Tra sviluppo e ambiente in Kazakistan, è l’antilope saiga al centro del dibattito pubblico

Saiga, antilope centro asiatica in via di estinzione; sotto il titolo, estrazione del petrolio nel deserto kazako

Il gigante centroasiatico è il paese più sviluppato della regione e la sua economia si basa sulle materie prime, soprattutto sull’estrazione del petrolio. Il governo ha progettato l’autostrada Nur-Sultan-Arkalyl-Turgai-Irgyz-Shalkar con cui unire le regioni di Akmola e Aktobe. La zona interessata dalla nuova strada è una porzione dell’habitat di una rara specie di antilope, la saiga. Diffusa tra Asia Centrale, Russia e Mongolia, con un naso a forma di proboscide, è una specie in via di estinzione. Un conflitto che rimanda al nodo centrale: come sviluppare il Paese quando finiranno i soldi del petrolio


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SVILUPPO ECONOMICO o conservazione dell’ambiente? Agli occhi di molti, il quesito appare inutile, viste le nuove tecnologie che possono coniugare sia lo sviluppo economico sia il mantenimento delle peculiarità ambientali di un territorio. Ma questa è una risposta che solo pochi paesi al mondo posso permettersi di dare. In altri casi lo sviluppo economico o è un imperativo o viene preferito perché ritenuto in ogni caso più conveniente. Il Kazakistan è uno dei paesi che si trova tra queste due categorie. Il gigante centroasiatico è il paese più sviluppato della regione e la sua economia si basa sulle materie prime, soprattutto sull’estrazione del petrolio. Grazie a questo settore, dagli anni dell’indipendenza la crescita annuale del Pil è stata negativa solo occasionalmente, in concomitanza con crisi e contrazioni relative al prezzo del petrolio e alle sue esportazioni. Ovviamente, con la pandemia di Covid 19 l’economia è tornata a contrarsi nuovamente, accentuando un problema che già era ben conosciuto a Nur-Sultan: come sviluppare l’economia del paese quando i redditi provenienti dal petrolio non potranno più farlo? 

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Nell’utilizzo dei proventi del petrolio, le città che ne hanno giovato di più sono le grandi città del paese e le città delle zone di estrazione (soprattutto Aktay e Atyray, sul Mar Caspio). Sviluppare altri settori significa costruire nuove infrastrutture e coinvolgere maggiormente quelle frange della popolazione che non vivono in quelle città toccate dai soldi del petrolio. In altre parole, anche gli abitanti degli innumerevoli villaggi sparsi per il paese. Questi villaggi sono generalmente composti da poche case di cemento, spesso neanche intonacate, dove i servizi essenziali (acqua ed elettricità) sono molto scadenti. Sono raggiungibili con strade non asfaltate e isolati durante tutto l’inverno. 

Costruire infrastrutture significa migliorare le condizioni di vita di queste persone ma anche favorire gli investimenti interni al Paese. Tra i progetti che il governo kazako ha pensato negli anni scorsi c’è la costruzione dell’autostrada Nur-Sultan-Arkalyl-Turgai-Irgyz-Shalkar che dovrebbe unire le regioni di Akmola e Aktobe e che fa parte di un più grande progetto infrastrutturale che deve collegare la Cina al Caspio. Gli obiettivi del progetto, elencati in un report del 2016 sono: abbassare i tempi per gli spostamenti tra le due regioni, abbassare il costo degli spostamenti, ampliare le possibilità lavorative per la popolazione. Contemporaneamente verrebbero costruite delle strade secondarie di collegamento tra i vari villaggi e cittadine con l’autostrada principale. 

Barakat market, Dushanbe (Kazakistan)

Negli ultimi mesi, la costruzione dell’autostrada ha reso lo scontro tra sviluppo e conservazione dell’ambiente più tangibile. La zona interessata dalla nuova strada è una porzione dell’habitat naturale di una rara specie di antilope, la saiga. La peculiarità di questa antilope è il suo naso, totalmente differente da quello di altre antilopi perché ricorda una proboscide. La saiga è diffusa tra Asia Centrale, Russia e Mongolia ed è una specie in via di estinzione per la drastica riduzione della sua popolazione avvenuta negli ultimi anni dovuta a un virus che colpiva il suo particolare naso. La conservazione di questo animale è estremamente complessa e la costruzione dell’autostrada da Nur-Sultan e Shalkar rappresenta un serio rischio per questo animale, perché taglia in due il territorio percorso delle rotte migratorie seguite durante l’anno. La saiga infatti emigra per riprodursi. 

Per risolvere questo problema, nella costruzione sono stati previsti dei sottopassaggi per permettere alle mandrie di non fermarsi. Ma molti esperti ritengono che questa non sia una buona soluzione e che la strada possa essere riprogettata, il che comporterebbe maggiori costi per le imprese coinvolte. Le critiche erano attese dal governo, visto che le soluzioni erano già state previste nel report del 2016. La preferenza per lo sviluppo economico era quindi la scelta di Nur-Sultan. Il problema è che nelle ultime settimane un censimento degli esemplari di saiga ha visto un incremento nella popolazione, fino a raggiungere circa le 842.000 unità in due anni. Un tale cambiamento metterà pressione sugli amministratori, ma i dubbi che continuino a preferire opere infrastrutturali al mantenimento delle caratteristiche ambientali rimane molto alto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Dopo la laurea in Scienze politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università RomaTre mi sono trasferito prima in Estonia, poi nel Regno Unito e successivamente in Kazakistan per conseguire il Master in Studi Eurasiatici. Mi occupo di politica internazionale e dell'Asia Centrale anche per il Caffè Geopolitico e L'Osservatore Romano. Tra i paesi in cui ho vissuto per studio o per esperienze lavorative ci sono anche gli Stati Uniti, Spagna e Ungheria. In tutti questi paesi, l'obiettivo è stato di immergersi nella cultura locale