Le trovate per tenere in piedi il progetto del ponte a campata unica sullo Stretto di Messina oramai non si contano più. L’ultima del Governo Meloni arriva a giustificare, senza successo, la costruzione del Ponte con la necessità di evacuazione della Sicilia in caso di “attacco da Sud”, per puntare ai finanziamenti Europei per la Difesa bocciata da Bruxelles. Una figuraccia che si aggiunge alle bocciature, reiterate, della Corte dei Conti sulla sostenibilità economica del progetto e sul rispetto delle norme sulla concorrenza. Secondo l’esperto internazionale di costruzioni in aree sismiche, Alessandro Martelli, in realtà non c’è vera volontà di costruirlo: sul piano scientificomancano persino le minime norme di sicurezza per un’opera tanto ambiziosa
Infografica fornita dalla società WeBuild
◆ L’intervista di LAURA DE DONATO con ALESSANDRO MARTELLI, docente emerito di Costruzioni in zona sismica
►Una storia infinita, quella del Ponte sullo stretto di Messina, che rischia di rimanere tale. Almenoquesta é l’opinione del professore emerito in Costruzioni in zona sismica dell’università di Ferrara, già direttore del Centro ricerche Enea di Bologna, Alessandro Martelli che, fra le altre attività significative, ha partecipato alla ricostruzione, con tecnologie anti sismiche, del centro storico di Gemona, distrutto dal terremoto del Friuli 50 anni fa, e della tristemente nota scuola elementare “Francesco Jovine” di San Giuliano di Puglia, in Molise, crollata durante un terremoto il 31 ottobre 2002, causando la morte di 27 bambini e della loro maestra.
«Il ponte sullo Stretto si può fare – spiega a Italia Libera Alessandro Martelli – e ci sono tutte le conoscenze tecnologiche necessarie per costruirlo in sicurezza, ma il progetto definitivo della Società Stretto di Messina non offre garanzie di sicurezza e di trasparenza. La progettazione dovrebbe essere accompagnata dalla completa messa a disposizione degli elaborati via via prodotti, da indagini geofisiche adeguate e dalla messa in atto di forme significative di partecipazione attiva dei cittadini, come è prassi consolidata in tutti i Paesi sviluppati».
Infografica fornita dalla società WeBuild
Insomma: secondo Martelli, e con lui molti altri autorevoli esperti, oltre ai molti ostacoli politici e socialiancora in sospeso, a bloccare la strada al sogno vecchio cinquant’anni di costruire in Italia il ponte a campata unica più lungo del mondo c’è una questione squisitamente scientifica sulle scelte progettuali che, fra le tante discussioni, è rimasta quasi ai margini, relegata, per lo più, a canali tecnici specialistici cui la gran parte della popolazione non accede, ma che sembra, invece, avere una rilevanza di primo piano:
Quali sono i criteri tecnici precauzionali adottati in progetto per costruire un ponte a campata unica, lungo oltre tre chilometri e mezzo, in una zona sismica estremamente complessa, esposta a venti fortissimi e maremoti, su cui, a differenza degli altri ponti simili costruiti in altre parti del mondo, transiteranno anche treni veloci?
Uno dei punti chiave a cui si riferisce l’ingegner Martelli, in materia di sicurezza sismica, è la scelta del cosiddetto “Terremoto di progetto”, cioè la magnitudo massima del terremoto che, secondo il progetto, il ponte potrebbe sostenere senza subire danni. Attualmente il terremoto di progetto adottato dalla società è di magnitudo 7.1 della scala Richter, come quello che colpì la Calabria meridionale nel 1783, causando 30.000 vittime, e quello di Messina e Reggio Calabria del 1908, che uccise 80.000 persone nel Messinese e 15.000 a Reggio Calabria.
Sotto il titolo, qui e a seguire nella pagina i rendering a profusione sfornati di continuo per illustrare il progetto che va avanti a ondate ricorrenti da cinquant’anni
«La misura di 7,1 è teorica – spiega Martelli – perchè in entrambi i casi, all’epoca dei terremoti presi a riferimento non esistevano tecnologie di precisione per misurare gli spostamenti nel terreno provocati dal sisma, e quell’unità di grandezza è calcolata dunque per paragone con strutture e terremoti analoghi più recenti, cosa che comporta un’ ampia incertezza».
Per affrontare in modo scientifico e obiettivo questi e altri dubbi la senatrice a vita, Elena Cattaneo, ha organizzato, lo scorso 18 novembre, un convegno presso il Senato della Repubblica, offrendo tanto al comitato scientifico incaricato, quanto agli esperti che esprimono dubbi profondi sulla sicurezza di questo progetto definitivo l’occasione di confrontarsi pubblicamente sui nodi tecnici. Relatori , tra gli altri, l’Amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci (dirigente di lunghissimo corso dell’Anas e di numerose altre società tra cui l’Iri, la Banca Popolare di Roma, Alitalia, Rai, Stet, Finmeccanica, Comit, Credit, Sme, Autostrade, Aeroporti di Roma), il geologo già presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Ingv, Carlo Doglioni, Gianluca Valensise, sismologo e dirigente di ricerca dell’Ingv, oltre ad altri esperti e accademici.
