Pozzo di petrolio in fiamme nella prima guerra del Golfo, 1991

La Politica («si apra lo scontro con la Cina!») rivendica un suo primato, una sua autonomia dall’Economia, da quello che fino ad oggi abbiamo pensato esserne il nocciolo: il controllo delle risorse naturali, dei loro flussi, dei loro prezzi. Con lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’energia diventa un terreno più infido, in volo verso autoconsumo e autogestione… Ed ecco aprirsi una partita più “rarefatta”: chi avrà il potere globale del Pianeta “nel futuro”. Un potere e un controllo politico “puri”, “dematerializzati” dalle vicende del mercato. Quasi una metafisica del potere. Quel “nel futuro” è il “pons asinorum” dal quale cadono anche i desideri metafisico-imperiali. Su tutti, anche su di loro, incombe la crisi climatica


L’articolo di MASSIMO SCALIA

ERA IL 1979 quando venne presentato alle Cee — oggi, Commissione Ue — il Rapporto Saint-Geours, nel quale si prospettava per la prima volta il “disaccoppiamento” tra Economia e Energia. Vale a dire che nei Paesi industriali avanzati, l’energia — combustibili fossili, idroelettrico e nucleare — non doveva più essere considerata come “il motore dello sviluppo economico”, secondo una prevalente visione meccanicistico-ottocentesca. Come mostrarono, già a partire dalla fine degli anni ’80, l’andamento nel tempo, sostanzialmente piatto, della curva dei consumi energetici e quello invece in salita del Pil, la “crescita economica”. Iniziava la “dematerializzazione” delle produzioni — meno energia per kg di prodotto — conseguente alla progressiva sostituzione di sferraglianti processi industriali con innovazione tecnologica e bit di informatica. Una vera e propria rivoluzione, ancora in atto, dall’industrialismo all’informazionalismo: “The Rise of the Network Society. The Information Age” (Manuel Castells, 1996). 

E il “disaccoppiamento” già in corso nei Paesi Ocse, l’Occidente “avanzato”, aveva cominciato a farsi strada anche nei Paesi più popolosi del mondo — India, Cina — a smentire una credenza diffusa tra i profani che la demografia sia il fattore guida della domanda d’energia. In verità, nella Cina con maggior sforzo, a causa della vetustà di alcuni suoi grandi cicli produttivi, agroalimentare in primis.

Settembre 2021. Riunione alla Casa Bianca tra Usa, Giappone, India e Australia per il Quad, l’accordo militare (e non soltanto) anti Cina

Quelle che erano rimaste, invece, saldamente accoppiate erano Politica ed Energia. In Italia, dove per lustri i piani energetici del Governo, dettati da Eni e Enel, configuravano incredibili tassi di crescita economica a giustificare i faraonici piani di megacentrali, le famose venti centrali nucleari di Donat Cattin incluse. Con implicazioni politiche che sono parte non certo secondaria della recente storia italiana. Corruzione inclusa. 

E, per non restare nel modesto orticello italiano, i grandi conflitti esplosi nel Secondo dopoguerra fino ai giorni nostri hanno sempre predicato quel “entaglement” — rubiamolo alla Meccanica Quantistica — Politica/Energia, che trovò la sua massima espressione con la “profezia” di Kissinger. Nell’agosto del ’73, il Segretario di Stato Usa aveva infatti vaticinato che la “questione arabo-israeliana” andava “risolta a caldo”. Puntuale come una cambiale, a ottobre la guerra del Kippur. Il cui esito fondamentale non fu certo una risposta al “due popoli, due Stati”, neanche in considerazione, ma, attraverso il balzo dei prezzi dei prodotti petroliferi, un forte apprezzamento del petrolio americano, un indebitamento dell’Europa che era allora importatrice e uno “scarico” di fatto sui cari alleati, ma concorrenti sul mercato, del grosso deficit accumulato dagli Usa. Deficit che aveva obbligato Nixon, già due anni prima, il 15 agosto del ’71, alla dichiarazione della inconvertibilità del dollaro. Mica robetta, era la rottura unilaterale degli accordi di Bretton Woods (luglio 1944), sacramento della pax economico-finanziaria dell’Occidente capitalistico. 

