Mercoledì 20 luglio Mario Draghi spiegherà alla Camera se la sua permanenza a Palazzo Chigi farà il bis. La situazione del Paese è molto seria, ma non per il “colpo di testa” di Giuseppe Conte, stando ai dati Eurispes e Istat. La ricerca di Eurispes ci dice che il 45,3% delle famiglie fa ricorso ai risparmi per arrivare a fine mese, e solo il 35,3% non ha difficoltà a farlo. Fra chi deve pagare un mutuo, il 43% ha difficoltà a stare al passo con le scadenze, e lo stesso vale per il 46% di coloro che devono pagare un affitto. Il 35,7% delle famiglie ha chiesto un aiuto economico a parenti o amici, il 13% degli intervistati è tornato a vivere con genitori o suoceri. L’Istat aggiunge che il 7,7% degli italiani vive in povertà assoluta (erano il 2,9% nel 2006, e sarebbero il 9,4% senza sussidi). Con un netto peggioramento delle condizioni generali: il 59,1% ritiene che la situazione generale dell’Italia sia peggiorata nell’ultimo anno

La mensa dei poveri dei Frati Minori al Convento S. Antonio da Padova di Torino prepara e serve ogni giorno circa 400 pasti. In periodi normali, si occupa di circa 200 persone. Con l’emergenza Covid sono state molte le famiglie e i single che hanno chiesto un aiuto alimentare. Due anni dopo la situazione è sempre grave e il 35,7% delle famiglie ha chiesto un aiuto economico a parenti o amici (foto di Marco Alpozzi/LaPresse)

L’articolo di GUIDO ORTONA, economista

ALLA FINE DI MAGGIO l’Eurispes, un ente di ricerca, ha pubblicato il suo rapporto annuale sull’Italia. I grandi giornali ne hanno parlato molto poco, ed è difficile evitare di pensare che ciò sia dovuto alla volontà di nascondere problemi molto seri che potrebbero scalfire, se adeguatamente divulgati, la narrazione corrente secondo la quale tutto va ben, madama la marchesa.

In effetti i dati dell’indagine Eurispes sono terrificanti. Il 45,3% delle famiglie fa ricorso ai risparmi per arrivare a fine mese, e solo il 35,3% non ha difficoltà a farlo. Fra chi deve pagare un mutuo, il 43% ha difficoltà a stare al passo con le scadenze, e lo stesso vale per il 46% di coloro che devono pagare un affitto. Il 35,7% delle famiglie ha chiesto un aiuto economico a parenti o amici, il 13% degli intervistati è tornato a vivere con genitori o suoceri. Fra chi necessita dell’aiuto di un/a badante, il 31,6% ha dovuto farne a meno. Fra coloro che durante la pandemia sono tornati nella regione d’origine, il 28,8% ha dovuto farlo per mancanza di lavoro. L’Istat aggiunge che il 7,7% degli italiani vive in povertà assoluta (erano il 2,9% nel 2006, e sarebbero il 9,4% senza sussidi).

Comprensibilmente, viene registrato un netto peggioramento delle condizioni generali: il 59,1% ritiene che la situazione generale dell’Italia sia peggiorata nell’ultimo anno, a fronte di un 10,3% che ritiene che sia migliorata (queste percentuali salgono al 70% e al 12% se si escludono i “non so”); meno comprensibilmente (per chi crede alla narrazione ufficiale) il 47% prevede un peggioramento e solo il 6,4% un miglioramento (ovvero il 60% e il 6% se si escludono i “non so”).

La ricerca Eurispes registra un netto peggioramento delle condizioni generali: il 59,1% ritiene che nell’ultimo anno la situazione sociale si è aggravata; il 47% prevede un peggioramento nel 2023

Man mano che si esce dalla pandemia le cose vanno sempre peggio, perlomeno nella percezione dei cittadini. È utile ricordare che l’Italia non ha ancora recuperato il valore del Pil in termini reali del 2008. Se gli intervistati hanno visto giusto, ciò vuol dire che la maggioranza degli italiani sta peggio di una quindicina di anni fa, e starà ancora peggio di qui a un anno. Fin qui i dati.

