Covid. “Il virus da sé fuggito…” e l’informazione scientifica manipolata

Sei anni fa il Tg scientifico della Rai Leonardo mise in onda il servizio sul Coronavirus creato in un laboratorio di Wuhan. La notizia ripescata all’esplosione della pandemia, abilmente strumentalizzata un anno fa, è diventata il cavallo di battaglia dei no-vax. La manovra ebbe poco seguito, anche se adesso, in occasione del suo primo anniversario da fake news, la stessa “manina” rilancia il gioco per intorbidire le acque e confondere le idee ai cittadini. L’autore di quel servizio racconta ai lettori di “Italia Libera” la storia vera della “prevista pandemia” senza Komplotto Mondiale “Pluto-Giudaico-Massonico”


L’analisi di MAURIZIO MENICUCCI

¶¶¶ Sulle ali non sempre discrete e quasi mai intelligenti dei social, sarà arrivato ad alcuni lettori di Italia Libera, o sta per arrivare, un mio servizio, trasmesso dal tg Leonardo della Rai 6 anni fa. Parlava delle attività del famoso centro di virologia di Wu Han e delle preoccupazioni, espresse da autorevoli scienziati sulla rivista scientifica Nature, che qualcosa di molto nocivo potesse sfuggire di mano. Da una settimana non faccio che ricevere richieste di chiarire vari aspetti di questa vicenda da colleghi e conoscenti, ai quali la querelle era, a suo tempo, sfuggita. Cerco di spiegare nuovamente che cosa è successo, e perché. 

Il servizio in questione fu “sparato” per la prima volta sul web il 25 marzo 2020. E viene nebulizzato nell’etere ora, a distanza di un anno, sempre a opera − se osservo i commenti che lo accompagnano − della stessa confusa galassia dell’antipolitica che naviga per il web in cerca di conferme all’esistenza dei propri fantasmi: sovranisti, negazionisti e altri poveri arnesi, manovrati da chi tenta per motivi elettorali di riattizzare la protesta delle categorie piegate dai lockdown e indebolire i sistemi democratici diffondendo la teoria del Komplotto Mondiale, naturalmente “Pluto-giudaico-massonico”.

Tra marzo e aprile del 2020, il caso del “pezzo di Leonardo che ha previsto la pandemia” dilagò per giorni su stampa e tv, dove alcuni colleghi accreditavano questa vulgata per blandire le fissazioni del loro pubblico, e altri cercavano, più o meno per lo stesso motivo, di contestarla con furia idiota, citando frasi e opinioni che il servizio non conteneva, e dimostrando, così, di non averlo mai visto. La vera questione, ovviamente era e resta un’altra: chi è stato, in che modo, e perché a resuscitare il servizio e metterlo per primo in circolazione distorcendolo, l’anno scorso?  

A fine marzo 2020, un’inchiesta di Report ipotizzava che una “manina” avesse ripescato la puntata del Tg Leonardo dagli archivi aziendali, estrapolando il mio servizio e indirizzandolo a un sito albanese, che avrebbe provveduto a moltiplicarlo urbi et orbi sulla rete. Per la trasmissione di Ranucci, l’operazione intendeva mettere in difficoltà il governo giallo-verde. Strategia premeditata, o meno, che fosse, la stessa Rai stava per caderci: sempre il 25 marzo 2020, tre o quattro ore dopo che il servizio aveva proliferato sul web, tutte le sedi regionali si accingevano ad aprire l’edizione serale rimandandolo in onda. Si consideri che la somma degli ascolti dei telegiornali regionali supera di gran lunga qualsiasi tg nazionale. 

Tuttavia qualche caporedattore, meno abituato a non porsi domande, aveva chiesto spiegazioni a Viale Mazzini dell’insolita scaletta, e i vertici dell’azienda, che nulla ne sapevano, avevano ordinato di sfilare subito il servizio. La revoca, a pochi minuti dalla sigla d’avvio, aveva così in gran parte bagnato le polveri all’interrogazione parlamentare avanzata, subito dopo il tg, e con ammirevole tempismo, da Matteo Salvini, in cui il segretario leghista insinuava, in sostanza, questo: che la Rai avesse nascosto il servizio (si noti bene, realizzato e mandato in onda cinque anni prima…) per evitare al governo Conte di dispiacere agli amici cinesi, rafforzando “via tg a sedi regionali unificate”  il sospetto che il virus fosse sortito proprio dal laboratorio di Wu Han. 