Settembre 2021. La posa dell’ultimo tubo del Nord Stream 2 tra la Russia e la Germania 

E l’altro ieri, autunno 2021, la conclusione del North-Stream 2, il gasdotto diretto Russia-Germania, e la dichiarazione della von der Leyen sull’autonomia strategica della Ue per competere in prospettiva con Cina e Stati Uniti [leggi qui] avevano fornito alla Russia uno scenario politico rassicurante, indigeribile per gli Stati Uniti.

Insomma, l’Energia ha assunto da tempo il valore strategico predicato sia nelle chiacchiere da bar che, più aulicamente, nei documenti dei nostri Governi. Salvo poi fottersene, soprattutto rispetto alla drammatica endiadi energia/clima. A riprova, gli stupendi impegni del piano “Net zero by 2050”, che il ministro Costa depositò a Bruxelles per conto del precedente governo, convivono senza patemi, e senza le necessarie correzioni, con le vergognose previsioni al 2030 del Pniec, abissalmente lontane da quel “Meno 55%” deciso nel 2020 da tutte le maggiori istanze decisionali della Ue, Consiglio d’Europa incluso. Cingolani, subentrato a Costa e con maggiori attribuzioni, si sa, è troppo impegnato a far da chaperon al “Disgusting” per aver tempo per queste bagattelle.

Ma se l’Energia è “disaccoppiata”, e da tempo, dall’Economia, qual è il rapporto dell’Economia con la Politica? Che negli ultimi 50 anni è stato illustrato a iosa proprio dai conflitti nei quali l’Economia ha indossato eminentemente i panni del controllo sulle risorse energetiche. 

Joe Biden a Tokyo: «Interverremo militarmente a Taiwan, se viene attaccata»

Beh, il discorso che Biden ha pronunciato a Tokyo il 23 maggio, e le iniziative coerenti messe in campo, sembrano rivoluzionare la coppia Politica/Economia, quasi all’insegna di una sorta di Rapporto Saint-Geours. Un “disaccoppiamento”, questa volta, tra Economia e Politica. “Globale” e preoccupante per i suoi possibili esiti. 

Mettendo insieme in un accordo economico Corea del Sud, Giappone e Australia, ma anche l’India, in un accerchiamento alla Cina completato con l’accordo militare con il Giappone e con «Interverremo militarmente a Taiwan, se viene attaccata», Biden ha esplicitato, con la forza assoluta che i simboli hanno in politica, i passi di questo disaccoppiamento. A ramengo la Russia! Dopo le esercitazioni “Three Swords”, svolte dalla Nato (luglio 2021) con Polonia, Lituania e Ucraina nella regione di Leopoli, e i toni duri mimati anche dal fido Johnson, il capo di Mosca, uomo del “terzo quadrante”, ha abboccato e ci pensa lui a rovinare la Russia! In un cantuccio la Ue, che non riesce neanche a essere mediatrice in un dramma che vive come suo, con lacrime e orrori quotidiani. Sguardo lungo, si apra lo scontro con la Cina! Nel quale la Politica rivendica un suo primato, una sua autonomia dall’Economia, da quello che fino ad oggi abbiamo pensato esserne il nocciolo: controllo delle risorse naturali, dei loro flussi, dei loro prezzi. E già, col trend di diffusione e sviluppo delle Fonti rinnovabili, l’energia diventa un terreno sempre più infido, in volo verso autoconsumo e autogestione… 

Sembra si sia aperta una partita più “rarefatta”: chi avrà il potere globale del Pianeta “nel futuro”. Un potere e un controllo politico “puri”, “dematerializzati” dalle vicende del mercato. Quasi una metafisica del potere. Ubbie? Ci sarebbe da augurarselo. In ogni caso, quel “nel futuro” è il pons asinorum dal quale cadono anche i desideri metafisico-imperiali. Su tutti, anche su di loro, incombe la crisi climatica. Senza se e senza ma. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia

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