Come ti “incenerisco” il governo: la politica italiana in mano ai populisti (di tutte le risme)

Privi degli strumenti per comprendere il presente, si limitano ad inseguire il consenso qualunque esso sia, parcellizzato e casuale. Hanno a cuore i tassisti e gli stabilimenti balneari, gli imprenditori edili, i ministeriali col doppio lavoro e i “cittadini” disoccupati ma non vogliono bene ai loro figli e ai loro nipoti. Sono anzi crudeli nei loro confronti. I bonus, le protezioni, i privilegi, gli “sconti” non producono né crescita economica stabile né maggiore produttività. Temo che gli italiani abbiano assistito ad una squallida parodia finita in tragedia. Nessuno voleva davvero la crisi, imprudentemente aperta da Draghi. Tutti (avvinghiati ai ministeri) volevano far vedere la loro “distanza” dal governo come se questo fosse la causa e non la soluzione alla guerra, alla dipendenza energetica, alla siccità, all’inflazione


Il pensierino di GIANLUCA VERONESI

SONO, NELL’ORDINE: DISPIACIUTO, terrorizzato, mortificato e annoiato. Dispiaciuto per Draghi che reputavo — in questo specifico momento — il migliore presidente possibile. Terrorizzato per i miei scarsi risparmi. Mortificato per la scarsa cultura di governo dimostrata dai partiti populisti. Privi degli strumenti per comprendere il presente, si limitano ad inseguire il consenso qualunque esso sia, parcellizzato e casuale. L’imperativo è guadagnare tempo e vincere le elezioni, poi si vedrà.

Sembrano buoni, generosi, altruisti ma sono solo ignoranti. Hanno a cuore i tassisti e gli stabilimenti balneari, gli imprenditori edili, i ministeriali col doppio lavoro e i “cittadini” disoccupati ma non vogliono bene ai loro figli e ai loro nipoti. Sono anzi crudeli nei loro confronti. I bonus, le protezioni, i privilegi, gli “sconti” non producono né crescita economica stabile né maggiore produttività. Per cui gli eredi — per onorare le rate del debito — dovranno pagare tasse altissime senza ottenere servizi pubblici efficienti in cambio. I populisti conoscono una parola sola: scostamento di bilancio, ovvero nuovo indebitamento. Che problema c’è? Ci facciamo tanti nuovi amici semplicemente aumentando un po’ il nostro debito. Il superbonus ci è già costato tra rimborsi e truffe oltre 30 miliardi. Il reddito di cittadinanza 20 miliardi tra aprile ‘19 e fine ’21. “Quota cento” 16 miliardi nello stesso periodo. Settanta in più in un Paese che ha già raggiunto i 2.750 miliardi di debiti. Che, divisi per i 59 milioni di abitanti, fa 46mila euro a testa, compresi i poppanti.

Marcel Jacobs vince la medaglia d’oro nei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo e fa il giro d’onore in pista [credit Doug Mills/The New York Times]

Di fronte a questo spettacolo io che — ahimè — sono cinico, invece di provare indignazione (che funziona molto bene come alibi) finisco in balia della noia. E quando mi assale il tedio mi distraggo, comincio a divagare e mi vengono in mente paragoni strani ed immotivati. Sono così giunto alla conclusione che Giuseppe Conte assomiglia al centometrista (italiano) Marcell Jacobs. Come lui, apparve all’improvviso dal nulla. Nessuno della “specialità” lo conosceva. Non aveva superato alcuna selezione, neppure provinciale o regionale. Tutti si chiedevano chi fosse. Azzecca inopinatamente la medaglia d’oro (giallo verde) al primo colpo, alla prima vera gara. Poi a Milano Marittima litiga con il suo allenatore Salvini e lo licenzia. I nuovi preparatori tecnici Renzi e Grillo gli fanno vincere una seconda medaglia (giallo rossa). Quel Renzi di prima, solito a cambiare repentinamente idea, lo abbandona.

Per tornare ad essere un numero uno decide allora di scalare la Federazione di atletica. Ma di correre e gareggiare nemmeno l’ombra. Di fronte alla sorpresa generale per questa “assenza” comincia a sottolineare la sua sfortuna: un virus gastrointestinale preso in Kenia (la guerra con la piattaforma Rousseau), un fastidio al gluteo (il ricorso di alcuni militanti campani contro le procedure della sua nomina a cui un giudice dà ragione) gli impediscono di allenarsi e di dedicarsi a sostenere il governo che pure ha deciso di appoggiare.

Spende un anno per farsi eleggere presidente, inseguendo mille formalismi che lo rendano inattaccabile. Quando è finalmente il dominus comincia finalmente la sua vendetta (il povero Jacobs, a questo punto, non c’entra più). Tutte le pagine nazionali e regionali sono piene di articoli sull’emergenza sanitaria, ambientale ed estetica di Roma invasa dalla monnezza, anche in seguito ai recenti incendi. L’altro giorno c’era una intera pagina di consigli su cosa fare se si è attaccati e morsi da una famiglia di cinghiali. In questa situazione, i 5Stelle hanno messo a rischio un provvedimento di 23 miliardi di “Aiuti” perché prevedeva l’autorizzazione alla costruzione di un inceneritore. Andassero per le periferie della capitale a chiedere cosa ne pensano i romani, loro che sono per la democrazia diretta.

Silvio Berlusconi prova a riorchestrare il centrodestra; Giorgia Meloni lo osserva: perplessa per tanto osare?

In conclusione temo che gli italiani abbiano assistito in questi giorni ad una grande sceneggiata, una squallida parodia finita in tragedia. Nessuno voleva davvero la crisi, imprudentemente aperta da Draghi. Tutti (avvinghiati ai ministeri) volevano far vedere la loro “distanza” dal governo come se questo fosse la causa e non la soluzione alla guerra, alla dipendenza energetica, alla siccità, all’inflazione. Ho trovato il “liberale e moderato” Berlusconi persino più ridicolo di Conte. Pochi definirebbero il Cavaliere un raffinato ma chi lo conosce lo racconta generoso. Cosa c’è di generoso (e di sensato) nel giudicare Draghi “molto stanco” e nel congedare i suoi ministri (tra le figure più preparate del partito) con un irridente e iettatorio “riposino in pace”.

Avviso ai naviganti!! Le “riserve” della Repubblica cominciano a scarseggiare. Dopo esserci salvati con Monti e Draghi (e avere mostrato loro la massima ingratitudine), non si intravedono sostituti all’orizzonte. Nonostante ciò, invitiamo ministri trombati, parlamentari al terzo mandato, ex presidenti del Consiglio a spasso a non studiare da padri della patria: sappiamo sbagliare da soli. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Si laurea a Torino in Scienze Politiche e nel ’74 è assunto alla Programmazione Economica della neonata Regione Piemonte. Eletto consigliere comunale di Alessandria diventa assessore alla Cultura e, per una breve parentesi, anche sindaco. Nel 1988 entra in Rai dove negli anni ricopre vari incarichi: responsabile delle Pubbliche relazioni, direttore delle Relazioni esterne, presidente di Serra Creativa, amministratore delegato di RaiSat (società che forniva a Sky sei canali) infine responsabile della Promozione e sviluppo. È stato a lungo membro dell’Istituto di autodisciplina della pubblicità.