Pecunia non olet, ma chi la maneggia puzza: le mafie d’oggi nel “caso Emilia”

L’Emiia-Romagna è la terza regione italiana per infiltrazione mafiosa nel tessuto produttivo e commerciale

Al nord la mafia uccide poco o nulla, quasi non spara. Ma le organizzazioni criminali si radicano nei territori con gli anticorpi indeboliti da accondiscendenza, rimozione, indifferenza. L’Emilia-Romagna è la terza regione italiana per infiltrazione mafiosa e nell’industria emiliana lo sfruttamento avviene attraverso finti contratti part-time, estorsioni periodiche occulte (bancomat intestati ai dipendenti, che in realtà utilizzano i datori di lavoro per prelevare quota degli stipendi appena versati), o con brevi contratti a tempo determinato, in cui il lavoratore è un moderno schiavo, vittima del caporalato. Lo spaccio di droga è subappaltato alle mafie africane emergenti e la borghesia locale è disposta a non nutrire sospetti, se il motore degli interessi gira fluidamente


L’analisi di PAOLO SCARPA, da Parma

LE TRE PRINCIPALI organizzazioni criminali italiane, mafia siciliana, camorra campana e ‘ndrangheta calabrese, hanno caratteristiche tra loro diverse, ma un istinto comune nell’interpretare il proprio rapportarsi con i territori, che si manifesta nel considerare il nord del paese come terra di investimento. Al nord la mafia uccide poco o nulla, quasi non spara, raramente chiede il pizzo: al nord, soprattutto, la mafia investe. Scrivo dalla civile Emilia, una delle regioni più ricche d’Europa. Qui le tre mafie hanno trovato terreno fertile in cui sviluppare affari. Il sistema di anticorpi della gente emiliana è stato messo alla prova dalla capacità di penetrazione delle mafie attraverso lo strumento del denaro, immesso massicciamente nei gangli del sistema produttivo. E il denaro non ha odore. 

Le infiltrazioni mafiose si radicano nell’indifferernza, rimozione e accondiscendenza

Nando Dalla Chiesa ha realizzato nel 2017 uno studio sul radicamento dal basso della ‘ndrangheta in Emilia, in cui pone in discussione proprio questo sistema di anticorpi, indeboliti da autonarrazione, accondiscendenza, rimozione, indifferenza, giustificate dal principio del non olet. Se io (cittadino, politico, imprenditore) non posso sapere da dove proviene il denaro, compito che non mi spetta, perché dovrei preoccuparmi nell’imbastire contratti che per me sono vantaggiosi? La presentabilità dei front men delle varie mafie, spesso assoldati tra gente del nord, è di norma formalmente impeccabile. Questo rende più semplice qualsiasi approccio.

Oltre ai settori tradizionali (edilizia, sale da gioco), le mafie si nascondono dietro catene di negozi (spesso di lusso) che aprono all’improvviso con costi ingenti, ma redditività dubbie: non ci vedi mai nessuno e ti chiedi come facciano a tirare avanti, se non come lavanderie di denaro sporco. I campi di interesse toccano anche la ristorazione, lo spettacolo, il calcio, persino la cultura, che permettono facili accessi al tessuto della borghesia emiliana, nei consessi che contano. 

La politica non è immune dai condizionamenti, anche i voti non hanno odore. Fece clamore lo scioglimento per mafia del Comune di Brescello nel 2016, il paese della bassa reggiana in cui Giovannino Guareschi aveva ambientato le sue storie. Nel campo dell’industria, la Cgil in Emilia denuncia da tempo situazioni di sfruttamento dei lavoratori, che garantiscono a imprese e cooperative in odore di mafia di spuntare prezzi capaci di sbancare la concorrenza. Prezzi di cui si avvantaggiano i clienti finali, tra cui aziende di prestigio internazionale. Lo sfruttamento può avvenire attraverso finti contratti part-time, oppure con estorsioni periodiche occulte (come bancomat intestati ai dipendenti, che in realtà utilizzano i datori di lavoro per prelevare quota degli stipendi appena versati), oppure con brevi contratti a tempo determinato, in cui il lavoratore, di fatto, è un moderno schiavo in perenne precariato, vittima del caporalato.

L’arresto di un imprenditore ravennate in una operazione antimafia condotta dalla Dia

La procura antimafia di Bologna ha sviluppato varie indagini, sfociate in maxi-processi, con nomi evocativi, come Stige, Grimilde: il più famoso, Aemilia, ha condotto a 91 condanne, con la sentenza di appello del dicembre 2020, per oltre 700 anni di reclusione e confische di patrimoni immobiliari e aziende. I reati vanno da associazione mafiosa, a estorsione aggravata, usura, violenza privata, distrazione di beni, ecc. Le condanne non hanno fermato il fenomeno: oggi le mafie continuano ad espandersi, si sono fatte scaltre, la lezione dei processi le ha rese più prudenti (lo spaccio di droga è ormai subappaltato alle mafie africane emergenti), giocano di basso profilo, ma non per questo hanno rinunciato a immettere denaro, forti del fatto che la borghesia locale è disposta a non nutrire sospetti, se il motore degli interessi gira fluidamente.

Quando ero ragazzo (un po’ di anni fa), da parmigiano che studiava in altre terre, mi emozionarono le pagine finali del “Giorno della civetta”, quando il capitano Bellodi, dalla Sicilia, torna in permesso nella sua Parma, in cui respira finalmente un’aria pulita, segno di una società libera. Così almeno la vedeva Sciascia, ma mi chiedo che Emilia vedrebbe oggi il capitano Bellodi, che aria sentirebbe di respirare, tornando nella sua terra. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ingegnere, laureato all’Università di Genova nel 1983, vive e lavora a Parma. Si dedica all’analisi della città e del governo del territorio, ha diretto sino al 2017 l’associazione culturale “Il Borgo”, con cui ha coordinato vari studi in collaborazione con l’Università di Parma e ha dato vita nel 2014 a una scuola di politica per giovani, tutt’ora attiva. È stato editorialista della rivista “il Nuovo di Parma” dal 2010 al 2013, ha pubblicato articoli di urbanistica su “il manifesto” e “il Giornale dell’Architettura”. Pubblicazioni (curatore, autore): Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile, pubblicazioni il Borgo, anno 2011; Una gestione sostenibile dei rifiuti (autori vari, curatore ed autore), pubblicazioni Il Borgo 2013; Viaggio in Italia (curatore G. Bevilacqua, autore capitolo su Parma), 2017, Edizioni Il Manifesto; Laboratorio Emilia (studi per l’Area vasta), anno 2016 pubblicazioni il Borgo; Ripensare la Giustizia, via per il bene comune (co-autore) Edizioni Comunione e Diritto anno 2016