Ne aveva conosciuti e praticati di presidenti dei massimi enti energetici italiani. Fin dai tempi di Corbellini (“chi era costui”?), che si era beccato un secco due a zero, impartito insieme al suo amico e socio, Gianni Mattioli, nella conferenza regionale del Piemonte sull’energia del lontanissimo 1979. Corbellini si era presentato con una previsione di 364 TWh di consumi elettrici al 1990, ma a patto di “una severa politica di risparmio energetico”. Un tetto che non era mai stato raggiunto neanche trent’anni dopo (in tempi pre-covid). Da lì era partita la lunga battaglia contro le cifre gonfiate dell’Enel, a giustificare i faraonici piani di nuove costruzioni, incluse le almeno venti centrali nucleari di Donat Cattin. Una battaglia che aveva mietuto successi anche sul piano giudiziario


Un racconto di MASSIMO SCALIA

Francesco Storace, amministratore delegato dell’Enel

ACCIDENTI! “CINGO” SI era appena messo a promettere, finalmente, stanziamenti per elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde tramite Fonti di energie rinnovabili, che Starace si faceva cazziare dal premier per la tentata vendita di tre centrali alla Russia. E, quasi peggio, l’Ad dell’Enel aveva gettato il cuore oltre l’ostacolo proclamando che alla crisi del gas avrebbe fatto fronte lui col carbone, accaparrato a scanso di altri rincari per l’embargo sul carbone di Putin. E l’azione lobbistica promossa da Enel a Bruxelles a difesa del suo monopolio sull’idroelettrico. Ma come, Starace, l’uomo che si era meritato di essere il buon dottor Jeckyll a fronte di quel disgustoso Mr. Hyde di Descalzi! [leggi qui]

Ne aveva conosciuti e praticati di presidenti dei massimi enti energetici italiani! Fin dai tempi di Corbellini (“chi era costui”?), che si era beccato un secco due a zero, impartito insieme al suo amico e socio, Gianni Mattioli, nella conferenza regionale del Piemonte sull’energia del lontanissimo 1979. Corbellini si era presentato con una previsione di 364 TWh di consumi elettrici al 1990, ma a patto di “una severa politica di risparmio energetico”. Un tetto che non era mai stato raggiunto neanche trent’anni dopo (in tempi pre-covid). Da lì era partita la lunga battaglia contro le cifre gonfiate dell’Enel, a giustificare i faraonici piani di nuove costruzioni, incluse le almeno venti centrali nucleari di Donat Cattin. Una battaglia che aveva mietuto successi anche sul piano giudiziario. 

E poi Franco Viezzoli che, molto all’americana, aveva voluto incontrare i suoi avversari. Ottime le aragoste, lì all’attico del palazzo Enel a via G.B. Martini, ma ormai il dado era tratto e neanche la Conferenza nazionale sull’energia, a fine febbraio 1987, sarebbe riuscita a evitare i referendum con il Sì contro il nucleare.

E poi Gabriele Cagliari — una fine veramente indegna, cui era stato spinto un brav’uomo —, al quale si era divertito a chiedere se l’Eni, date le sue dimensioni, non se la sentisse di comprare un qualche staterello, visto quanto si vociferava riguardo al costo dell’inglobamento della Ddr nella nuova Repubblica federale tedesca, dopo l’abbattimento del muro di Berlino.

Claudio Descalzi amministratore delegato dell’Eni

L’incolore figlioccio di Reviglio gli aveva portato in Commissione d’inchiesta tutto il top management delle varie società dell’Eni, a dimostrare che l’Ente non era più quel massacratore di salute e paesaggi. Uno dei primi greenwashing tentato a livello istituzionale. Ora, un’incolore presidenza del Comitato nazionale Unesco. Scaroni non lo aveva mai incontrato, se non in giudizio i suoi avvocati, quando come consulente di parte civile aveva contribuito alla sua condanna: disastro doloso per la pluriennale rovinosa gestione della megacentrale di Porto Tolle. Ovviamente, solo in prima istanza.

Di Descalzi era convinto che si fosse fatto fare un busto — in marmo o in bronzo? — che esibiva, ma con accondiscendente parsimonia, solo alla sua corte. Però, forse preoccupato perché la Merkel, in odore di unico statista della Ue in grado di tentare una mediazione per il cessate il fuoco in Ucraina, non lo avrebbe voluto come commensale, aveva cominciato a correggere la rotta. Assai moderatamente, ça va sans dire. E si era allineato alla richiesta del Governo di non partecipare alla videoconferenza con Vladimir Putin, all’opposto di Starace. Quanto all’allinearsi alle raccomandazioni di Next Generation Eu, a quel 40% di obiettivi energia/clima da realizzare entro il 2025, ma che siamo matti! Ci pensasse Starace! Già ma se anche Starace indossa i panni del disgustoso Mr. Hyde? Almeno Viezzoli, cordiale, offriva pranzi all’aragosta© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia

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