Giorgio Parisi, un Nobel per la Fisica e l’impatto sociale e ambientale della scienza

Giorgio Parisi ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica a 73 anni

La particolare sensibilità che Giorgio ha sempre mostrato rispetto ai grandi temi di impatto sociale e ambientale ha fatto di lui un “concerned scientist”. Senza grandi clamori. Uno di quelli che pur vivendo nel cuore della scienza non la ritengono “neutra” o “al di sopra delle parti”. E non solo per le dichiarazioni, da Nobel, sulle gravi preoccupazioni per i ritardi sul clima o le ulteriori potenzialità dell’energia solare; aveva già lanciato nel 2019 un corso per studenti e insegnanti “I Lincei per il clima”. Così si schierò contro il nucleare anche nel referendum del 2011, quando gli era stata appena conferita la medaglia Planck per la Fisica, un premio ‘fratello’ del Nobel


Il commento di MASSIMO SCALIA, fisico matematico

NEL FIOCCARE DI BIOGRAFIE scientifiche, dove si cimentano con i sistemi complessi e i vetri di spin giornalisti che hanno, in media, una forte diffidenza nei confronti delle quattro operazioni, vale la pena sottrarsi, una via di fuga verso altri aspetti, altre storie. Quel piccolo gruppo di ragazzi, spesso sorridenti, odorava già di “cavalli da corsa” mentre li incontravi nell’atrio di “Fisica Vecchia”, quella dedicata a Marconi, o su nei corridoi dei “teorici”. Era chiaro che si sentivano candidati al Nobel, ma questo ha riguardato generazioni di Fisici e, forse, vale tutt’oggi. Però si sapevano anche divertire, e raccontavano della rappresentazione che avevano inscenato, a casa di uno di loro, della “Lisistrata” con opportuni bastoni di legno sotto le tuniche a rappresentare l’effetto dello sciopero delle mogli. Il più alla mano sembrava quello dall’aspetto un po’ stralunato, con un sorriso largo che sapeva celare o mostrare ironia.

Il professor Parisi è uno dei tre fisici italiani della National Academy of Sciences degli Stati Uniti

E mentre gli altri si sono allontanati nei loro percorsi di fisici teorici, peraltro di gran valore, con Giorgio Parisi è rimasto un rapporto continuo, un coinvolgimento anche con “Quale Energia” prima serie. Nella quale è intervenuto varie volte, per illustrare la storia delle particelle elementari fino al mondo dei quark e dei gluoni con i loro colori o gli sviluppi e i problemi dei supercalcolatori in formidabile sviluppo già a metà degli anni ’80. Per analizzare i rischi connessi all’ingegneria genetica o illustrare la cautela con cui esaminare gli esperimenti della neonata fusione fredda. E come non ricordare un suo intervento, “Dosi e danno” lo titolò Fulvia Sebregondi, la impagabile realizzatrice di QE, a proposito dell’erroneità del concetto di “soglia” nella valutazione dei pericoli indotti da agenti chimici o radiazioni ionizzanti. “Un’idea superata che non scompare, anzi è presente in tutta la legislazione”. Era giugno 1988, come stanno oggi le cose con il concetto di “soglia”?

La particolare sensibilità che Giorgio ha sempre mostrato rispetto ai grandi temi di impatto sociale e ambientale ha fatto di lui un concerned scientist. Senza grandi clamori. Uno di quelli che pur vivendo nel cuore della scienza non la ritengono “neutra” o “al di sopra delle parti”. E non solo per le dichiarazioni, da Nobel, sulle gravi preoccupazioni per i ritardi sul clima o le ulteriori potenzialità dell’energia solare; aveva già lanciato nel 2019 un corso per studenti e insegnanti “I Lincei per il clima”. Così si schierò contro il nucleare anche nel referendum del 2011, quando gli era stata appena conferita la medaglia Planck per la Fisica, un premio ‘fratello’ del Nobel. O quando, nel 2013, accettò di presiedere la Commissione scientifica sul decommissioning, perché a fronte della incompleta conoscenza dei rischi si sentiva impegnato a garantire la sicurezza alle popolazioni rispetto a tutto il ciclo dell’energia nucleare. Una presidenza che abbandonò solo quando, nel 2018, ha assunto quella dell’Accademia dei Lincei.

Che altro dire, dopo la valanga di premi che ha costellato la sua carriera di scienziato, se non «Complimenti Giorgio, che gioia! Era ora che te lo riconoscessero!» A uno che le sue ricerche le ha svolte eminentemente nel nostro Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il commento di Massimo Scalia è stato pubblicato anche su “Quale Energia” (https://www.qualenergia.it/articoli/nobel-giorgio-parisi-attenzione-al-clima-e-suoi-articoli-su-prima-serie-qualenergia/); lo splendido intervento del professor Parisi in Parlamento venerdì 8 ottobre è visibile qui (dal minuto 42:20 al minuto 51:30): https://webtv.camera.it/evento/19023

About Author

Massimo Scalia (1942), scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia