Scomparso a 87 anni nella sua casa di Bologna, il primogenito di Natalia e Leone Ginzburg era nato a Torino nel 1939. Ha aperto la strada a un metodo storico che ha fatto proseliti in tutto il mondo. Facendo parlare la vittima, il represso o l’emarginato ha fatto il contropelo alla storia ufficiale. E, attraverso casi individuali controversi, ha offerto una chiave originale e inedita per comprendere fenomeni storici più ampi e smascherare la menzogna ideologica del potere politico e religioso. Vogliamo ricordarlo qui con profonda gratitudine per la sua preziosissima collaborazione nella messa a punto dell’appello contro l’usurpazione — ad opera di un gruppo di neofascisti camuffati da “patrioti”, guidati da Carlo Taormina — del nome de “L’Italia Libera”, quotidiano del Partito d’Azione diretto dal padre Leone Ginzburg e da noi rilanciato nel 2000. Una impostura denunciata da più di cento intellettuali e antifascisti che, dal 5 febbraio del 2021, campeggia sulla home page del nostro giornale

◆ Il ricordo di IGOR STAGLIANÒ
► Il Maestro della “microstoria”, capace di riconoscere il mondo in un frammento, si è spento a Bologna nella notte tra il 16 e il 17 giugno. Le sue ricerche storiche svolte in Italia e nelle università americane (Harvard, Yale, Princeton e Ucla in California) hanno lasciato un’impronta profonda nella storiografia contemporanea, tradotte e pubblicate in tutto il mondo. Il suo metodo accademico si è caratterizzato nel «cercare di leggere tutti i documenti contro le intenzioni di chi li ha prodotti, andando oltre la versione ufficiale degli eventi e restituendo voce a chi raramente trovava spazio nei grandi racconti» dei vincitori. Facendo parlare la vittima, il represso o l’emarginato ha fatto il contropelo alla storia ufficiale. E, attraverso casi individuali controversi, ha offerto una chiave originale e inedita per comprendere fenomeni storici più ampi e smascherare la menzogna ideologica del potere politico e religioso.

Da «ebreo diasporico», Carlo Ginzburg non ha fatto mancare la sua voce neanche sulle malefatte del governo di Benjamin Netanyahu. Gaetano Lettieri sul quotidiano “il manifesto” ha ricordato in questi giorni come, ne “Il vincolo della vergogna” pubblicato da Adelphi, Carlo Ginzburg abbia solidarizzato «con le vittime palestinesi di Gaza contro la politica bellicistica di Israele, che risponde alla barbarie di Hamas moltiplicando barbarie e contribuendo ad alimentare l’antisemitismo: occorre prospettare una modalità di presa di distanza storica, in nome dei diritti universali dell’umanità, nei confronti di una identità teologico-politica non aperta alle ragioni dell’altro».
Carlo Ginzburg, primogenito di Natalia e Leone Ginzburg, vogliamo ricordarlo qui con profonda gratitudine per la sua preziosissima collaborazione nella messa a punto dell’appello “All’armi son fascisti!” contro l’usurpazione — ad opera di un gruppo di neofascisti camuffati da “patrioti”, guidati da Carlo Taormina — del nome de “L’Italia Libera”, quotidiano del Partito d’Azione diretto dal padre Leone Ginzburg e da noi rilanciato nel 2000. Una impostura intollerabile denunciata da più di cento intellettuali e antifascisti che, dal 5 febbraio del 2021, campeggia sulla home page del nostro giornale [clicca qui], con la prima firma di Ferruccio Parri jr. (nipote del primo presidente del Consiglio dei ministri a capo di un governo di unità nazionale istituito alla fine della seconda guerra mondiale) a cui il celebre storico volle cedere il passo. A cui si aggiunse, qualche giorno dopo, anche la firma della sorella Alessandra Ginzburg. La più piccola dei tre figli di Natalia e Leone era ancora in fasce quando, all’alba del 21 novembre 1943, Adriano Olivetti bussò alla porta del piccolo appartamento in Via delle Province in cui la famiglia si era rifugiata dopo tre anni di confino per metterli in salvo in un convento di suore. Il giorno prima Leone era stato arrestato dalla polizia fascista sui gradini della tipografia di Via Basento 55 dove si stampava l’edizione clandestina del giornale, imprigionato e consegnato ai torturatori nazisti in una cella di Regina Coeli.

Venerdì 19 giugno a Bologna è stato dato l’ultimo saluto a Carlo Ginzburg nel Cortile dell’Archiginnasio. Oggi vogliamo inchinarci alla sua memoria riportando le parole che volle inviarci il 5 febbraio 2024 quando scrivemmo [clicca qui] degli ottant’anni dalla morte in carcere di Leone Ginzburg ad appena trentacinque anni, massacrato di botte dai nazisti: «Caro Staglianò, ho letto il suo articolo con grande commozione. È importante, oggi più che mai, che L’Italia libera ricordi colui che l’aveva diretta. Le sono profondamente grato. Un carissimo saluto, Carlo Ginzburg». Parole che commossero tutta la redazione e continuano a darci forza per non abbassare la guardia mai — come sottolineammo lanciando l’appello — nella lotta contro «i fascisti cosiddetti del terzo millennio, uguali a quelli di sempre, nonostante i loro camuffamenti, le imposture e le sponde politiche ancora oggi con loro compiacenti». Alla moglie Luisa Ciammitti e alle due figlie Lisa e Silvia Ginzburg le condoglianze più sentite di “Italia Libera”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
