Antropocene o Pirocene? Tra sovrappopolazione e incendi, non è comunque un bel vivere

Sovrappopolazione: la terza guerra mondiale è già in corso ed è tra l’uomo e la natura

Sulla Terra ci sono più chili di costruzioni, macchine e discariche che chili di materia vivente, anche se ci mettiamo dentro alberi, alghe e insetti. Se l’umanità sparisse domani, lascerebbe dietro di sé trentamila miliardi di tonnellate di oggetti e costruzioni. È quella che viene si chiama tecnosfera e che pesa circa 50 kg. al metro quadrato del pianeta. Oggi il fuoco è una diretta conseguenza delle attività umane, sia per l’aumento generalizzato e repentino delle temperature, sia per le attività sconsiderate messe in opera dalla nostra mano, come gli incendi dolosi. Con tutti gli affari annessi e connessi


L’articolo di FABIO BALOCCO

BARRY COMMONER, DIVERSE decine di anni fa, profetizzò che la terza guerra mondiale fosse già iniziata e vedeva contrapposti l’uomo e l’ambiente in cui egli vive. Mi pare fossero gli anni Settanta dello scorso secolo. Sicuramente lo scienziato non avrebbe mai immaginato che quella guerra l’uomo la potesse vincere in tempi relativamente rapidi. Peccato che essa sia una guerra che porta all’annientamento o all’estinzione proprio del vincitore. 

Col consumo di materia vivente la tecnosfera pesa circa 50 chilogrammi al metro quadrato del pianeta

Per definire l’epoca caratterizzata dall’uomo e dalle sue malefatte, il chimico olandese premio Nobel Paul Crutzen coniò nel 2000 un termine che ebbe un enorme successo: Antropocene. In seguito un approfondimento del concetto fu svolto dal team del geologo Jan Zalasiewicz in una apposita pubblicazione [nota 1]. Lo stesso Zalasiewicz si diede anche la briga di stimare quanto i manufatti umani pesino sulla Terra, giungendo a due conclusioni. La prima: sulla Terra ci sono più chili di costruzioni, macchine e discariche che chili di materia vivente, anche se ci mettiamo dentro alberi, alghe e insetti. La seconda: se l’umanità sparisse domani, lascerebbe dietro di sé trentamila miliardi di tonnellate di oggetti e costruzioni. Quella che viene chiamata tecnosfera e pesa circa 50 kg al metro quadrato del pianeta. Basta questo per evidenziare quanto incidiamo sull’orbe terracqueo? [nota 2]

Solo in Australia gli incendi hanno divorato dieci milioni di ettari di territorio per le alte temperature e i forti venti

Ma ecco che non abbiamo ancora assimilato il concetto di Antropocene, che un altro si sta facendo strada velocemente così come corre velocemente in questi giorni terribili il fenomeno che ne è alla base: il Pirocene. Il termine è stato coniato da Stephen J. Pyne [nota 3], professore emerito presso l’Università dell’Arizona. Secondo il prof. Pyne, se da un lato è corretto definire la nostra epoca come Antropocene, ossia “era dell’uomo”, è ancora più sensato evidenziare che l’era dell’uomo è direttamente collegata con il riscaldamento globale, che, a sua volta, è caratterizzato dall’espandersi del fuoco. Perciò ecco il neologismo Pirocene, l’era del fuoco [nota 4].

Premesso che il fuoco è sempre esistito ed anzi esso è connesso con i cicli naturali e fino a qualche tempo fa erano anche gli incendi che rinnovavano la natura [nota 5], oggi il fuoco è invece diretta conseguenza delle attività umane, sia a seguito dell’aumento generalizzato e repentino delle temperature, sia di attività sconsiderate messe in opera dalla nostra mano, come gli incendi dolosi. Basti pensare a quanti ettari sono andati in fumo in Australia a seguito delle abnormi temperature e dei forti venti: dieci milioni di ettari. In Siberia sono andati bruciati 1.5 milioni di ettari, la Grecia, centomila ettari. E poi l’Algeria, la California, il Canada. E l’Italia. Ma l’Italia merita un discorso a parte, perché qui più che altrove si nota la responsabilità politica. Cosa fanno concretamente i governanti, a qualsiasi livello, per fronteggiare gli incendi, quasi sempre dolosi? Zero. Anzi, operano in senso contrario. Un esempio: l’aver eliminato il Corpo Forestale ed averlo inglobato nell’Arma dei Carabinieri, con depotenziamento delle sue funzioni. È la riforma Madia, del Governo Renzi. 

Un canadair costa oggi alla comunità 15 mila euro all’ora per ogni volo

Altra chicca: la flotta dei Canadair ed elicotteri antincendio è di proprietà pubblica, ma data in gestione a privati. Perché? Mancherebbero i piloti. Ora, il volo di un Canadair costa sui 15.000 euro l’ora [nota 6], ed è evidente che chi li gestisce ha tutto l’interesse a volare. Ma andiamo ad altro. Cosa costerebbe nelle aree più sensibili e delicate installare delle videocamere o far sorvolare dei droni, insomma, aumentare la sorveglianza, quando c’è siccità ed è previsto forte vento di scirocco? Poi, i Comuni dovrebbero gestire un catasto degli incendi, ma quasi nessun comune lo fa o lo aggiorna. Ma soprattutto andiamo ai premi in denaro, una mia vecchia fissa. Perché non prevedere delle ricompense per chi fornisca informazioni in merito ai piromani? Nei piccoli borghi spesso si sa chi sono i delinquenti che, per le motivazioni più disparate, appiccano i fuochi ed un premio potrebbe squarciare il velo di omertà. Infine, ma non per ultimo, ricordiamo quel bel regalo del taglio dei boschi (quasi che non bastassero gli incendi) fatto dal governo Gentiloni (del quale l’unica cosa che ammiro è la folta capigliatura) all’industria del legno col nuovo testo unico forestale?

Insomma, per farla breve, i politici sono co-responsabili dei disastri passati, presenti e futuri, la smettano di stracciarsi le vesti e di dare solo la colpa a terzi. Muovano il culo, facciano qualcosa, perdio! © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.