A differenza delle criptovalute tradizionali come Bitcoin o Ethereum, USD1 è progettata per mantenere un valore stabile, ancorato appunto al dollaro. E qui si apre un nodo cruciale: chi controlla l’emissione di una valuta ancorata al dollaro? E soprattutto, con quali implicazioni? Il signoraggio — ovvero il guadagno derivante dall’emissione di moneta — è oggi un privilegio delle banche centrali. Gli Stati Uniti, grazie al ruolo globale del dollaro, beneficiano enormemente di questo potere. Tuttavia, se USD1 si affermasse come valuta di scambio alternativa, una parte di quel potere (e profitto) potrebbe passare in mani private: Un groviglio do interrogativi su signoraggio, conflitto di interesse e futuro del dollaro digitale
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA
► Il lancio di una moneta virtuale privata, da parte di Donald Trump (o sostenuta da ambienti a lui vicini), apre interrogativi su signoraggio, conflitto d’interesse e futuro del dollaro digitale. Sembrava impossibile fino a poco tempo fa. Ma negli Stati Uniti si fa sempre più concreta la nascita di una nuova stablecoin chiamata USD1, una moneta digitale privata ancorata al dollaro americano, ideata per facilitare gli scambi internazionali. A rendere il progetto ancora più controverso è il presunto coinvolgimento diretto di Donald Trump, o di figure vicine, alimentando il sospetto di un possibile conflitto d’interesse tra politica, finanza e tecnologia. La USD1 nasce sulla scia della crescente diffusione delle criptovalute e della necessità di trovare strumenti digitali più stabili per il commercio globale. Ma, a differenza delle criptovalute tradizionali come Bitcoin o Ethereum, USD1 è progettata per mantenere un valore stabile, ancorato appunto al dollaro. E qui si apre un nodo cruciale: chi controlla l’emissione di una valuta ancorata al dollaro? E soprattutto, con quali implicazioni?
Il signoraggio — ovvero il guadagno derivante dall’emissione di moneta — è oggi un privilegio delle banche centrali. Gli Stati Uniti, grazie al ruolo globale del dollaro, beneficiano enormemente di questo potere. Tuttavia, se USD1 si affermasse come valuta di scambio alternativa, una parte di quel potere (e profitto) potrebbe passare in mani private. E qui entra in gioco la figura di Trump, che ha più volte espresso posizioni favorevoli alle criptovalute, presentandosi come l’alfiere di un nuovo sistema finanziario meno controllato dalle istituzioni. Al riguardo le recenti controverse posizioni nei confronti del Governatore della Fed (la Banca Centrale degli StatiUniti) causano più di un dubbio. Secondo alcune fonti vicine al progetto, USD1 sarebbe sostenuta da imprenditori e ambienti economici fedeli a Trump, con il chiaro obiettivo di inserirsi nel mercato prima che la Federal Reserve possa lanciare una versione ufficiale del dollaro digitale.
Il rischio è evidente: una moneta digitale privata che si presenta come “il nuovo dollaro” potrebbe minare l’autorità della Fed, creare instabilità sui mercati e aprire la strada a interessi personali nella gestione di uno strumento teoricamente pubblico. In un contesto internazionale già teso, con la Cina che promuove lo yuan digitale e l’Unione Europea che lavora a un euro digitale, gli Stati Uniti rischiano di trovarsi divisi tra moneta pubblica e iniziative private spinte da logiche politiche. Il futuro della finanza globale potrebbe dipendere anche da questa battaglia sotterranea: tra Stato e mercato, tra pubblico e privato, tra il dollaro della Federal Reserve e il dollaro “alternativo” di USD1. E se davvero dietro questa moneta si celano gli interessi del presidente degli Stati Uniti, la posta in gioco è ben più alta di una semplice stablecoin. Infatti, il tema in questione intreccia economia, politica e tecnologia: implica evidenti problemi etici e legali. © RIPRODUZIONE RISERVATA
