Il decreto con cui Umberto II firma l’approvazione dello Statuto speciale della Regione Siciliana; sotto il titolo, la Sala d’Ercole di Palazzo dei Normanni, sede dell’Aula dell’Assemblea legislativa regionale

Alla Sicilia la specialissima autonomia è stata accordata dall’Assemblea Costituente prima che la carta fondamentale della Repubblica venisse approvata. Perché? Si temeva che altrimenti avrebbe preso ancora più piede il fenomeno del separatismo isolano. Il risultato? Oggi la Regione Siciliana ha un deficit catastrofico e lo scorso anno non è riuscita neppure a formulare un bilancio di previsione. Godendo di un regime speciale fra quelli speciali, fissa l’asticella della maggioranza assoluta al 40 e non al 50,1 per cento dei voti validi. Ma perché? Non si sa. Il fatturato delle mafie ha raggiunto intanto livelli altissimi a cominciare dal settore dei grandi lavori pubblici e dall’edilizia, civile e industriale. E il boccone più appetitoso è ora all’orizzonte: il Pnrr in corso di approvazione, su cui si temono pesanti infiltrazioni


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

A PALERMO, DA anni e anni, ne succedono di tutti i colori. Ma che i seggi elettorali per l’elezione del nuovo sindaco della città fossero privi di presidenti e di scrutatori a causa di una partita di calcio non era ancora successo. Invece è accaduto per ore e ore coincidendo la tornata elettorale regionale con lo spareggio Palermo-Padova per la risalita dalla serie C alla B. Una partita che ha portato in massa i tifosi rosanero alla “Favorita” lasciando sguarniti per ore una quantità di seggi elettorali. Tutto questo in una Regione il cui indebitamento complessivo è, a dir poco, catastrofico, che l’anno scorso non è riuscita neppure a formulare un bilancio di previsione e che, godendo di un regime speciale fra quelli speciali, fissa l’asticella della maggioranza assoluta al 40 e non al 50,1 per cento dei voti validi. Ma perché? Non si sa. 

Salvatore Giuliano, capo militare dell’Evis, a fianco del capomafia Vito Genovese in divisa militare al seguito delle truppe anglo-americane sbarcate in Sicilia

Si sa che alla Sicilia la specialissima autonomia è stata accordata dall’Assemblea Costituente prima che la carta fondamentale della Repubblica venisse approvata. Perché? Perché si temeva che altrimenti avrebbe preso ancora più piede il fenomeno del separatismo isolano che aveva avuto un suo braccio armato (i combattenti dell’Evis, Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) poi degenerato col bandito Giuliano in vere e proprie forme criminali. Ma gli Alleati, per rompere la tenaglia tedesca che impediva loro di arrivare allo Stretto di Messina e al Continente si erano più che spregiudicatamente serviti della mediazione di grandi boss della malavita italo-americana, a cominciare da Lucky Luciano in carcere con una condanna pluridecennale per sfruttamento della prostituzione. Il regime fascista aveva fatto la sua parte ponendo fine alla indiscriminata repressione tentata col prefetto di ferro Cesare Mori, rimosso per le proteste del Partito Nazionale Fascista siciliano e confinato al Consorzio per la Bonifica idraulica della Bassa Friulana. 

Col reclutamento dei capi mafiosi a favore dell’Armata alleata alcuni boss rientrano direttamente in politica a cominciare da don Calogero Vizzini sindaco di Villalba in provincia di Caltanissetta. La collaborazione piena e attiva fornita dai boss italo-americani e la nomina di capi mafiosi alla guida di importanti Comuni siciliani rinsaldarono e svilupparono il controllo capillare della malavita isolana sulla politica e sulla economia. Le stragi compiute in Sicilia soprattutto dall’armata comandata dallo sbrigativo generale Patton per rompere la riuscita tenaglia tedesca nella direzione dello Stretto furono efferate anche se i processi risultarono poi inconcludenti. Anche questi dati di fondo sono confermati da studiosi siciliani impegnati come Michele Pantaleone, e da elementi più giovani in varie pubblicazioni. Più recentemente altri esperti come lo stesso Andrea Camilleri hanno diffuso una nozione storica del radicamento mafioso e anche del contrasto che lo Stato è in grado di porre in campo, insufficiente malgrado la trasformazione delle attività mafiose che hanno messo in un canto kalashnikov e lupare per entrare in affari internazionali legati al traffico di stupefacenti. Talché, in un anno, in province come Agrigento gli omicidi si contarono sulle dita di una mano. Anche se su questo lucrosissimo terreno domina la ‘Ndrangheta calabrese contrastata anche con retate di massa da giudici straordinari come il procuratore Gratteri. Gioia Tauro, porto dall’alto fondale, che era stata pensata come un quarto centro siderurgici, è diventato un grande approdo per le maggiori porta-containers il cui carico è spesso tutt’altro che legale. Ma che non è sempre facile portare alla luce. 

Palazzo dei Normanni, la più antica dimora reale d’Europa, sede dell’Assemblea regionale siciliana dal 1946

La penetrazione delle cosche e della loro presenza nell’economia di Roma e del Nord è stata confermata nei processi per Mafia Capitale e ancor più nel maxi procedimento di Modena che ha svelato il radicamento criminale nella società del benessere della Emilia-Romagna. Il fatturato delle mafie ha raggiunto livelli altissimi a cominciare dal settore dei grandi lavori pubblici e dall’edilizia, civile e industriale. Per cui ad ogni programma di sviluppo, come il Pnrr in corso di approvazione, si temono pesanti infiltrazioni malavitose nell’utilizzo concreto e locale dei fondi. Specie se si abbasserà la guardia in materia di appalti pubblici dove i controlli devono essere semplificati ma nient’affatto allentati. Al contrario devono risultare prementi. L’appoggio esplicito di politici incarcerati per mafia (come l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro e l’ex parlamentare di Forza Italia Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi) al nuovo sindaco di Palermo Roberto Lagalla (ex assessore nella Giunta Cuffaro) qualcosa deve pur significare. Siamo ad un passo decisivo se non vogliamo che l’economia del nostro Paese venga inquinata da sud a nord dalla mafia dei colletti bianchi documentata nei volumi di Elio Veltri e di altri incisivi osservatori. 

Misterbianco (Catania) scritta Viva England (1943-1945)

Sono lontani i tempi in cui Winston Churchill proponeva, durante il separatismo, la creazione di una Repubblica indipendente dall’Italia formata dalla Sicilia, da Pantelleria e da altre isole. Tanto che l’Assemblea Costituente approvò la speciale autonomia della Sicilia prima di dare il proprio assenso solenne alla Costituzione nazionale. E ora di quella specialissima Regione ignoriamo l’indebitamento complessivo ma conosciamo in compenso l’abusivismo edilizio che ha cementificato praticamente tutte le coste, ad esempio l’intero percorso da Palermo all’aeroporto senza varchi di sorta verso il mare. Neppure la riserva naturale dello Zingaro si è salvata dall’assalto criminale. Dalla drammatica frana di Agrigento che fece accorrere da Roma il governo nazionale e lo straordinario direttore nazionale dei lavori pubblici Michele Martuscelli poco o nulla è cambiato. La situazione semmai si è incancrenita. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.