Ascoltare, prima di tutto. Ascoltare il dolore. Perdere i genitori da bambini è drammatico, ma perderli come vittime di un delitto in famiglia sembra impossibile da sopportare. A Torino da novembre è operativo un progetto per aiutare i ragazzi rimasti orfani dopo una tragedia familiare come questa. Si chiama centro Sos (Sostegno Orfani Speciali); ma opera anche in altre regioni (Liguria e Val d’Aosta) e vi sono altre iniziative del genere nel resto dell’Italia. “Orfani speciali”, perché in quell’aggettivo – speciali – c’è il senso del dolore e della solitudine delle vittime invisibili di queste tragedie familiari. Il soccorso è un sostegno psicologico, educativo, solidale. È la risposta dell’umanità alla follia, della speranza alla disperazione. Le storie delle vittime


L’articolo di STEFANELLA CAMPANA

IL CENTRO S.O.S., Sostegno Orfani Speciali, è attivo a Torino dal 16 novembre dell’anno scorso. Spazi curati e colori allegri, una piccola libreria, tante giovani ed esperte con formazione multidisciplinare pronte ad ascoltare, aiutare chi ha vissuto un trauma terribile. Hanno perso la madre, uccisa quasi sempre per mano del padre che spesso si suicida o finisce in carcere. Sono vittime di un fenomeno in crescita in Italia: 120 femminicidi nel 2022, sono stati 104 nel 2021, già venti solo da gennaio all’inizio di marzo di quest’anno. Il numero maggiore in Lombardia. “Orfani speciali” perché sono speciali  i loro bisogni, problemi, condizioni psico-sociali. Sono oltre duemila i figli che hanno vissuto questo dramma, ultimo atto di un clima di violenza assistita o patita anche direttamente. Un abisso fatto di sofferenze e solitudini personali e familiari.

Il Cento S.O.S. Sostegno Orfani Speciali di Torino, il primo aperto in Italia il 16 novembre 2022

Il centro S.O.S. è guidato da Anna Zucca, presidente di E.M.M.A. onlus, con una lunga esperienza di Sportelli Antiviolenza a cui si sono rivolte quasi mille donne nel 2022 e case rifugio per donne sole o con figli vittime di violenze domestiche. Con questo progetto interviene nel periodo post traumatico del femminicidio per aiutare le orfane, gli orfani — da zero a 21 anni — a raggiungere una progressiva autonomia e una vita serena attraverso il sostegno psicologico, educativo, lo studio e il lavoro, in aiuto pure delle famiglie affidatarie. Importante anche l’impegno nella prevenzione alla violenza contro le donne per un cambiamento culturale con incontri formativi sugli stereotipi, discriminazioni, uso del linguaggio non sessista e violento, violenza di genere. S.O.S, agisce in Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, ed è uno dei quattro progetti diffusi a livello nazionale che l’associazione no profit Con i bambini (impresa sociale attuatore del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile) ha messo per la prima volta a disposizione 10 milioni per realizzare progetti a favore degli orfani di femminicidi.

Essere “orfani speciali” significa aver vissuto un dramma che non si dimentica, un trauma complesso come rivelano alcune testimonianze. Domenico Romeo, figlio di Tiziana Marra uccisa nel 2003 a Siderno racconta: «Le violenze ci sono sempre state ma da bambino uno non si rende conto, pensa che siano una cosa normale … i piatti che volano, i lividi, le urla». Violenze del padre su di lui, sul fratello, sulla madre che non denuncia «per non rovinargli la reputazione», ma trova il coraggio di divorziare, una scelta mai accettata dall’uomo che un giorno le spara davanti ai figli. Domenico e il fratello scappano e si salvano «ma se la furia di mio padre non si è presa la mia vita, si è però preso tutto il resto». Giuseppe Del Monte aveva 18 anni quando sua madre Olga è stata uccisa a colpi di ascia dall’ex marito: «Per 25 anni non sono riuscito a parlarne con nessuno, non ho avuto nessun supporto psicologico e facevo finta che non fosse mai accaduto. Il mio grido è che si intervenga subito, gli orfani hanno bisogno di un supporto immediato». In una lettera di una bimba alla madre vittima di femminicidio si legge «quando diventi  orfana così, il dolore ti spezza le gambe. E ogni momento devi fare affidamento alle tue forze per avere fiducia negli altri e guardare il futuro».

La copertina del libro di Anna Costanza Baldry, pubblicato da Franco Angeli

La prima a squarciare il velo sulle conseguenze terribili su orfane e orfani dei femminicidi è stata Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa, mancata nel 2019, carriera accademica e molti riconoscimenti internazionali, che ha contribuito a sostenere la legge 4 del 2018. «Interviene a favore dei figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti della vittima di un omicidio commesso da coniuge (anche se separato o divorziato), dal partner di un’unione civile (anche se cessata),o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza». La legge, unica in Europa, ha  stanziato 14,5 milioni di euro per il 2020 e 12 milioni annui dal 2021 al 2024 per borse di studio, spese mediche e sostegno psicologico, formazione, inserimento al lavoro, accesso al gratuito patrocinio. Prevede inoltre per la famiglia affidataria 300 euro al mese per ogni minore. Un fondo considerato da più parti insufficiente e una legge con alcune incongruenze. Per avere accesso alla legge, tramite la Prefettura di residenza, serve il documento di archiviazione per atto compiuto da ignoti o la sentenza di condanna definitiva, ma il 40% dei femminicidi, secondo statistiche recenti, si conclude col suicidio dell’autore del reato che non rientra nei due casi. E attendere la sentenza definitiva significa aspettare diversi anni, ma gli orfani hanno bisogno subito di aiuto, di sostegno psicologico, economico, familiare e sociale. Questi bimbi e bimbe oltre al terribile trauma devono anche improvvisamente affrontare una vita da grandi, inseriti nei faticosi meccanismi della giustizia e della burocrazia. Ma dopo essere stati per troppo tempo vittime invisibili, ora i progetti come S.O.S., della durata di quattro anni,  possono dare un aiuto immediato per ricostruirsi una vita possibilmente serena. Un aiuto che dovrebbe essere però costante e presente nel tempo come chiedono questi orfani e chi conosce i loro problemi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’articolo si lega alla Giornata Nazionale Informazione Costruttiva 2023 sotto l’hashtag #GNIC2023

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Giornalista a “La Stampa” per 26 anni, è stata direttora della versione italiana del magazine delle culture del Mediterraneo www.babelmed.net. Ha diverse esperienze in campo editoriale e tv, tra cui l’evoluzione del mondo del lavoro (Rai 3); coautrice di: "Donne in liquidazione" sulle operaie Motta e Alemagna, "Il problema dei figli nella separazione" (Bollati-Boringhieri), "Quando l'orrore è donna: torturatrici e kamikaze" (Editori Riuniti). Coautrice di documentari, tra cui “Una violenza di genere” (Rai 3 e Rai Storia). Impegnata da sempre perché l’Italia sia anche un Paese per donne, è stata presidente della Commissione pari opportunità della Regione Piemonte e rappresentante della Cpo dell'Associazione Stampa Subalpina, nel Direttivo di GiUliA Giornaliste, tra le fondatrici dell’associazione “Se non ora quando?”. Tra le curatrici della mostra internazionale “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” (Torino, Palazzo Madama). Nell’Esecutivo Ungp -Fnsi.