Amarcord del Movimento 5 Stelle che fu: «ho fatto un sogno, oggi è infranto»

«Nel 2013 pensavamo di avere qualcuno che gliele avrebbe suonate e cantate. Dall’opposizione si fecero latori dei delitti contro territorio ed ambiente che costellavano il già Belpaese: il Tap, il Terzo Valico, l’alta velocità Brescia-Verona. Cinque anni dopo arrivarono la maggioranza relativa, i ministeri e la Commissione sui costi-benefici delle grandi opere: bocciate tutte, e tutte autorizzate dal governo. Oggi dice sì a un governo con dentro Berlusconi: perché ci sarà il ministero per la Transizione ecologica, voluto e ottenuto da papà Grillo. Se era così perché non l’hanno istituito quand’erano a Palazzo Chigi?»


L’intervento di FABIO BALOCCO 

¶¶¶ Io me lo ricordo bene. Era il mese di marzo 2013. Noi legali No Tav ci eravamo raccolti in uno dei nostri studi in centro a Torino ed aspettavamo il loro ingresso. Arrivarono tutti insieme. Si presentarono con nome e cognome e carica: Marco Scibona, senatore; Laura Castelli, deputata; Alberto Airola, senatore; Ivan Della Valle, deputato. E così via. Erano i primi eletti piemontesi in Parlamento del M5s. Per me in particolare che avevo seguito Beppe Grillo in tutti i suoi spettacoli e avevo riso e pianto; per me in particolare che avevo visto nascere il movimento; per me in particolare che avevo seguito la loro – di eletti – ferma opposizione al Tav, era una sorta di sogno che si avverava, un momento davvero emozionante. 

Finalmente, pensavo, pensavamo noi legali, avremo qualcuno in quelle aule a Roma che gliele canta e gliele suona. Persone integerrime che non vengono dalla politica, ma dalla strada: gente come noi. Ed in effetti gliele suonarono e gliele cantarono dai banchi dell’opposizione, facendosi latori anche degli altri delitti contro territorio ed ambiente che costellavano il già Belpaese: il Tap, il Terzo Valico, l’alta velocità Brescia-Verona, per citarne alcuni. Tutto bene, dunque. 

Poi venne il numero diciotto, la XVIII legislatura, e tutto cambiò. Non più minoranza, ma addirittura maggioranza relativa: wow. E venne il governo con la Lega e venne il contratto di governo e qui già il pesce puzzava: tutte le lotte territoriali ed ambientali che avevano caratterizzato la base erano magicamente evaporate. Restava solo una generica ridiscussione del Tav. Ricordo che stracciai la tessera, ammesso che si possa dire così di un qualcosa di elettronico. Del resto, ricordo anche che mi dissi che ero stato ben sciocco a credere in una svolta: una delle cinque stelle era pur sempre sviluppo, e lo sanno anche i bimbi che lo sviluppo sostenibile è un ossimoro, un’operazione di greenwashing del capitalismo. Lo sapevano anche i bimbi, ma io non c’ero arrivato, preso com’ero dalla lotta contro la grande opera per eccellenza. 

Ricordo anche bene la giustificazione del movimento: “Avessimo la maggioranza assoluta faremmo tutto quello che abbiamo promesso. Ma abbiamo solo la relativa, dobbiamo scendere a compromessi”. A parte il fatto che non glielo aveva ordinato il medico di governare, ma poi la giustificazione era palesemente una foglia di fico: la Democrazia cristiana aveva governato il paese con la maggioranza relativa facendo il bello e il brutto tempo, per circa cinquant’anni. Cos’era accaduto in realtà? Queste persone non erano così motivate, non avevano così saldi principi da resistere ai lobbisti che bussavano alle loro porte? Chi lo sa, forse. 

Ma limitiamoci ai fatti. E i fatti sono che, sia nel governo con la Lega sia nel governo con quel Pd che avevano sempre e giustamente disprezzato, nulla sotto il profilo della tutela ambientale e territoriale è andato in porto. Tutt’altro. Un esempio eclatante, la Commissione Ponti (dal nome del responsabile, Marco Ponti) istituita dal ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, Commissione che aveva il compito di fare un’analisi costi-benefici delle singole grandi opere. Le bocciò tutte, e tutte furono autorizzate: anche il Tav, riguardo al quale poi il movimento avrebbe fatto una risibile opposizione di facciata in aula. 

Poi venne la calata di brache: quella di Di Maio, nei suoi vestiti da democristiano e nella sua veste di ministro degli Esteri, che incontra l’imprenditore Salini e riferisce: «”Con le mani l’abbiamo costruito. I costruttori usano le mani. Sono persone semplici, con dei sogni. Vanno a casa con il pane che hanno guadagnato. Io vorrei che questo ponte fosse un messaggio. Che da qui partisse un grande piano per il Paese, di manutenzione, di ricostruzione, che desse lavoro a milioni di persone”. Sono le parole dell’imprenditore Pietro Salini, che ha lavorato alla ricostruzione del nuovo ponte di Genova e che oggi, alla Farnesina, ho avuto il piacere di incontrare. È una persona eccezionale e le sue sono parole reali, che ritraggono il Paese reale» [nota 1].

Roba da stropicciarsi gli occhi e chiedersi se si sogna o si è desti. Conferma del nuovo corso, un’intervista rilasciata da Giancarlo Cancelleri, nella sua veste di vice-ministro dei Trasporti, che auspica una legge per accelerare le grandi opere sul modello del ponte Morandi. E la testata che commenta: ma non erano contrari alle grandi opere?! [nota 2] Ovviamente analisi costi-benefici andata a farsi benedire. E veniamo all’oggi in cui il movimento dice sì ad un governo con dentro addirittura quel Berlusconi a cui Di Maio neppure rispondeva al telefono. E tutto perché? Perché ci sarà il ministero per la Transizione ecologica, voluto e ottenuto da papà Grillo: ma se era così importante perché non l’hanno istituito quando erano al governo?

Concludo. Cosa ci insegna la vicenda del M5s? Che ai fini che preoccupano chi ha a cuore ambiente e territorio non fa nessuna differenza fra chi viene eletto preso dalla strada o chi è in politica per mestiere. Quando sei lì, con un berretto in testa ed un fischietto in bocca, fai quello che ti pare, anzi no, scusate, quello che i soliti noti ti dicono di fare. M5s: il sogno è infranto. Me ne rimane ancora uno: chiudere con la democrazia ed aprire le porte all’epistocrazia. Ma questo è un altro discorso. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.