Il Presidente americano ha ufficialmente litigato con tutti, seppure non usando una modalità unica. Avendo un animo di natura fortemente commerciale, i suoi sentimenti li definisce “dazi” così che tu puoi controllare in ogni momento cosa pensa di te e degli altri. Anche con il premier israeliano il rapporto è dialettico come ha dimostrando quando gli ha scippato l’operazione di distruzione delle centrali sotterranee iraniane. Mentre avanziamo verso la Terza Guerra Mondiale per un pieno di benzina a prezzi decenti, la nostra indignazione lentamente ma quotidianamente si attenua, si distrae, si relativizza
◆ Il pensierino di GIANLUCA VERONESI
► La storia con la “S” maiuscola e al singolare è molto amata. È una disciplina contemporaneamente affascinante e utile. Ovvio! Ciò è dovuto al fatto che essa appare incontrovertibile; viene scritta e approfondita dopo che gli eventi sono accaduti. Non vedo l’ora di leggere o rivedere – a tempo debito – tutto quanto successo dopo l’insediamento di Trump nella sua seconda Presidenza perché francamente non ho capito nulla! Ha ufficialmente litigato con tutti, seppure non usando una modalità unica. Avendo un animo di natura fortemente commerciale, i suoi sentimenti li definisce “dazi” così che tu puoi controllare in ogni momento cosa pensa di te e degli altri. Apparentemente ha un unico amico, la persona – al momento – più antipatica nel mondo: Netanyahu. Ma anche con lui il rapporto è dialettico come ha dimostrando quando gli ha scippato l’operazione di distruzione delle centrali sotterranee iraniane.
Pensandoci bene, a lui così vanitoso possiamo riconoscere – come sempre – il record di essere stato il primo: invece di bombardare qualcuno o qualcosa ha bombardato la bomba. Più pacifista di così non si può. In attesa che la Storia faccia il suo corso, concentriamoci sulla iniziale causa scatenante del malumore presidenziale. Quando tutto è cominciato: il vergognoso e ingrato rifiuto del “Nobel per la pace”. Ricordo vagamente che le dichiarazioni di pace che si attribuiva erano 7 ma non ho mai letto non dico un elenco ufficiale ma almeno formale. Mi chiedo se i paesi interessati abbiano riconosciuto in lui l’artefice generoso e disinteressato di cotanta impresa.
Chiudo più seriamente: tra le vittorie che possiamo celebrare, la principale mi sembra la vittoria della assuefazione. Ormai ci avviciniamo a quella che Papa Francesco definiva la “Terza guerra mondiale”. La nostra indignazione lentamente ma quotidianamente si attenua, si distrae, si relativizza. I politici si avviano al “liberi tutti”. Dismettono il lutto ipocrita sapendo di avere un alleato imbattibile: il prezzo di un pieno di benzina. © RIPRODUZIONE RISERVATA
