8 marzo 2022. Chiediamoci se i destini del mondo non sarebbero diversi con le donne al potere

In alto, manifestazione per l’8 marzo 2022 a Milano; sotto il titolo, nella metropolitana di Kiev per proteggersi dalle bombe

In questa assurda e tragica guerra ci immedesimiamo con pena nel vedere le immagini di donne con in braccio i loro figli, distrutte dalla fatica per salvaguardare le loro vite, braccate in sotterranei delle metropolitane e bunker, disperate e ammassate alle stazioni per prendere un treno della speranza. Abbiamo già dimenticato i milioni di siriani e afghani costretti a fuggire dal loro Paese. Ad accoglierli muri, fili spinati, accampamenti disumani, lager come quelli in Libia, la morte nel Mediterraneo. Gli sfollati ucraini si aggiungono ora agli oltre 84 milioni di migranti forzati a causa di guerre, persecuzioni, conflitti e disastri ambientali. Tutto questo mentre le fabbriche di armi aumentano i loro profitti


L’articolo di STEFANELLA CAMPANA

Più di 45 diverse organizzazioni femministe russe, presenti nelle principali città, hanno lanciato un appello alla resistenza «siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo, al militarismo»

UNA GUERRA DECISA da un uomo, Putin, attorniato da generali e oligarchi. Sono uomini attorno al tavolo per negoziare una tregua sempre più improbabile per la martoriata Ucraina, uomini che senza tentennamenti lanciano bombe su persone indifese, distruggono scuole ospedali case e mandano allo sbaraglio anche i loro giovani. In questa assurda e tragica guerra ci immedesimiamo con pena nel vedere le immagini di donne con in braccio i loro figli distrutte dalla fatica per salvaguardare le loro vite, braccate in sotterranei delle metropolitane e bunker dove ci si chiede come sia possibile continuare a vivere una quotidianità dove manca tutto, o disperate e ammassate alle stazioni per prendere un treno della speranza. 

Molte hanno scelto di imbracciare un fucile, di preparare molotov, di combattere a fianco degli uomini rimasti, nuove partigiane per la libertà dell’Ucraina. Anche in Russia, il paese dell’oppressore, se ne vedono tante contestare coraggiosamente una guerra non condivisa, da Yelena Osipova, la novantenne sopravvissuta  all’assedio di Stalingrado, alla madre con le figlie piccole che chiedono solo pace e finiscono arrestate insieme ad altre migliaia di persone. Più di 45 diverse organizzazioni femministe russe, presenti nelle principali città, hanno lanciato un appello alla resistenza «siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo, al militarismo».

Agosto 2015, 10 mila profughi siriani al confine tra Serbia e Ungheria sono accolti dal filo spinato che cercano di scavalcare in ogni modo [credit Darko Bandic/Ansa/Ap]

Da sempre le donne hanno fatto la storia anche se i libri di storia quasi sempre le dimenticano, con pochi riconoscimenti e medaglie, combattendo nelle retrovie, lavorando nelle fabbriche mentre gli uomini erano al fronte,  nelle infermerie e ospedali, sempre pronte alla cura delle persone per riparare i danni di guerre decise da uomini. Ora gli sfollati ucraini vanno ad aggiungersi agli oltre 84 milioni di migranti forzati a causa delle guerre, persecuzioni, conflitti, violazione dei diritti umani, dei disastri ambientali e tra questi ci sono le donne, bambini, giovani. Abbiamo già dimenticato i milioni di siriani e afghani costretti a fuggire dal loro Paese. Ad accoglierli muri, fili spinati, accampamenti disumani, lager come quelli in Libia, la morte nel Mediterraneo. Tutto questo mentre le fabbriche di armi aumentano  i loro profitti. Una corsa agli armamenti che anziché cessare in nome della saggezza, della vita, della pace si fa invece più veloce e terribile, innescata dalla guerra in Ucraina, dimenticando che finiremo di essere tutti annientati in un mondo già a rischio ambientale senza ritorno.

Dobbiamo continuare a subire tutto questo? In questo triste 8 Marzo, giornata mondiale della donna, ci si chiede se i destini nefasti per milioni di persone sarebbero diversi se al potere ci fossero le donne, portatrici di vita e non di morte. Chissà quando lo sapremo, considerato che siamo lontani da questa eventualità. La parità in tutti i campi resta ancora una chimera. Reduci da un’altra guerra, quella del Covid, le donne hanno pagato di più e pesantemente gli effetti della pandemia perdendo in molte il posto di lavoro. Rinchiuse in casa molte hanno subito violenze, tragicamente aumentate. Un 8 Marzo che chiama in causa le responsabilità degli uomini nel ritrovarci in una realtà difficile, non paritaria tra donne e uomini, ingiusta per troppe persone. Un 8 Marzo per dire basta a tutte le guerre, violenze, ingiustizie. Anche tra donne e uomini. Per lasciare alle nostre figlie e ai nostri figli e nipoti un mondo migliore perché così com’è quello attuale non ci piace, non ci rende felici© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Giornalista a “La Stampa” per 26 anni, è stata direttora della versione italiana del magazine delle culture del Mediterraneo www.babelmed.net. Ha diverse esperienze in campo editoriale e tv, tra cui l’evoluzione del mondo del lavoro (Rai 3); coautrice di: "Donne in liquidazione" sulle operaie Motta e Alemagna, "Il problema dei figli nella separazione" (Bollati-Boringhieri), "Quando l'orrore è donna: torturatrici e kamikaze" (Editori Riuniti). Coautrice di documentari, tra cui “Una violenza di genere” (Rai 3 e Rai Storia). Impegnata da sempre perché l’Italia sia anche un Paese per donne, è stata presidente della Commissione pari opportunità della Regione Piemonte e rappresentante della Cpo dell'Associazione Stampa Subalpina, nel Direttivo di GiUliA Giornaliste, tra le fondatrici dell’associazione “Se non ora quando?”. Tra le curatrici della mostra internazionale “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” (Torino, Palazzo Madama). Nell’Esecutivo Ungp -Fnsi.