Il progetto di quattro installazioni integrate al largo della Sicilia occidentale suscita un mare di discussioni e polemiche: 190 turbine galleggianti alte 300 metri, su 18 milioni di m² di mare. Le piattaforme sono ancorate a circa 78 metri di profondità e soggette a oscillazioni fino a 200 metri in condizioni estreme. Sono collocati al centro del “collo di bottiglia” del Canale di Sicilia: centinaia di specie, molte tutelate a livello internazionale, utilizzano questa rotta come passaggio obbligato tra Europa e Africa in primavera e autunno. Non se ne può prescindere per valutare l’impatto ambientale del progetto. E, se l’eolico offshore è parte necessaria di un mix energetico rinnovabile, la questione non è se costruire impianti eolici in mare, ma come, dove e a quale scala. E con quali garanzie vincolanti di mitigazione ambientale. In aree aperte, con fondali a bassa sensibilità biologica e a distanze adeguate dalle zone protette, essi possono essere realizzati con impatti accettabili, misure di mitigazione rigorose, dimensionate e giuridicamente vincolanti: mitigazioni progettate e quantificate come condizione imprescindibile. L’analisi su un caso emblematico, per capire i problemi sociali e ambientali e agire sul piano politico e istituzionale
◆ L’analisi di AURELIO ANGELINI
► La transizione energetica è la sfida decisiva della nostra epoca. Decarbonizzare completamente la produzione elettrica entro il 2050, come prevede il Green Deal europeo, richiede una mobilitazione tecnologica e territoriale senza precedenti e non ammette scorciatoie: non si può scegliere un solo strumento e rinunciare agli altri. In questo quadro, l’eolico offshore – inclusi i mega-parchi – è parte necessaria del mix energetico rinnovabile. Ma necessario non significa indistinto. La questione non è se costruire impianti eolici in mare, ma come, dove e a quale scala, e con quali garanzie vincolanti di mitigazione ambientale.
La scala come scelta strategica: perché gli impianti medi sono preferibili
La letteratura internazionale converge su un punto: gli impianti eolici di media dimensione: tra 50 e 150 MW; con turbine da 5-10 MW, collocati in aree a minore sensibilità ecologica, offrono il miglior rapporto tra produzione energetica, impatto ambientale e accettabilità sociale. Distribuiti sul territorio, riducono la dipendenza da installazioni singole; integrati con accumulo locale e comunità energetiche, rafforzano la resilienza sistemica. Scozia e Paesi Bassi (programma Hollandse Kust) dimostrano che si possono raggiungere obiettivi ambiziosi senza concentrare l’impatto in ecosistemi fragili. Questo non esclude i mega-parchi. In aree aperte, con fondali a bassa sensibilità biologica e a distanze adeguate dalle zone protette, essi possono essere realizzati con impatti accettabili, purché le misure di mitigazione siano rigorose, dimensionate e giuridicamente vincolanti. La mitigazione non può essere opzionale o differita alla fase operativa: deve essere progettata, quantificata e resa condizione necessaria dell’autorizzazione, con linee guida precise già nella fase di identificazione dell’area idonea.
Un ecosistema unico sotto pressione: i quattro impianti
Il progetto in esame comprende quattro installazioni integrate al largo della Sicilia occidentale: circa 190 turbine galleggianti alte 300 metri, su 18 milioni di m² di mare. Le piattaforme, ancorate a circa 78 metri di profondità e soggette a oscillazioni fino a 200 metri in condizioni estreme, alterano la turbolenza locale, modificano il mescolamento verticale delle acque e perturbano le correnti costiere, con effetti a cascata sulla distribuzione del fitoplancton e sulla produttività primaria. I quattro impianti si collocano a 50–75 km dalla Riserva Naturale Saline di Trapani e Paceco e dai siti Natura 2000 ZPS ITA010028 e ZSC ITA010007, e interessano un’area vasta comprendente siti Ramsar, Important Bird Areas (IBA), ZPS, ZSC, riserve naturali regionali e l’Area Marina Protetta delle Isole Egadi. Non è un’area a bassa sensibilità. Qualora approvati, i quattro impianti dovranno essere valutati in forma cumulativa e sottoposti a mitigazioni specifiche, dimensionate e vincolanti.
