Nato “grillino”, il Movimento 5 Stelle sarà divorato da Crono, figlio di Urano?

Fra di loro vige l’autorità più assoluta del Capo che ogni tanto scende a Roma e dall’Hotel Forum impone più o meno coloritamente la linea. Il movimentismo promette mari e monti e poi mantiene poco, perché non possiede gli strumenti amministrativi e politici di governo. La sintonia maggiore l’avevano trovata con Giuseppe Conte, berteggiato dai commentatori dei maggiori giornali benché abbia dimostrato una sua statura politica. Grillo è nel pallone e forse gli importa solo del figlio. Ma qui c’è in gioco la “ricostruzione” di un centrosinistra a forte connotazione ambientale. C’è in gioco la democrazia


Il commento di VITTORIO EMILIANI

Il movimentismo non possiede strumenti amministrativi e politici di governo

VOGLIAMO NOBILITARE Grillo e le sue sfuriate contro tutto e tutti? Ci tocca scomodare la mitologia greca e arrivare sino a Crono, figlio di Urano, il quale, essendogli stato vaticinato che uno dei figli l’avrebbe soppiantato di brutto, se li mangiava tutti e così eliminava il problema in sé, alla radice. Il Movimento 5 Stelle nasce “grillino”, coi vaffa contro ogni classe dirigente, entra in Parlamento per aprirlo come una scatola di sardine. Appena qualcuno dissente – vedi il sindaco di Parma Pizzarotti e altri emiliani – viene espulso senza remissione. Altro che movimento libertario. Fra di loro vige l’autorità più assoluta del Capo che ogni tanto scende a Roma e dall’Hotel Forum impone più o meno coloritamente la linea. Ma governare è cosa più complessa del radunarsi in massa nelle piazze a gridare “Vaffa” a questo o a quest’altro. Il movimentismo ha gravi limiti: promette mari e monti e poi mantiene poco, perché non possiede gli strumenti amministrativi e politici di governo. Però se li deve creare, se non vuole rimanere un bagno di folla che si fa coraggio da sé.

Giuseppe Conte fa bene a non volere sulla testa Grillo vociante e straparlante

I 5 Stelle sono stati al governo in varie situazioni. La sintonia maggiore l’avevano trovata con Giuseppe Conte, berteggiato dai commentatori o narratori dei maggiori giornali i quali, ad esempio, non hanno mai accettato e non accettano che l’avvocato di un paesello, Volturara Appula, di poche centinaia di abitanti nell’alto Foggiano, abbia dimostrato segni palesi di miglioramento nei comportamenti politici e di governo. Non hanno mai accettato che sia “andato a scuola” sia pure non organicamente a Villa Nazareth presieduta allora da un genio della diplomazia, il cardinale Achille Silvestrini (per tutti don Achille) e diretta all’epoca dall’attuale segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin che con Conte ha sicuramente mantenuto utili rapporti. Mi stupisce che neppure un commentatore politico fine come Fabio Martini della Stampa abbia indagato su questo aspetto fondamentale di Conte. Giusto che egli non voglia sulla testa o sulle spalle Grillo vociante e straparlante (pensate alla difesa preventiva del figlio e agli insulti distribuiti ora, tutti “coglioni”, lui solo baciato dall’intelligenza per giunta politica?), ma pretenda di riformare in modo serio un movimento che sbanda dai fedeli di Grillo a ministri, sottosegretari, sindaci che stanno facendo bene il loro mestiere di democratici.

In gioco c’è la ricostruzione di un centro sinistra a trazione ambientalista e la democrazia

Mentre scrivo non so come finirà e però sin qui Conte ha fatto bene a non accettare pateracchi compromissori. Ha una sua statura politica e una popolarità che dura nel tempo (anche perché sul piano ambientale Draghi ha subito e subisce troppo l’egemonia rozza della Confindustria di Bonomi che vorrebbe far passare il micidiale idrogeno blu (prodotto col gas) fra le “fonti rinnovabili” di energia). I 5 Stelle o comunque una forza di spinta al rinnovamento hanno bisogno di lui. Nel Pd non emerge una sinistra rossoverde capace di imprimere una sterzata decisa a questa formazione politica che – diciamolo – è nata con tanta Margherita, con un ex Pci che ostinatamente ha rifiutato l’Europa delle socialdemocrazie, col risultato di liquefarsi. Può bastare Cuperlo?  

Qui, se non stiamo ben attenti, ci ritroviamo al governo un centrodestra che rifiuta (Giorgia Meloni in primo luogo) di considerare il fascismo, il mussolinismo come una delle tragedie più crudeli patite da questo Paese con una guerra devastante, con decine e decine di migliaia di morti, con le leggi razziali e le deportazioni nei campi dai quali sono tornati in pochi, con città ridotte a cumuli di macerie. A Roma abbiamo già “assaggiato” un sindaco come Gianni Alemanno che, accolto dal saluto romano dei suoi fedelissimi, ha concluso con un bilancio desolante da tutti i punti di vista. Grillo è nel pallone e forse non gliene importa di nulla se non del figlio. Ma qui c’è in gioco ben altro. C’è in gioco la “ricostruzione” di un centrosinistra  a forte connotazione ambientale. C’è in gioco la democrazia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.