In ricordo di Angelo Del Boca, ragazzo partigiano e maestro di storia coloniale

Ritratto di Angelo Del Boca di Riccardo Mannelli

È stato per me un maestro di giornalismo e di cultura politica. Scrisse, fra i primissimi, dell’impiego delle bombe e dei micidiali gas all’iprite da parte italiana nella conquista dell’Etiopia, negati invece in maniera assoluta da Indro Montanelli che pure era stato in Africa Orientale. Come altri ragazzi (era nato nel 1925), era cresciuto in pieno fascismo e portato ad entrare volontario nella divisione repubblichina “Monterosa” scoprendo subito con orrore l’errore mortale commesso. Disertò con coraggio diventando uno dei più giovani comandanti partigiani di Giustizia e Libertà nell’Oltrepò piacentino, a contatto con Italo Pietra


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

ANGELO DEL BOCA, scomparso in questi giorni a Torino, è stato anche per me un maestro di giornalismo e di cultura politica. Venne al “Giorno” dove io lavoravo sin da ragazzo, chiamato da Italo Pietra a reggere la pagina dei libri e della cultura all’inizio degli anni ’70. Non poté esercitare a lungo quel lavoro perché con la vittoria del centrodestra e con il susseguente governo Andreotti-Malagodi, nel 1972, Italo Pietra venne subito licenziato e sostituito con Gaetano Afeltra che impresse al giornale del centrosinistra una radicale svolta di segno opposto, recuperando modelli di giornalismo obsoleti (il suo idolo era Orio Vergani) e non utilizzando tecnologie d’avanguardia già presenti (la prima rotativa a colori per carta di giornale, un sistema di trasmissione elettronica che già anticipava la trasformazione successiva). 

Il generale Badoglio in Africa orientale nel 1935 nella guerra coloniale in Etiopia

Angelo Del Boca venne praticamente messo subito da parte e rinchiuso in un ufficietto praticamente a far nulla perché considerato un “nemico” (e certo non nascondeva la sua opposizione, per quel che poteva, politica e professionale al nuovo corso). Afeltra, senza saperlo, fece la fortuna di Del Boca che, fra una battaglia redazionale e un’altra, promosse dal Comitato di redazione che presiedevo e che era stato eletto alla unanimità, poté dedicarsi agli studi sul colonialismo italiano in Libia e in Africa Orientale che conosceva già da inviato, prima del “Giorno”, della “Gazzetta del Popolo” avanti che questa diventasse un quotidiano filo-democristiano. 

C’era un punto polemico sul quale Del Boca batteva e ribatteva, senza però poterne avere prove concrete: l’impiego cioè delle bombe e dei micidiali gas all’iprite da parte italiana nella conquista dell’Etiopia, negati invece in maniera assoluta da Indro Montanelli che pure era stato in Africa Orientale. Quando gli archivi sulla guerra coloniale fascista vennero desecretati, mi chiese di rivolgere una precisa interrogazione parlamentare in proposito ai ministri degli Esteri e della Difesa e la risposta, inequivocabile, diede ragione a Del Boca. 

Angelo Del Boca fu uno dei più giovani comandanti partigiani di Giustizia e Libertà

Vorrei ricordare anche un significativo precedente giovanile dell’amico scomparso. Come altri ragazzi (era nato nel 1925), era cresciuto in pieno fascismo e portato ad entrare volontario nella divisione repubblichina “Monterosa” scoprendo subito con orrore l’errore mortale commesso. Disertò con coraggio diventando uno dei più giovani comandanti partigiani di Giustizia e Libertà nell’Oltrepò piacentino, a contatto con Italo Pietra che agiva nel confinante Oltrepò pavese. 

Contribuì così attivamente alla liberazione della stessa Piacenza ed era furibondo con Giampaolo Pansa che, dall’elegia poetica (sbagliata) di una Resistenza senza contrasti fra Genova e il Po (dove invece comunisti e giellini erano spesso in aperto contrasto), era transitato, o trasvolato, alla sua sostanziale denigrazione. Un maestro di giornalismo e di saggistica storica Angelo Del Boca certamente e fino all’ultimo un testimone dell’Italia riformatrice per la quale si era battuto sin da quel terribile 1944-45. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.