Le reazioni di presidenti e premier europei dopo l’incontro tra Trump e Putin ricordano molto da vicino quei cagnolini imbottiti in vestitini da passeggio. Abbaiano molto, ma non contano niente e quando arriveranno i primi freddi verranno infilati a forza nel cappottino che piace al padrone. Fino ad allora, però, li dovremo sopportare, così come dovremo sopportare i nostri giornali che li prendono sul serio. Quel che si sono realmente detti Trump e Putin lo capiremo meglio fra qualche giorno. Ma quando il presidente americano spiega che lui al posto di Biden la guerra non l’avrebbe neanche cominciata e dice lo stesso Putin quando afferma di non volere un semplice cessate il fuoco, ma un accordo globale che tenga conto delle esigenze di sicurezza di tutti i paesi coinvolti. Per la Corte penale internazionale Putin è sempre un criminale da incarcerare, Trump resta un malfattore per molti versi pericoloso, come dimostra il suo incondizionato appoggio alla decisione del macellaio Netanyahu di cancellare i palestinesi dalla faccia della terra. Detto questo, sull’Ucraina il malfattore vede più lontano dei ringhiosi botoli europei che continuano a illudere il povero Zelensky


◆ L’articolo di BATTISTA GARDONCINI *

Analogie irriverenti aiutano, talvolta, a mettere a fuoco situazioni scomode

Avete presente quei botoli ringhiosi che ai primi freddi vengono infilati a forza in variopinti cappottini? Sono alti venti centimetri, e quando sono al guinzaglio abbaiano come ossessi a tutti i cani di dimensioni normali che passano nelle vicinanze. Quelli li ignorano, ma loro insistono, e smettono soltanto quando i presunti nemici si allontanano. A quel punto guardano soddisfatti i padroni. Le hanno cantate chiare a quei prepotenti. Le reazioni dei cosiddetti leader europei dopo l’incontro tra Trump e Putin ricordano molto da vicino quei botoli. Abbaiano molto, ma non contano niente e quando arriveranno i primi freddi verranno infilati a forza nel cappottino che piace al padrone. Fino ad allora, però, li dovremo sopportare, così come dovremo sopportare i nostri giornali che li prendono sul serio.

Vedremo nei prossimi giorni quello che si sono realmente detti Trump e Putin, ma a me sembra che in Alaska, al di là delle malevole interpretazioni di chi all’incontro non era stato invitato, sia stato fatto un passo in avanti decisivo nella soluzione diplomatica della crisi ucraina. Una crisi dove non è poi così facile distinguere tra i buoni e i cattivi, e le responsabilità degli Stati Uniti non sono meno gravi di quelle russe. Questo dice in sostanza Trump quando spiega che se fosse stato lui il presidente invece di Biden la guerra non sarebbe mai scoppiata, e questo dice Putin quando afferma di non volere un semplice cessate il fuoco, ma un accordo globale che tenga conto delle esigenze di sicurezza di tutti i paesi coinvolti. Liquidare sbrigativamente l’uno per le sue intemperanze e l’altro perché è considerato un criminale di guerra non sembra il modo migliore per far cessare un conflitto che Zelensky ha perso sul campo e gli europei non hanno la minima intenzione di combattere in prima persona.

Alla vigilia delle elezioni americane avevo scritto che se proprio avessi dovuto scegliere tra un malfattore come Donald Trump e una idiota come  Kamala Harris avrei scelto il malfattore, perché era quello che dava le maggiori garanzie di impegnarsi per la fine della guerra in Ucraina. Non per astratte motivazioni di carattere etico, ma perché nella sua mentalità di spregiudicato affarista il rapporto costi benefici di un conflitto dove era coinvolta la prima potenza nucleare del pianeta non era tale da giustificare i rischi. A distanza di quasi un anno mi sembra che i fatti mi stiano dando ragione.

Trump non è migliorato, tutt’altro. Resta un malfattore per molti versi pericoloso, come dimostra il suo incondizionato appoggio alla decisione del macellaio Netanyahu di cancellare i palestinesi dalla faccia della terra. Fa quello che gli passa per la testa perché sa di poterlo fare grazie alla forza del dollaro e alla potenza delle armi. Ma nel caso dell’Ucraina dimostra di vedere più lontano dei ringhiosi botoli europei che continuano a illudere il povero Zelensky con le loro promesse impossibili da mantenere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.