L’effetto barriera sull’avifauna: il collo di bottiglia siciliano
Tra le criticità più gravi, sistematicamente sottovalutate nella documentazione progettuale, figura l’impatto sull’avifauna migratrice. La Sicilia occidentale è uno dei principali “colli di bottiglia” migratori del Mediterraneo: centinaia di specie, molte tutelate a livello internazionale nell’intero ciclo biologico, utilizzano questa rotta come passaggio obbligato tra Europa e Africa in primavera e autunno. Le Saline di Trapani e Paceco e la ZPS/ZSC adiacente sono aree di sosta e alimentazione essenziali. I quattro impianti determinerebbero una barriera eccezionale lungo questa rotta: 190 turbine in movimento, alte 300 metri, che le specie in volo non riescono ad aggirare con anticipo sufficiente, specie in condizioni di bassa visibilità o migrazione notturna. Specie ad alta vulnerabilità come il Fenicottero rosa – planatore lento e gregario – e il Falco pescatore – rapace con traiettorie costiere a bassa quota- sono esposte a rischio di collisione elevato e documentato, al pari di aironi, gru, cicogne e numerosi passeriformi notturni. L’assenza di una Valutazione di Incidenza sull’avifauna migratrice, condotta con metodologia radar-ornitologica su base pluriennale, costituisce una lacuna inaccettabile dell’attuale progetto.
Mitigazione ornitologica e acustica e corridoi liberi
Le esperienze operative nei parchi del Nord Europa e della penisola iberica hanno prodotto misure consolidate che devono essere rese vincolanti per tutti i quattro impianti. È vincolante: una campagna radar-ornitologica pre-cantiere (BirdScan, Robin Radar) per definire intensità, quota, direzione e composizione dei flussi migratori; con arresto automatico delle turbine al rilevamento di specie vulnerabili; corridoi liberi da turbine di almeno 2 km, Tra le altre misure, è vincolante: la sospensione dell’esercizio dal 15 marzo al 15 maggio e dal 1° agosto al 31 ottobre. Il rumore operativo cronico a bassa frequenza (10–200 Hz) è incompatibile con la presenza stabile di capodogli e stenelle, specie prioritarie nelle Egadi. Nei parchi di Hornsea e Moray East (UK) specifici protocolli, hanno ridotto del 78% gli episodi di disturbo documentato ai mammiferi marini.
Mitigazione elettromagnetica: tecnologie e standard di interramento
I campi elettromagnetici (EMF) dei cavi di trasmissione alterano orientamento e comportamenti riproduttivi di elasmobranchi, teleostei e tartarughe marine. È vincolante prevedere cavi con doppio schermaggio elicoidale conformi allo standard (Università di Southampton, 2022); interramento a profondità minima di 1,5 m in aree di habitat sensibile, mappate con Remotely Operated Vehicle (Rov), sensori fissi con obbligo di intervento correttivo entro 60 giorni dal superamento delle soglie ICES.
Mitigazione da microplastiche: materiali, ispezioni e fondi obbligatori
Le pale in composito polimerico rilasciano micro e nano-plastiche per erosione salina. Nel Mediterraneo, bacino semi-chiuso, le conseguenze sono più gravi che nel Mare del Nord. È vincolante: pale conformi agli standard con leganti non epossidici e fibre in vetro riciclabile; fondo obbligatorio per la raccolta di materiale polimerico nel raggio di 5 km dall’impianto.
Marine Spatial Planning: zone di esclusione e valutazione cumulativa
La pianificazione spaziale marina integrata è lo strumento sistemico più efficace. Nei modelli danese e tedesco ha prodotto l’esclusione delle zone Natura 2000 con buffer di 4 km e valutazioni cumulative obbligatorie. È vincolante per i quattro impianti: zona cuscinetto di 4 km attorno a ciascun impianto con divieto di pesca a strascico e a circuizione; esclusione permanente di qualsiasi turbina ricadente nelle Aree Marine Protette (Amp) delle Isole Egadi, nelle zone umide di importanza internazionale (Ramsar), nelle Important Bird and Biodiversity Areas (Iba) e nei siti Natura 2000: Zona di Protezione Speciale (Zps) e (Zona Speciale di Conservazione (Zsc); Valutazione di Impatto Cumulativo (Vic) integrata su tutti e quattro gli impianti e sugli altri progetti del Canale di Sicilia (modello norvegese Havvind); monitoraggio triennale indipendente delle popolazioni ittiche nelle nursery, con sospensione dell’esercizio in caso di riduzione documentata superiore al 15% rispetto alla baseline pre-cantiere.
