L’assalto dei fascisti al sindacato, come un secolo fa. La controprova è servita

Se c’è una parola impronunciabile dalle bocche dei fascisti è “libertà”. Il Green pass e i raid contro i lockdown necessari a salvarci la pelle sono solo il pretesto dell’esercizio manesco per i loro obiettivi eminentemente politici. La svolta autoritaria è nei loro geni. La Meloni biascica di «regime» a proposito del Ventennio senza riuscire a pronunciare la parola dittatura, nonostante le generose lezioni di «bon ton» dei commentatori politici mainstream per insegnarle ad usare coltello e forchetta al tavolo del Big Talk generalizzato. Chiediamoci oggi chi ha gonfiato ieri il nuvolone nero addensato sulle nostre teste 


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

Roberto Fiore nel cerchio a destra e Giuliano Castellino a sinistra guidano l’assalto alla Cgil

SE CI VOLEVA la controprova, eccola. Il Green pass è solo l’ultimo pretesto. E l’assalto alle sedi del sindacato è arrivato, come tutti i segni premonitori facevano vedere da mesi. Prima i blocchi stradali e le intimidazioni contro i lockdown, ora l’attacco frontale. Non alle sedi istituzionali, come i loro “nipotini a stelle e strisce” di Capitol Hill indottrinati da Steve Bannon ed aizzati direttamente da un Donald Trump fuori controllo. Lì, davanti al Parlamento e a Palazzo Chigi, i presidi delle forze dell’ordine hanno dissuaso gli assalitori. Per i fascisti serviva un assaggio e l’hanno fatto alla sede della Cgil, il più grande sindacato dei lavoratori italiani.

Per chi ha la memoria corta, e tresca politicamente con loro, occorre ricordare che la marcia su Roma fu preparata dagli assalti alle Camere del lavoro, violate e devastate come si è fatto sabato 9 ottobre alla sede nazionale del sindacato fondato da Giuseppe Di Vittorio il 3 giugno 1944 (giorno in cui il socialista Bruno Buozzi fu ucciso dai nazisti), mettendo insieme comunisti, socialisti, cattolici e azionisti. Diretto per lunghi anni da Vittorio Foa, Luciano Lama e Bruno Trentin, dopo che fu sciolta per tutto il Ventennio fascista la Confederazione Generale del Lavoro nata nel 1906. I fascisti del Terzo Millennio non potevano che rinverdire queste loro fetide radici.

Se c’è una parola impronunciabile dalle bocche dei fascisti è “libertà”. Il Green pass e, dapprima, i raid contro i lockdown necessari a salvarci la pelle sono solo il pretesto dell’esercizio manesco per i loro obiettivi eminentemente politici. La svolta autoritaria è nei loro geni. Il loro modus operandi è — al solito — il cerchio concentrico. Il nucleo centrale è costituito da Forza Nuova e Casa Pound, costituite dopo la svolta di Gianfranco Fini a Fiuggi che qualche anno dopo arrivò a definire il fascismo «male assoluto» — a fatica, ma lo fece con coraggio politico. 

Uno squadrista di Forza Nuova al corteo neo fascista ieri a Roma culminato nell’assalto alla Cgil

Altro che un semplice «regime» come ha biascicato sulla dittatura fascista la sua figlioccia “Giorgia, donna, madre e cristiana”, dopo l’inchiesta con cui Fanpage nei giorni scorsi ha documentato i traffici per drenare il denaro dei fascisti milanesi ed eleggere parlamentari europei e consiglieri comunali sotto il simbolo di Fratelli d’Italia, con la fiamma sempre ardente del fascismo in primo piano nel loro simbolo. Alla Meloni, invece, affiancata dalla figlia di Pino Rauti nazi-fascista capo di Ordine Nuovo foraggiato dai latifondisti calabresi, non le sale proprio il rigetto di un passato carico di lutti, violenze e guerre, nonostante le generose lezioni di «bon ton» elargite dai commentatori politici mainstream, su come usare coltello e forchetta al tavolo del Big talk generalizzato. E questo è il secondo cerchio. Il cerchio più largo è stato sinora la Lega salviniana, che ha flirtato a lungo con Casa Pound, da cui ha copiato il suo slogan vincente “Prima l’Italia”: per chi volesse capire davvero la parabola salviniana, la lettura del libro “I Demoni di Salvini” di Claudio Gatti è caldamente consigliata. 

Senza chiedersi  — e una volta per tutte — chi ha gonfiato il nuvolone nero che si addensa sulle nostre teste, ci auto condanneremmo a rivivere altre tragedie, come se gli anni Settanta (cinquant’anni fa) non avessero insegnato nulla. I diecimila per le strade di Roma ieri non sono, per fortuna, tutti fascisti. Domandiamoci chi ha alimentato, allora, la classica zona grigia in cui allignano i sovranisti di ieri e di oggi. Meditate bene grillini, meditate. Fatelo anche voi ed in fretta. Vi dice nulla il percorso di tal Gianluigi Paragone? Vessillifero della Lega prima (lucrando persino la vice direzione di Rai 2 in quota Carroccio), infiltrato nei 5 Stelle poi per farsi eleggere al Senato e far da sponda a Salvini nel governo giallo verde, capopopolo dei No vax a Milano per entrare in Consiglio comunale. E non è ancora tutto.

I tentativi di sminuzzare il nodo politico e la portata dei fatti di ieri comincerà oggi stesso. Con le notazioni tecniche su come gestire la piazza degli squadristi, lasciando sempre liberi di scorrazzare i soliti Roberto Fiore e Giuliano Castellino (quest’ultimo sottoposto a sorveglianza speciale con braccialetto elettronico). Al loro seguito l’ineffabile avvocato Carlo Taormina teorico (si fa per dire) della cosiddetta “dittatura sanitaria” che sarebbe imposta agli italiani. Eppure c’era una volta il reato di apologia di fascismo scolpito nella XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista che impone di sciogliere le organizzazioni fasciste. C’è ancora? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.