La differenza di vedute fra i due sismologi Valensise e Doglioni è stata da subito evidente nella valutazione degli studi sull’attività sismica e sui maremoti che potranno interessare l’area delle Stretto al punto che una faglia, nota come faglia di Cannitello, composta da vari piani sub paralleli che possono attivarsi, considerata da Carlo Doglioni come potenziale pericolo sismico, nel caso in cui arrivasse in superficie, nella relazione del sismologo Valensise non è stata considerata neppure come faglia.
— Quali sono i criteri che si potrebbero adottare per conferire maggiore affidabilità al progetto sul Ponte?
«Insieme a Sergio D’Offizi già Direttore Ambiente di Enel e Sogin, abbiamo proposto di adottare un terremoto di progetto di magnitudo 7,8, ovvero 0,7 in più rispetto al 7,1 attualmente previsto. Il suggerimento è il risultato di un calcolo prudenziale definito dalla cosiddetta legge Panza-Rugarli, in base alla quale ritengo, assieme ad esperti sismologi, che debba essere definita la magnitudo dei terremoti di progetto del ponte sullo Stretto di Messina: M = 7,1 (magnitudo momento teorica dei terremoti del 1783 e del 1908) + 0,7 = 7,8. La legge di PanzaRugarli costituisce un’interpretazione moderna dell’empirismo di Hutton (1795), mediata attraverso la necessità di gestire l’incertezza in modo quantitativo grazie alle tecnologie che nel ‘700 non esistevano – spiega Martelli adottando la definizione dello stesso Panza – si tratta di un “ponte” tra la filosofia dell’uniformità dei processi naturali e i moderni strumenti matematici al fine di quantificare e gestire l’incertezza di tali processi nel tempo».
— Quali sono le altre variabili principali di cui si deve tenere conto per valutare la stabilità del ponte?
«Oltre alla magnitudo, che è una misura di energia, bisogna tenere conto dell’accelerazione massima del terreno. In recenti terremoti meno potenti di 7.1, quelli considerati per il calcolo del terremoto di progetto, l’accelerazione è stata di 1, molto maggiore dello 0,506 considerato nel progetto, dove la magnitudo era molto più bassa. Poi c’è il vento, che può raggiungere i 300 km/h, ragione per cui nei ponti a campata unica in Giappone, ad Awaji, e sullo stretto dei Dardanelli, in Turchia non è previsto il passaggio dei treni. I maremoti, sono un’altra variabile da prevedere con la massima precisione. Sebbene in Italia non si siano mai verificati terremoti di magnitudo elevata come quelli ad esempio del Giappone, o della Turchia, in diversi casi si sono associati ai terremoti fortissimi maremoti causati da frane sottomarine. E’ il caso di quello in Val di Noto, Sicilia, del 1693, con magnitudo momento Mw = 7,3-7,5, con 54.000-60.000 vittime, e di entrambi i terremoti già citati a Messina e in Calabria. La possibilità che si verifichino nuovamente disastrosi maremoti nell’area dello Stretto di Messina è uno dei motivi per i quali il ponte che lo attraverserà sarà a campata unica sospesa. Tuttavia nel progetto non sono state previste a mio avviso protezioni adeguate né per il vento né per proteggere la strada e la ferrovia dall’acqua”. Poi ci sono i cavi che sostengono l’impalcato, che, secondo il professor Risitano, ex preside di Ingegneria a Catania, avranno gravi problemi di usura per fatica: in Giappone le prove sperimentali sono tutt’ora in corso, e dureranno anni».
— In definitivasi direbbe che a impedire di prevedere la costruzione di dissipatori viscosi e altre strutture abbastanza forti da prevenire anche le ipotesi peggiori a protezione del Ponte sia la volontà di mantenere i costi più bassi. È così?
«Allo stato attuale non si capisce perchè non si vogliano correggere degli errori. La mia impressione, che non mi stanco di esprimere finché ne avrò forza, è che manchi la sensibilità sui rischi sismici del nostro Paese. Continuiamo a costruire scuole, ospedali, le strutture più importanti per la sicurezza della popolazione e dei nostri figli, che sono a rischio perchè manca la sensibilità. Questo ponte, con un progetto più realistico, e l’adeguamento della infrastrutture viarie si potrebbe fare. La chiusura del comitato tecnico e della Società Stretto di Messina verso il resto della comunità scientifica, che cerca di proporre soluzioni per rendere possibile la costruzione del ponte, ma in sicurezza, fa pensare che in realtà non lo si voglia davvero costruire».
Ha scritto di scienza, ambiente e politica per Ansa, Repubblica, Il Sole 24 Ore e vari periodici; per 25 anni in Rai, al tg “Leonardo”. Ambientalista militante ha partecipato alla fondazione della Federazione dei Verdi. Con i suoi 4 figli e suo marito ha viaggiato in 97 Paesi