Mitigazione paesaggistica e visiva: un obbligo non negoziabile
La visibilità di 190 turbine alte 300 metri dalle coste di Favignana, Levanzo e Marettimo è un impatto reale. È vincolante: Valutazione di Impatto Visivo (Viv) con simulazione fotorealistica da almeno 20 punti di osservazione con metodologia Scottish Natural Heritage (Snh); colorazione delle turbine per ridure la visibilità diurna del 30-40% rispetto al bianco standard (Wind Energy Institute, 2021); disattivazione dell’illuminazione notturna tra mezzanotte e l’alba, con sostituzione mediante sistemi radar a infrarossi conformi alla normativa ENAC 2024; finanziamento obbligatorio, per tutta la durata della concessione, di un programma di recupero del patrimonio architettonico marinaro e dei paesaggi culturali dell’arcipelago, verificato annualmente dalla Soprintendenza.
Giustizia socioeconomica: compensazioni vincolanti e governance partecipata
La pesca artigianale è l’attività economica principale delle Egadi e subirà una contrazione significativa dello spazio operativo. È vincolante: un Fondo di Compensazione e Sviluppo Locale pari al 3% dei ricavi annuali lordi dell’impianto, destinato alle cooperative di pesca con rendiconto pubblico annuale; la partecipazione di rappresentanti delle comunità insulari a un Comitato di Governance con potere consultivo vincolante sulle decisioni operative che incidono sulla pesca; la preferenza documentata per operatori economici locali negli appalti di manutenzione. Il modello scozzese – dove le cooperative di pescatori siedono nei consigli di amministrazione dei parchi -dimostra che compensazione equa e convivenza sono tecnicamente realizzabili.
Monitoraggio adattativo: la condizione che trasforma le promesse in obblighi
Nessuna misura vale senza un sistema di monitoraggio adattativo con effetti giuridici certi. È vincolante un Osservatorio Ambientale Indipendente, composto da advisor qualificati, ricercatori delle università, dell’Ispra, dell’Infs e di istituti internazionali accreditati, incluso BirdLife International per la componente ornitologica, con accesso illimitato ai dati di impianto e potere di raccomandazione vincolante sulle autorità concedenti; rapporti di stato ambientale annuali, accessibili al pubblico; clausole esplicite nel disciplinare di concessione di sospensione parziale o totale dell’esercizio in caso di impatti superiori alle soglie concordate, senza indennizzo per il concessionario nei casi di inadempienza al piano di mitigazione.
Un paradigma diverso, non un veto
Questa analisi non è un rifiuto dell’eolico offshore. È la richiesta che la transizione energetica rispetti una gerarchia delle soluzioni, privilegiando impianti di media dimensione in aree a minore sensibilità ecologica, e che, dove impianti di grande scala vengano approvati, le misure di mitigazione siano strutturali, dimensionate, vincolanti e verificabili. I quattro impianti al largo della Sicilia occidentale insistono su uno degli ecosistemi marini e ornitologici più delicati del Mediterraneo: un corridoio migratorio di rilevanza continentale, una rete di aree protette internazionalmente riconosciute, comunità di pescatori artigianali e un paesaggio culturale di valore eccezionale. Approvarli senza le garanzie qui descritte non sarebbe una transizione ecologica: sarebbe una riconversione dell’estrattivismo. Applicarle integralmente significa dimostrare che l’Italia è in grado di costruire un sistema energetico rinnovabile all’altezza della propria biodiversità, dei propri paesaggi e delle proprie comunità. © RIPRODUZIONE RISERVATA
