Il governo ha avviato l’iter della delega al governo «in materia di energia nucleare sostenibile» prima che in parlamento venisse ultimato il lavoro dell’indagine conoscitiva attraverso l’audizione di numerosi soggetti sociali ed economici. La Cgil ha motivato la contrarietà ad un eventuale ritorno del nucleare, l’Enel ha fatto intendere che «c’è un tema di de-risking finanziario, che va assolutamente preso in considerazione», e la Banca d’Italia, con lo studio “L’atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia”, ha affermato che l’energia nucleare «difficilmente avrebbe un impatto significativo nel contenimento del livello dei prezzi finali» di energia. Elementi critici di grande valore e significato assieme alle critiche del nucleare nella forma degli Smr avanzate nell’audizione parlamentare da accademici e scienziati come il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi. Un’indagine che avrebbe dovuto indirizzare la delega al governo e non viceversa, con un grande assente dal tavolo: i costi

Un prototipo di Smr ad una esposizione tecnologica in Estremo Oriente

L’analisi di PASQUALE STIGLIANI

In mancanza di “ciccia” sostanziale del nuovo nucleare (a parte le scorie atomiche di sempre che nessuno sa ancora dirci come dovranno essere smaltite), si fa largo la ricerca sul design dei nuovi impianti. Nella pagina quanto è emerso alla Biennale Architettura 2025 a Venezia in una esposizione attraente per iniziativa di Pininfarina, Newcleo e Fincantieri. Le foto sono di Agnese Bedini_DSL Studio pubblicate da “archiportale.com” che qui si ringrazia

Con la conclusione delle campagne elettorali per le votazioni regionali si è risvegliata la propaganda nucleare con una serie di eventi nazionali. Contemporaneamente, sono state riprese anche le attenzioni parlamentari: alla Camera dei Deputati dove si sono conclusi oggi i lavori dell’indagine conoscitiva “Sul ruolo dell’energia nucleare nella transizione energetica e nel processo di decarbonizzazione”, con i voti favorevoli della maggioranza più Azione, l’astensione del Partito Democratico e dei Verdi e quello contrario del Movimento 5 Stelle che ha presentato anche una risoluzione, si attende ora di incardinare il disegno di legge 2669 recante la “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile”, che avverrà probabilmente con il rientro dopo le feste nel nuovo anno.

Chi ha avuto modo di leggere il documento finale dell’indagine avrà potuto notare che nell’impostazione del testo sono stati acquisiti gli elementi che delineano un quadro conoscitivo articolato con numerosi elementi di valutazione, sulla cui base potranno svilupparsi, a livello parlamentare e non, alcune riflessioni sul ruolo e gli spazi dell’energia nucleare nel nostro Paese. Elementi che, nel rispetto delle responsabilità e dei ruoli costituzionali del Parlamento, avrebbero dovuto indirizzare o quanto meno influenzare il processo decisionale dell’esecutivo che invece, in condivisione con le Regioni, ha scelto già da ottobre, molto tempo prima della conclusione dell’indagine, come impostare il disegno di legge sul nucleare, sul quale non si conoscono ancora quali saranno i margini di modifica possibili nel corso dell’esame. 

Con questo non si vuol intendere che le commissioni parlamentari impegnate nell’indagine abbiano perso tempo. Tuttavia, gli elementi di conoscenza forniti nel documento finale dell’indagine parlamentare appaiono certamente orientati verso una decisione precedentemente assunta dal Governo, e non il contrario. Nel merito dei contenuti, è interessante rilevare la mancanza di una conclusione nel testo finale dell’indagine. Inoltre, non sono state riprese diverse posizioni audite, tra le quali quella della Cgil che hanno motivato la contrarietà ad un eventuale ritorno del nucleare, ed altre espresse successivamente allo svolgimento dell’indagine e non considerate come quelle della Banca d’Italia nel “L’atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia”, secondo cui l’energia nucleare «difficilmente avrebbe un impatto significativo nel contenimento del livello dei prezzi finali» di energia.