In queste condizioni è evidente che la guerra in Ucraina è un lusso che non ci possiamo permettere. L’Italia avrebbe bisogno che il mercato russo fosse aperto alle sue esportazioni, che l’energia costasse poco e che la Via della Seta venisse riaperta. Se assumiamo, come la storia e il buon senso ci insegnano, che i governi fanno gli interessi del loro paese, o almeno delle sue classi dirigenti, evidentemente c’è qualcosa che non va. Escludiamo che il governo italiano sia bideniano per motivi ideali o per evitare che la Russia arrivi all’Atlantico. Sono ipotesi talmente assurde da non richiedere commenti: non perché Putin non sia un dittatore imperialista, ma perché i governi delle democrazie sono necessariamente cinici (“Erdogan sì, Putin no”), a meno che non siano corrotti. I governi democratici trascurano gli ideali, e ci pensano molto bene prima di fare una guerra, soprattutto quando questo va contro gli interessi del loro popolo. Fino a prova contraria, penso che dovremmo però escludere che il governo italiano sia stato corrotto da qualcuno per sacrificare gli interessi del paese a favore di quelli dell’ipotetico corruttore; anche perché, con maggiore o minore entusiasmo, lo stesso conformismo rispetto alla politica degli Usa lo troviamo in tutta Europa.

Pizza e soldati: il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden durante la visita all’esercito statunitense acquartierato in Polonia nel recente viaggio sul fronte orientale della guerra in Ucraina

Parafrasando Sherlock Holmes, se tutte le spiegazioni assurde non convincono, allora deve essere valida quella banale: Draghi e compagni ritengono che essere bideniani convenga agli italiani, a dispetto dei costi enormi di questa politica. Contro Draghi molto è stato detto, e molto di più si dovrebbe dire. Però è improbabile che Draghi sia stupido, anche se probabilmente nel suo governo gli stupidi non mancano.

Ne segue che quando Draghi tradisce apparentemente gli interessi del paese in realtà li sta perseguendo, o almeno lui è convinto in buona fede di farlo. Il che ha senso solo se ammettiamo che sia vero ciò che peraltro sta sempre più emergendo, e cioè che soprattutto l’Italia, ma anche il resto dell’Europa, sono sostanzialmente dei satelliti, e forse una colonia, degli Usa. Non so quali bastoni e quali carote l’oligarchia americana usi per imporci il suo volere, e forse non lo sapremo mai. (La prima ministra finlandese, con una frase che a me è sembrata molto ambigua, e forse — ma temo di no — lo era volutamente, ha dichiarato che «se non entriamo nella Nato le conseguenze possono essere terribili»). Dobbiamo rassegnarci all’idea che l’Italia, e via via l’intera Europa, sono delle pedine sacrificabili nella guerra, per ora relativamente fredda ma che non è detto resti tale, che gli Usa stanno combattendo per difendere la loro egemonia mondiale. Pensavamo che l’Italia fosse diversa dal Cile, dall’Iran, dall’Irak, eccetera, ma in realtà non eravamo fuori dai gironi infernali, eravamo solo il primo cerchio. Più di cinquanta anni fa cantavamo nelle strade “buttiamo a mare le basi americane.” Avevamo torto. Non perché era sbagliato buttarle a mare, ma perché era impossibile. E anche oggi sarebbe giusto, ma è impossibile. Forse si potrà riparlarne dopo la prossima guerra mondiale.

Però non è inutile cercare di fare capire come stanno le cose. Alla fine del secolo XIX l’imperialismo era al suo culmine. Era palesemente assurdo pensare di poterlo fermare. Ma era tutt’altro che assurdo, è stato anzi fondamentale, il lavoro di chi si è sforzato di spiegare che imperialismo non voleva dire “portare la civiltà ai popoli primitivi”, anche se per molti aspetti l’Europa era davvero più civile dei popoli che andava a colonizzare. Si sostituisca “civiltà” con “valori dell’occidente”, e la situazione odierna diventa molto simile; e altrettanto simile e la necessità di capire e spiegare cosa sta succedendo. Una volta si diceva “la verità è rivoluzionaria”. Adesso forse è solo progressista, ma comunque è necessario difenderla e diffonderla.

Questo articolo è uscito anche su volerelaluna.it che ringraziamo per aver consentito di ripubblicarlo


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Ha studiato economia a Torino, dove è stato allievo di Siro Lombardini, e ad Ancona, dove è stato allievo di Giorgio Fuà. È stato professore ordinario di politica economica presso l’Università del Piemonte Orientale; in precedenza ha insegnato all’Università di Torino e alla Luiss di Roma. È in pensione dal 2017. Si è occupato di politica economica, scelte collettive ed economia sperimentale. È autore di un’ottantina di pubblicazioni scientifiche e di un romanzo di fantaeconomia, I buoni del tesoro contro i cattivi del tesoro, Biblioteca del Vascello, 2016.

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