La disperazione di una donna ucraina davanti alla propria casa distrutta

L’invasione dell’Ucraina mette in second’ordine tutto il resto, a cominciare dalla crisi climatica. L’ultimo rapporto dell’Ipcc (il foro scientifico dell’Onu) pubblicato quattro giorni dopo il primo missile dell’armata russa su Kiev ci dice che tre miliardi e mezzo di persone già oggi sono vulnerabili ai cambiamenti climatici, e metà della popolazione mondiale soffre gravi carenze d’acqua. Ai ritmi attuali, il Polo Nord sarà completamente privo di ghiaccio nella stagione estiva prima del 2050. Fermare la guerra con la diplomazia è ritrovare uno scopo comune tra Est ed Ovest. Questo ha davanti oggi un’Europa messa davanti al proprio destino, consapevole del proprio ruolo in un mondo multipolare 


Questo editoriale apre il numero 27 del nostro magazine distribuito nelle edicole digitali dall’1 giugno 2022

L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

VOLODYMYR ZELENS’KYJ CHIEDE armi, Joe Biden stanzia altri 45 miliardi di dollari per mandargliele, Boris Johnson intensifica il lavoro sul campo dei propri corpi speciali, Vladimir Putin rosicchia altri pezzi di Donbass, l’Europa (senza leadership) cerca ancora una parte chiara in …tragedia. Una spirale che si avvita su se stessa. Su se stessa si avvita anche la spirale della crisi climatica. Mille scienziati di discipline diverse hanno elaborato 34mila studi singoli che documentano i danni irreversibili causati dal riscaldamento globale. È quel che racconta l’ultimo rapporto dell’Ipcc (il foro scientifico dell’Onu) pubblicato quattro giorni dopo il primo missile sparato dall’armata russa su Kiev. Un quadro allarmante cancellato dai radar dell’informazione mainstream con l’elmetto abbassato sugli occhi.

Profughi climatici. Tre miliardi e mezzo di persone sono oggi vulnerabili ai cambiamenti del clima; metà della popolazione mondiale soffre gravi carenze d’acqua

Tre miliardi e mezzo di persone già oggi sono vulnerabili ai cambiamenti climatici, e metà della popolazione mondiale soffre gravi carenze d’acqua. Una persona su tre subisce uno stress da calore mortale: un numero destinato ad aumentare tra il 50 e il 70% entro la fine del secolo. Ai ritmi attuali, il Polo Nord sarà completamente privo di ghiaccio nella stagione estiva prima del 2050. Se abbiamo richiamato qualche dato prodotto dalla comunità scientifica è per ricordare che siamo entrati nel cinquantesimo anniversario del “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, a cui questi dati sono, scientificamente, debitori. 

“The Limits to Growth” fu pubblicato nel 1972 dal “Club di Roma”, un sodalizio di una trentina di scienziati, economisti, umanisti, industriali, di dieci paesi diversi, che avevano cominciato a discuterne nel 1968. Sollecitati da Aurelio Peccei, imprenditore e manager Fiat, commissionarono al Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston una proiezione matematica dell’economia mondiale e della natura. Proposero di usare, allo scopo, il metodo olistico, considerando il sistema Terra un tutt’uno interdipendente. Per la prima volta si utilizzarono modelli dinamici computerizzati mettendoci in guardia sulle conseguenze ambientali ed economiche della crescita incontrollata della popolazione e della produzione industriale. Il nuovo paradigma emise un verdetto che non lasciò dubbi: la crescita economica ponderata avrebbe superato le risorse planetarie. L’umanità intera sarebbe stata esposta a un rischio catastrofico. 

La nostra fragile “biglia blu” vista dalla luna, fotografata da Frank Borman dalla capsula dell’Apollo 8, alla vigilia di Natale del 1968, sette mesi prima dello sbarco sulla Luna

Con 12 milioni di copie vendute in trenta lingue diverse, si trattò del più grande successo editoriale di sempre nella letteratura sull’ambiente e l’ecologia. Cinquant’anni dopo, con innumerevoli summit globali, conferenze e trattati, studi e ricerche, sappiamo — per esperienza diretta vissuta sulla nostra fragile “biglia blu” — che la crescita economica mondiale sta oltrepassando (punto primo) la disponibilità delle risorse della Terra, superando le “soglie planetarie”; l’umanità riscalda il Pianeta distruggendo l’habitat di milioni di altre specie viventi (è il secondo punto fermo), inquinando aria, acqua e suolo; l’emissione di gas serra, la distruzione delle foreste, l’avvelenamento dei fiumi (in terzo luogo) non saranno fermati dalla mano invisibile del mercato: su questo Adam Smith non ci ha preso proprio.

Un passo avanti nella battaglia del clima, effettivamente, oggi c’è, grazie all’intreccio virtuoso delle discipline scientifiche tra scienze naturali, scienze politiche e scienze umane. Capiamo meglio la differenza tra “crescita economica” e sviluppo effettivo. È chiaro — oggi più di ieri — che il vero progresso è migliorare il benessere dell’umanità, costruendo equità e giustizia. L’esatto opposto di quanto ha rimesso in moto la spirale bellica. Ponendo di nuovo l’Europa davanti al suo destino. La pandemia da Covid-19 aveva prodotto nel luglio del 2020 “Next Generation Eu”, una massa enorme di risorse messe a disposizione per ricucire il tessuto sociale ed economico lacerato dallo “spillover” di un microscopico virus: rischiano oggi di essere dissipati per pagare i danni di una guerra dissennata. L’aggressione di Putin all’Ucraina ha generato nel mese di maggio il Piano “Re Power Eu”: una spinta decisa per uscire dai combustibili fossili, carburante geo-politico anche di questo conflitto, che brucia vite umane e alza — di per se stesso — la temperatura del Pianeta. 

Profughi di guerra. La diplomazia può ritrovare uno scopo comune tra Est ed Ovest; è il compito di un’Europa consapevole del proprio ruolo nel mondo multipolare

Fermare la guerra con la diplomazia è ritrovare uno scopo comune tra Est ed Ovest, nel nostro Continente e non solo. Questo ha davanti oggi un’Europa consapevole del proprio ruolo in un mondo multipolare non governato dalla voracità del complesso militare-industriale. Ad andare in questa direzione è anche tanta parte della realtà economica ed imprenditoriale del nostro Paese, come possiamo leggere nel numero 27 del nostro magazine quindicinale. Un motivo di speranza e di impegno comune in più per “Sole, Vento e Libertà”, se restituiamo al vocabolario della politica — statale e regionale — la parola “programmazione”. Non è poco, con questi chiari di luna. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi qui il sommario del quindicinale n. 27 (1-15 giugno 2022)

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.

-