Energia eolica pro-contro-perché? Sarebbe forse meglio chiedersi: “dove?”

L’energia eolica è pulita, necessaria, ma non realizzabile ovunque. Cosa comporta la costruzione di un impianto eolico nei “piccoli Comuni” attratti e imbrigliati nella rete delle multinazionali dell’energia? L’impatto biologico ed estetico delle ipotizzate centrali spesso va assai oltre i suoi confine. Coinvolge patrimoni di collettività più ampie, talvolta neppure considerandone il “peso” culturale. Il compromesso della “pianificazione” nazionale e su scala regionale sembra essere l’unica strada ancora  percorribile


L’analisi di GIORGIO BOSCAGLI, Società Italiana per la Storia della Fauna

¶¶¶ Inizierei la mia riflessione tenendo ben presenti alcuni assiomi utili: 1) l’energia eolica è un’energia pulita. Bene! 2) Il mondo ambientalista dovrebbe essere a favore dell’energia pulita. Ovvio. 3) Si può fare dappertutto? Assolutamente No. 4) I concetti di paesaggio ed ecosistema coincidono? Assolutamente No ma spesso Sì. Quale potere contrattuale ha un piccolo Comune di montagna – poche centinaia di abitanti – nei confronti di una multinazionale dell’energia? Sostanzialmente direi quasi zero. Pongo questa domanda (e l’ho fatto spesso) perché mi è capitato in vari casi di trovarmi a fare il Don Chisciotte contro i mulini a vento (metaforicamente e non): ogniqualvolta una società dell’energia eolica apriva trattative con il piccolo Comune di turno per le varie procedure di uso del territorio − sdemanializzazioni & dintorni −, prevedendo succosi benefit per gli abitanti del Comune medesimo. 

Abbindolamenti [nota 1]? Forse no, ma con quale coraggio il sindaco del suddetto piccolo Comune potrebbe rifiutare proposte del tipo «energia elettrica gratuita per “n” anni per tutti gli abitanti e magari pure contributo annuale alle casse comunali» − cronicamente esangui − ? Anzi, spesso la proposta di un impianto eolico sul territorio comunale viene accolta come una manna caduta dal cielo! Tutto il dilemma sta in quel piccolo che non casualmente ho voluto sottolineare.

Se facciamo una metaforica fotografia di quello che ruota attorno a una centrale eolica notiamo che l’eolico, per essere redditizio, ha bisogno di vento continuo, veloce, possibilmente costante (anni di monitoraggi anemometrici); in Italia questo tipo di vento lo si trova in montagna − ora si sta approfondendo il tema dell’off-shore, ma siamo ai primordi [nota 2]  −; in montagna sono presenti solo piccoli comuni che amministrativamente conducono vita grama perché le risorse − tasse & tributi − che possono ricavare dagli abitanti − pochi e anziani − sono briciole rispetto al costo dei servizi necessari; nei piccoli comuni l’unico patrimonio ritenuto contrattabile − erroneamente, ma si può capire − è costituito dal territorio, dai boschi, dai pascoli (sono luoghi comuni ma sovente gli amministratori locali la vedono così).

Raramente − onore al merito delle eccezioni − ho trovato amministratori locali così lungimiranti da tener conto di temi come le generazioni future, il paesaggio, il potenziale turistico-ricreativo nel medio e lungo periodo. Quando si vanno a produrre gli obbligatori Studi di Incidenza (l’ho fatto varie volte, assieme a colleghi specializzati in settori diversi dal mio di biologo-faunista) ci si rende conto che l’impatto delle ipotizzate, costruende centrali spesso va assai oltre i confini del singolo, piccolo Comune. Sia l’impatto biologico (ecosistemi) che quello estetico (paesaggio) vanno a ledere patrimoni di collettività ben più ampie, talvolta neppure considerando il “peso” culturale: mettereste una centrale eolica sul colle Palatino fronte-Colosseo − valore culturale intangibile − solo perché ventoso? E allora perché pensare di costruirla sovrastante la Cascata dell’Acquacheta [nota 3] citata da Dante (che ha un valore culturale, paesaggistico e naturalistico straordinario)?

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che l’autore di queste righe sia dotato di pregiudizio ideologico nei confronti delle centrali eoliche: tutt’altro. Non rinnego affatto gli assiomi dell’incipit; mi sentirei pure un ipocrita se andassi a ripensare agli incarichi professionali che ho portato a termine sull’argomento − ma qualcuno l’ho pure, dolorosamente, rifiutato − e alla spremitura di meningi per studiare compensazioni (previste dalle norme) alla oggettiva, inevitabile alterazione ambientale. Però oggi, forti dell’esperienza che abbiamo sull’eolico da ormai oltre trent’anni, forse potremmo cominciare a porre dei correttivi (che ci sono!) che siano possibilmente rispettosi anche degli interessi e delle sensibilità di quanti vivono fuori dai famosi “piccoli Comuni”. Interessi e sensibilità che però verrebbero lesi dalla realizzazione di selve di torri eoliche per ogni dove […] (Il seguito, con una seconda parte sulla pianificazione nazionale e regionale per decidere oculatamente, potete leggerlo nel quindicinale scaricabile gratuitamente qui sotto)♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nel n. 6 RESISTENZA&LIBERTÀ scaricabile gratis: “Il virus da sé fuggito” e l’informazione scientifica distorta [di Maurizio Menicucci]; Undici milioni di italiani analfabeti funzionali [l’inchiesta di Anna Maria Sersale]; Montenero di Bisaccia, la Dubai alla molisana [l’inchiesta di Lilli Mandara]; Papa Bergoglio nella terra di Abramo [il reportage integrale di Laura Silvia Battaglia e Elena Lea Bartolini De Angeli]; Eolico pro-contro-perché? O forse dove? [l’analisi di Giorgio Boscagli]; Le tracce di Einstein sulla via del sale [con gli acquarelli originali di Gabriele Reina]

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Laureato in Scienze Biologiche alla Sapienza di Roma nel 1978, da sempre si occupa di studi e ricerche su comportamento, ecologia, problemi di gestione e conservazione mammiferi carnivori: lupo degli appennini e orso bruno marsicano. Ha elaborato e applicato al territorio italiano il wolf-howling, per la stima delle popolazioni di lupi. Nella vasta pubblicistica ha contribuito alla realizzazione di film, documentari, e monografie; tra queste “Nidi e Tane” per Longanesi, “Il Lupo”, per Lorenzini, “L’Orso”, sempre per Lorenzini e numerose altre pubblicazioni. È stato, fra l’altro, ispettore di sorveglianza al Parco nazionale d’Abruzzo, direttore del Parco regionale Sirente-Verino, poi del Parco nazionale Foreste Casentinesi. Si occupa, inoltre, di Formazione professionale nel campo del monitoraggio faunistico di campo, nonché di organizzazione e gestione strutture e personale di sorveglianza su ambienti naturali.