Come si diceva, la manovra ebbe poco seguito, anche se adesso, in occasione del suo primo anniversario, qualcuno vorrebbe provare a rimetterla in moto. Fin qui, per quel che attiene al metodo con cui i media e la politica hanno travisato la vecchia notizia di un dibattito tra scienziati, in una “pistola fumante” di colpevolezza. Veniamo al merito, invece, della questione: l’ipotesi dell’origine “in vitro sinense” del coronavirus. Che possa essere andata così, l’hanno smentito nugoli di esperti in base alle differenze tra mutazioni naturali e artificiali.

Potrebbe, allora, essere stata una fuga involontaria di ceppi già umanizzati, ma non ancora manipolati (per l’evenienza, è pronto il titolo del pezzo: “il virus da se’ fuggito”)? Se fosse, sarebbe colpa, non dolo, e comunque difficile da dimostrare. Inoltre, la statistica suggerisce un’altra considerazione. Dalla enorme carica virale che si portano addosso, è facile calcolare che, i pipistrelli − in Asia cacciati, venduti, comprati, cucinati e mangiati − possono essere un incubatore di mutazioni naturali migliori di qualsiasi laboratorio umano. Perciò è molto più probabile che il Sars-Cov-2 sia uscito da loro, non dalle provette, bell’e pronto per infettare l’uomo.   

Alla fine, il problema è nel sistema, nel modo in cui viviamo: come al solito, la scienza e la tecnologia potrebbero anche averlo creato, anzi, l’hanno creato; ma sono anche le uniche che possono scioglierlo. Il rischio di “spill over” data ormai molti anni, conta su quintali di letteratura, e si annida soprattutto nella crescente contiguità tra l’uomo e i selvatici: per l’Oms, il 70% delle attuali malattie epidemiche sono zoonosi. Forse lo sono sempre state. 

Certo, l’allarme suscitato dagli istituti dove i virus vengono studiati, coltivati e manipolati, è alto, e a ciò si riferiva il dibattito di cui davo conto nel servizio. Non di meno, queste ricerche devono per forza di cose andare avanti. Se vogliamo essere preparati ad affrontare i salti di specie, non esiste alternativa: dobbiamo comprenderne i meccanismi, smontando e rimontando questi microorganismi e, semmai, aumentare cautele e controlli nei laboratori, che ovviamente non devono essere privati, ma tassativamente pubblici, sorvegliabili dalle autorità e aperti alla cosiddetta “peer review”, la mutua verifica tra scienziati del medesimo settore e pari autorevolezza. 

È il destino della ricerca giocare all’“apprenti sorcier”… [il seguito nel numero 6 del magazine, scaricabile gratuitamente qui sotto]. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nel n. 6 RESISTENZA&LIBERTÀ scaricabile gratis: “Il virus da sé fuggito” e l’informazione scientifica distorta [di Maurizio Menicucci]; Undici milioni di italiani analfabeti funzionali [l’inchiesta di Anna Maria Sersale]; Montenero di Bisaccia, la Dubai alla molisana [l’inchiesta di Lilli Mandara]; Papa Bergoglio nella terra di Abramo [il reportage integrale di Laura Silvia Battaglia e Elena Lea Bartolini De Angeli]; Eolico pro-contro-perché? O forse dove? [l’analisi di Giorgio Boscagli]; Le tracce di Einstein sulla via del sale [con gli acquarelli originali di Gabriele Reina]

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Inviato speciale per il telegiornale scientifico e tecnologico Leonardo e per i programmi Ambiente Italia e Mediterraneo della Rai, ha firmato reportage in Italia e all’estero, e ha lavorato per La Stampa, L’Europeo, Panorama, spaziando tra tecnologia, ambiente, scienze naturali, medicina, archeologia e paleoantropologia. Appassionato di mare, ha realizzato numerosi servizi subacquei per la Rai e per altre testate.