«Vogliamo fare di Taranto un luogo di ascolto e confronto, perché tra Oriente e Occidente esistono terre che non appartengono a nessuno e storie che appartengono a tutti», ha spiegato in conferenza stampa il direttore artistico Mimmo Mongelli. Fino al 20 dicembre il focus sulla Palestina vedrà dodici film e la presenza dell’ex ministro della Cultura palestinese Atef Abu Saif, che nel suo libro il “Diario di un genocidio” ha raccontato i giorni di Gaza successivi al 7 ottobre, stigmatizzando il genocidio culturale che è stato perpetrato dagli israeliani ai danni del popolo palestinese. Presenti al Festival anche lo storico Luciano Canfora e l’attore Moni Ovadia. La mostra fotografica dedicata alle “Memorie indigene” è un esplorazione alla fine del mondo civilizzato, nella parte del Levante compresa nel Triangolo d’Oro (Laos, Cambogia e Thailandia), attraverso gli scatti di Valentina Belli direttore di fotografia e fotografa italiana tra le più interessanti e graffianti a livello internazionale


◆ La recensione di ANNALISA ADAMO AYMONE

La locandina del Festival di Taranto; sotto il titolo, il direttore artistico Mimmo Mongelli

Cinema, diritti umani e inclusione è l’alchimia narrativa di uno dei più importanti Festival internazionali in termini di ricerca e innovazione, che trova a Taranto l’epicentro magico sul Mediterraneo. Una mostra che quest’anno prende il titolo di “Levante: dove l’Oriente incontra l’Occidente” affrontando, da oggi al 20 dicembre, la sfida di creare sempre nuove relazioni e strategiche connessioni a sostegno del multiculturalismo. Il focus sulla Palestina con 12 film in totale tra corti, documentari e lunghi, vede ospite anche l’ex ministro della Cultura Palestinese Atef Abu Saif, che nel suo libro il “Diario di un genocidio” ha raccontato i giorni di Gaza successivi al 7 ottobre, stigmatizzando il genocidio culturale che è stato perpetrato dagli israeliani ai danni del popolo palestinese. Luciano Cafora con il suo libro “Il porcospino d’Acciaio”, edito da Laterza, e Moni Ovadia con il film “La Terra senza” saranno al centro di altri due incontri di riflessione e di approfondimento. 

Ospite d’onore l’attore Marcello Forte, Palma d’Oro a Cannes, indimenticabile protagonista del film Dogman di Matteo Garrone, la cui presenza sottolinea l’attenzione che il cinema italiano ha sui temi trattati nel Festival e per la sua lunga ed operosa storia, che in questa edizione porta in visione una cinquantina di proiezioni in calendario e venticinque pellicole in concorso, annunciando i focus su Marocco e Iran per le annualità 2026 e 2027. «Vogliamo fare di Taranto un luogo di ascolto e confronto, perché tra Oriente e Occidente esistono terre che non appartengono a nessuno e storie che appartengono a tutti», ha spiegato in conferenza stampa il direttore artistico Mimmo Mongelli. Dalla sezione ai film in concorso ai workshop con professionisti del cinema, la Mostra del cinema di Taranto si connette ai paesi che si affacciano sul grande mare fino all’Asia estrema. La mostra fotografica dedicata alle “Memorie indigene”, infatti, è un esplorazione, nel reale e nell’esistente, alla fine del mondo civilizzato, nella parte del Levante compresa tra il Triangolo d’Oro il Laos, la Cambogia e la Thailandia, attraverso gli scatti di Valentina Belli direttore di fotografia e fotografa italiana tra le più interessanti e graffianti a livello internazionale. 

Valentina Belli (dalla sua pagina Facebook)

Una mostra che ci interroga, ci chiama a ripensare i possibili sviluppi dell’umanità e a tutte quelle strade scartate che, invece, abbiamo l’obbligo di proteggere prendendo prima di tutto le distanze da una concezione globalizzata e globalizzante, che guardando meramente al profitto rischia di travolgere anche la nostra civiltà. Le note di Valentina Belli costituiscono gli appunti presi sul posto, un vademecum essenziale per approfondire, che vengono riportati nella leggenda della mostra in modo integrale, per testimoniare in tutta la sua autenticità il lavoro di ricerca e riemersione che attraverso i dialoghi e l’osservazione l’artista ha compiuto con i nativi in quelle terre meravigliose. Nella striscia di terra tra i terreni coltivati delle campagne cambogiane e l’inizio della foresta di Angkor intorno a Siem Reap è, altresì, ambientato il film di Valentina Belli, proiettato nell’ambito della IX edizione della Mostra del cinema di Taranto, dal titolo “Dove i Bambù crescono forti” e con la voce narrante di Giancarlo Giannini. Un film che conferma l’esplorazione profonda, acuta e poetica dell’artista che nel porre l’accento sul rapporto Uomo-Natura non perde mai l’occasione di valorizzare la tradizione, la cultura immateriale e la Memoria. 

L’esposizione degli scatti fotografici della Belli, come anche il suo film, costituiscono una grande occasione per ripensare al dovere di difendere ciò che ancora la globalizzazione non ha travolto e soppresso, su quanto ci sia ancora da dire sulla vita fuori dal mondo globalizzato, perché mettere «in discussione – come dice Zygmunt Bauman – le premesse apparentemente indiscutibili del nostro modo di vivere può essere considerato il più urgente dei servizi che dobbiamo svolgere per noi stessi e per gli altri». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È stata dirigente degli Affari Generali, Istituzionali e Legali, dell’Archivio Storico, del Patrimonio e dei servizi Appalti e Contratti del Comune di Taranto, occupandosi di una delle più complesse macchine amministrative pubbliche nel periodo successivo al dissesto dell’ente, curandone altresì i rapporti istituzionali ed i rapporti interni. È stata successivamente vicepresidente di una delle più grandi aziende pubbliche di rifiuti ed altresì assessore agli Affari Generali, all’Ambiente e alla Legalità, alle Risorse umane dello stesso Comune di Taranto. Formatrice e docente, attualmente scrive per la testata nazionale “Italia Libera” di cultura, ambiente, politiche pubbliche e democrazia.