Non sono quasi mai fatalità le morti bianche, ma il tragico pegno che paghi salendo sulla balaustra, lavorando alla pressa, arrampicandoti sul tetto, come quando attraversi l’autostrada con una benda sugli occhi: ce la puoi fare, ma anche no. Ci sta che la sera non potrai tornare a casa visto che vivi in un Paese dove la prevenzione è una chimera, e anche l’imprenditore più disonesto deve essere avvertito prima del controllo e quindi può modificare e sistemare il luogo di lavoro in modo che gli ispettori trovino tutto in regola. L’indignazione non basta più. Neppure per i femminicidi, ma quante donne ancora dovranno morire e quanti uomini segnalati e denunciati perché violenti, minacciosi, perché hanno reso la vita delle mogli e delle fidanzate un inferno continuano a girare indisturbati?


L’articolo di LILLI MANDARA

Più di mille morti nei cantieri e in fabbrica nel corso del 2021, nella roulette russa del lavoro precario

NON BASTA PIÙ l’indignazione, non bastano le parole, il lutto, le lacrime e l’inutile elenco delle buone intenzioni, tutte a futura memoria. Anzi, di più: indigna quell’indignazione di maniera, a comando, a uso di microfono e di telecamera dei politici e dei sindacati, sempre uguale a se stessa, quindici righe di costernazione lette dieci anni fa e rilette oggi cambiando il nome della vittima, perché tanto nulla è cambiato e nulla cambierà. Indigna l’indifferenza rispetto a quelle vite, le vite di operai che continuano a essere sottoposte alla roulette russa del destino e del lavoro precario, perché qui vige una cultura d’impresa che non è capace di guardare oltre il proprio fatturato e che considera il diritto alla salute e alla vita come un ostacolo a guadagnare sempre di più.

Non sono quasi mai fatalità le morti bianche, l’ha ricordato anche il Capo dello Stato, ma il tragico pegno che paghi salendo sulla balaustra, lavorando alla pressa, arrampicandoti sul tetto, come quando attraversi l’autostrada con una benda sugli occhi: ce la puoi fare, ma anche no. Ci sta che la sera non potrai tornare a casa visto che vivi in un Paese dove la prevenzione è una chimera, e anche l’imprenditore più disonesto deve essere avvertito prima del controllo e quindi può modificare e sistemare il luogo di lavoro in modo che gli ispettori trovino tutto in regola.

Le nuove norme su mercato e concorrenza impongono l’obbligo di annunciare le visite di controllo sui luoghi di lavoro

Che regola è quella inserita nel disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (e che ci ha ricordato su questo giornale Raffaele Guariniello) che stabilisce l’obbligo di una telefonata per programmare il controllo, «specificarne la natura, individuarne i contenuti e i documenti necessari, i giorni in cui arriverà». E non vale, non può valere il subdolo ed eterno ricatto del lavoro, che se poi gli applichi una sanzione quello chiude e gli operai vanno a casa, no non vale. Occorrono regole, sanzioni più severe, un coordinamento degli enti a cui sono affidati i controlli perché, ricorda sempre Guariniello, la pluralità degli organi di vigilanza può favorire lo sviluppo di varie e non coincidenti interpretazioni sulle norme di sicurezza, alla faccia come sempre dei lavoratori. E bisogna far presto sulla procura nazionale della sicurezza nel lavoro, e su norme che impediscano le prescrizioni e le assoluzioni sempre più frequenti in materia di morti e disastri nei luoghi di lavoro.

Da gennaio ad agosto 2021 hanno perso la vita almeno 772 lavoratori, 620 persone sono morte durante i turni di lavoro, altre 152 durante gli spostamenti. Tre al giorno. a fine anno il numero ha superato le mille vittime. E ogni volta l’immancabile farsa della costernazione. Numeri che bagnano di sangue la ripresa economica dopo due anni di fermo causa pandemia, la famosa crescita edilizia favorita dai vari bonus governativi.

I nuovi schiavi nelle terre che costeggiano le strade delle vacanze: dieci euro al giorno e ti passa la paura

Indignano i basta e i mai più, gli slogan vecchi di decenni ai quali nessuno crede. Indignano le parole senza seguito, i blablabla, occorre una task force di gente seria che controlli a tappeto i cantieri, le fabbriche e anche le campagne, dove migliaia di migranti vengono trattati come schiavi nelle terre che costeggiano le strade delle vacanze, sotto gli occhi indifferenti di tutti. Sono gli stessi migranti che molti non vorrebbero fare entrare in Italia ma che fanno comodo, molto comodo, agli imprenditori agricoli della Puglia e della Calabria e non solo, dieci euro al giorno e passa la paura e se arriva un ispettore (ma tanto non arriva, non arriverà), via andare. Scappare e non farsi vedere per almeno dieci giorni. Restano le baracche con le tracce evidenti di quelle miserabili vite: un pagliericcio per terra, un fornelletto, qualche straccio. Ma l’agricoltore saprà cavarsela, anche questa volta, che ne sa lui chi ci stava lì, sicuramente qualche disgraziato, lui in genere ci lascia gli attrezzi, vai a sapè. Il poliziotto saprà farsene una ragione.

Troppi uomini violenti segnalati e denunciati continuano ad agire indisturbati, uccidendo mogli, compagne, fidanzate

Occorre gente seria, che non si faccia una ragione, mai. E che le leggi vengano fatte rispettare, occorre intensificare i controlli, inasprire le pene e occorre che le violazioni vengano sanzionate con misure pesanti e anche con la chiusura definitiva delle attività. L’indignazione non basta più. Neppure per i femminicidi, ma quante donne ancora dovranno morire e quanti uomini segnalati e denunciati perché violenti, minacciosi, perché hanno reso la vita delle mogli e delle fidanzate un inferno continuano a girare indisturbati? Eh, ci vorrebbero diecimila agenti per controllare tutti, è la risposta che viene fornita il giorno dopo l’ennesimo femminicidio. No, non servono diecimila agenti. Servono serietà, attenzione, rigore, meno indifferenza. Da parte di tutti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.