Nel documento, alle valutazioni contrarie sulla costruzione di nuovi centri nucleari nel Paese fornite da accademici e scienziati, tra i quali anche quello del nobel Giorgio Parisi, si sono contrapposte quelle favorevoli agli Smr della gran parte dei relatori istituzionali. Una posizione condivisa anche dai grandi players dell’energia, tra i quali Edison ed Enel che ha sottolineato la necessità di un sostegno istituzionale nella prima fase, senza però indicare se si riferisse esplicitamente al bisogno di risorse adeguate a carico dello stato.

Tale aspetto, sicuramente non marginale in una valutazione oggettiva che vuol affrontare il tema dei costi del nucleare, risulta essere il grande assente del documento finale dell’indagine, nonostante fosse stato affrontato e approfondito in diverse audizioni. Infatti, nel corso dell’audizione, non è sfuggito come sia stata l’Enel, un campione nazionale dell’energia, a far presente che «c’è un tema di de-risking finanziario, che va assolutamente preso in considerazione». L’affermazione non è stata fatta cadere nel vuoto con la risposta ricevuta dall’audizione del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin, anche questa senza essere ripresa dal documento dell’indagine. Secondo il ministro, per il nucleare ci dovrà essere un sostegno pubblico non ancora quantificato. In riferimento «ai costi, sicuramente sarà possibile prevedere incentivi, come per l’eolico, il solare, attualmente il gas e le altre fonti di energia. D’altronde, essendo previsto anche il mercato dei grandi impianti energivori e delle società di gestione energetica, la collaborazione tra pubblico e privato vedrà una grossa parte di investimenti anche da parte di questi». 

Nulla di nuovo visto che già all’Ansa nel febbraio del 2025 il ministro Pichetto Fratin, aveva espresso l’idea di inserire in bolletta un sostegno per gli operatori del nucleare, aggiungendoli agli oneri pagati dai consumatori o con maggiori oneri nel bilancio. Un dettaglio non banale che, seppur lasciato fuori dalle valutazioni del documento finale dell’indagine parlamentare, indica chiaramente che la propaganda sul ritorno del nucleare non resterà sulla carta solo se lo pagheranno i consumatori con bollette più care rispetto ad oggi.

Intanto, mentre perdiamo il tempo intorno alle facezie sul nucleare futuro, i costi delle energie rinnovabili continuano a scendere: le aste del Gestore dei Servizi Energetici a fine ottobre 2024 per impianti fotovoltaici ed eolici sopra il MWh avevano riconosciuto al soggetto responsabile del progetto un prezzo di circa 67 euro al MWh. Un risultato tuttavia abbondantemente migliorato di oltre 10 euro al MWh dalle aste del cd FER X transitorio assegnate solo pochi mesi dopo nel dicembre 2025 con il quale è stato riconosciuto un prezzo medio di 56,8 euro al MWh, con offerte che hanno raggiunto anche i 45 euro al MWh. Un valore, ricordiamolo, che potrebbe essere ulteriormente e velocemente ridotto, se si rendessero le procedure per la realizzazione degli impianti rinnovabili meno costose. Dobbiamo, difatti, considerare che attualmente circa il 30% del costo riguarda l’autorizzazione, rispetto al costo di produzione dell’energia nucleare indicato dal regolatore francese per il 2026-2028 pari a 60,3 €/MWh. 

 

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Laureato in Scienze Politiche all'Università di Bari e Masterizzato Ridef al Politecnico di Milano e Iuav di Venezia. Esperto di politiche energetiche e sviluppo locale ha lavorato in Ises Italia ed Assosolare. Dal 2013 è stato collaboratore del Senatore Gianni Girotto, già Presidente della Commissione Industria. Attualmente collabora con l'Onorevole Enrico Cappelletti, membro della X Commissione Industria alla Camera.