Spiagge trasformate in discoteche e piste da ballo: perché non usare stadi e piazze senza creare danni ambientali?

Le associazioni ambientaliste denunciano errori e superficialità nello studio di incidenza presentato dagli organizzatori. La zona in cui si terrà il concerto a Vasto viene descritta come area priva di elementi naturali mentre è zona di riproduzione accertata del fratino. «Il Comune di Vasto ha considerato come carta straccia le stesse richieste del proprio consulente», spiega Augusto De Sanctis della Stazione ornitologica abruzzese: «80.000 euro di denaro pubblico spesi per un intervento che ha tra l’altro fortemente peggiorato la condizione del corso d’acqua». Scienziati e ricercatori si ribellano all’idea che le spiagge vengano trasformate in discoteche. Invece di assediare e occupare le spiagge, «perché non continuare a usare stadi e piazze». Oppure, andare nei luoghi del disastro ambientale, dall’Ilva a Marghera, da Gela a Porto Torres, da Brindisi a Falconara. «Un passo troppo grande per Jovanotti e i suoi sponsor?»


L’articolo di LILLI MANDARA, da Pescara

NON BASTA IL TIMBRO del Wwf, peraltro venuto meno negli ultimi giorni, per fare del concerto di Jovanotti un concerto sostenibile, proprio no. E non ci stanno le associazioni ambientaliste, Lipu, Sia, Gfv e Arci Vasto, che questa mattina a Pescara hanno presentato un dossier inviato a Regione Abruzzo, Comune di Vasto, carabinieri e ministero della Transizione ecologica con cui tornano a chiedere, così come tre anni fa, di fermare lo Jova beach party previsto a Vasto il 19 e 20 agosto. Nel 2019 ci riuscirono e dopo l’apertura di un’inchiesta da parte della procura di Vasto, alla fine il prefetto bloccò il concerto di Jovanotti per problemi di sicurezza e la cittadina adriatica a malincuore si vide sfilare sotto il naso da Montesilvano la performance del noto cantautore.

Lo sbocco del Fosso Marino sulla spiaggia di Vasto; lungo le dune nidificano gli ultimi Fratini a rischio estinzione

No, non è un beach party sostenibile, hanno ribadito gli ambientalisti, perché le spiagge non sono cumuli di sabbia inerte da trasformare in piste da ballo, tra l’altro soffocando il corso d’acqua Fosso Marino, tutelato dal piano demaniale marittimo in quanto area di nidificazione del Fratino, come è stato fatto a Vasto. No, le spiagge sono luoghi dove vivono piante e animali, anche protetti, anche rarissimi. E alla fine, per fortuna, se n’è accorto anche il Wwf che ha ritirato solo per la tappa di Vasto e a concerto ormai programmato il suo appoggio all’iniziativa, ma solo per quanto riguarda le scelte operate dal Comune, confermando la partnership con Jovanotti. 

Le associazioni denunciano incongruenze, errori, superficialità nello studio di incidenza presentato dagli organizzatori. La zona in cui si terrà il concerto a Vasto nello studio viene descritta come area priva di elementi naturali mentre è zona di riproduzione accertata del fratino. «Inoltre il Comune di Vasto ha considerato come carta straccia le stesse richieste del proprio consulente che in una ben pagata relazione di marzo 2022 — spiega Augusto De Sanctis della Stazione ornitologica abruzzese — proprio per l’intervento di Fosso Marino riconosceva la necessità di tutelare la residua vegetazione delle spiagge protetta dalla Regione, come il Ginestrino delle Spiagge, individuandola pure sul campo. Tutto spazzato via dal Comune con circa 80.000 euro di denaro pubblico spesi per un intervento che ha tra l’altro fortemente peggiorato la condizione del corso d’acqua». Poi le giostre, che sono state spostate già da tempo in un’area importante per la riproduzione del fratino, mentre nello studio si legge che il trasferimento deve ancora avvenire: insomma, il danno è già fatto.

Dalla Pagina Facebook dello Jova beach Party 2022

Nello studio si assicura che le emissioni sonore e luminose del concerto non interferiranno sulla fauna e sulla flora dell’area protetta mentre, sostengono gli ambientalisti, di fatto il palco, insieme ai potenti amplificatori e alle luci verrà posizionato in direzione del vicino sito di interesse comunitario, a  soli 750 metri di distanza dalle dune. E c’è ancora, di nuovo, un problema di sicurezza: «Le prescrizioni sul controllo di afflusso e deflusso degli spettatori prima e dopo il concerto — si legge nel dossier — sono a nostro avviso lacunose, considerando l’altissimo rischio di bivacco e calpestio delle dune nella vicinissima Riserva. Ci chiediamo se siano stati coinvolti i delegati dal Comune alla gestione della Riserva (Wwf e Legambiente) e se le stesse due associazioni si siano fatte parte attiva per questo problema».

Sono polemici gli ambientalisti abruzzesi con i colleghi che hanno avallato i concerti di Roccella Jonica e di Fermo, dove da una parte gli organizzatori avevano invitato il Comune a “sbancare le dune”, e dall’altra, a Fermo, dove verrà spianata la vegetazione faticosamente ripristinata con tanto di progetto pubblico. Molti scienziati e ricercatori ormai stanno prendendo coscienza e ribellandosi all’idea che le spiagge vengano trasformate in discoteche. È successo al Convegno nazionale degli Ornitologi che si è svolto a Napoli, con la recente lettera del presidente del Centro Italiano Studi Ornitologici, professor Bogliani, accademico, sulla criticità della tappa di Roccella, e anche grazie alla presa di posizione sulla tappa di Barletta dell’associazione di geologia ambientale.

Le dune di Fosso Marino sarebbero inevitabilmente danneggiate da un concerto con decine di migliaia di spettatori

«I corsi d’acqua e le spiagge sono elementi naturali imprescindibili della qualità di un territorio. Dove sono stati in parte danneggiati, si deve ripristinare, non spianare e tombare peggiorando la situazione in un paese dove il litorale è stato pesantemente cementificato e dove i fratini nidificano e mangiano negli ultimi lembi rimasti, come appunto Fosso Marino», è stato detto in conferenza stampa. Invece di assediare e occupare le spiagge, «perché non continuare a usare i luoghi deputati a questi eventi, come stadi e piazze. Oppure, come suggerito dalle associazioni pugliesi, andare nei luoghi del disastro industriale e ambientale, dall’Ilva a Marghera, da Gela a Porto Torres, da Brindisi a Falconara. Un passo forse troppo grande per Jovanotti e i suoi sponsor?». Vedremo come andrà a finire. © RIPRODUZIONE RISERVATA


La tua e la nostra libertà valgono 10 centesimi al giorno?

Dona ora su Pay Pal

Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.

-