale. Il Presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza prima di “Cavaliere” poi di “Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana”. Il suo primo romanzo "Le coniugazioni del Potere", Mazzanti Editore.