Un ricordo a 150 anni dalla nascita di Elmo Palazzi lo scultore libertario di Città di Castello

Lo scultore tifernate Elmo Palazzi

A metà settembre del 1969, la proprietà del Messaggero decise che era giunto il tempo di dare nuovo impulso al servizio delle Province che da solo già vendeva intorno alle 80.000 copie quotidiane. Il direttore-proprietario di allora, Sandrino Perrone, di comune accordo con il caposervizio Province Nunzio Candeloro, decise di partire dall’Umbria. Il progetto prevedeva la costituzione di una task force di giovani giornalisti della redazione romana da inviare per sei mesi nelle redazioni e nelle sedi di corrispondenza più significative dell’Umbria. A me fu assegnata Città di Castello


Il ricordo di PINO COSCETTA

Il monumento di piazza Raffaello Sanzio a Città di Castello, altra opera di Elmo Palazzi

PARTIMMO ALLA SPICCIOLATA un sabato pomeriggio, ognuno con la propria auto diretti nei luoghi assegnati. La mia redazione di pertinenza era Perugia, quindi prima di raggiungere Città di Castello mi fermai a Perugia per raccordarmi con Marcello Monacelli, storico responsabile della redazione perugina. Sul tardo pomeriggio, dopo aver imbastito in larga massima un piano di lavoro, mi avviai lungo la trafficatissima “3 bis”. Arrivai all’albergo Tiferno prenotato dalla segreteria di redazione, che era già notte. La signora Salcerini, proprietaria dell’albergo, dopo avermi fatto gentilmente servire una cena fredda, mi fece assegnare una comoda stanza al primo piano. Posati borsoni e valigia spalancai la finestra. Dava sulla vasta piazza Raffaello Sanzio; una bella statua equestre dominava il giardino che aveva per sfondo una grande chiesa. Lì per lì non valutai né l’uno né l’altra, ma fin dal giorno dopo mi sarei reso conto di quanto fosse importante l’uno e quanto era stata importante l’altra. Al mattino, mentre stavo facendo colazione arrivò Eliana Pirazzoli, la nostra corrispondente da Città di Castello. Ci conoscevamo soltanto per frequentazioni telefoniche ma, a parte i servizi che quasi ogni giorno ci mandava, di lei non sapevo nulla. Cominciai a conoscerla meglio appena usciti dall’albergo. Arrivati al cospetto del monumento equestre che avevo distrattamente guardato dalla finestra la sera prima, mi fermai a studiarlo meglio. La cosa che mi colpì, al di là dell’eccellente qualità della scultura, fu la tematica e la posizione scelta per la posa del monumento: un cavallo rampante, come imbizzarrito, che con le zampe anteriori si appresta in modo decisamente iconoclastico, violento e distruttivo, a schiacciare una Tiara papale rovesciata a terra.

“Un monumento bello e denso di contenuti”, dissi alla collega che mi guardava in silenzio. E lei con grande semplicità mi rispose: “l’ha fatto mio nonno, Elmo Palazzi…”. Nella mia giovanile ignoranza il nome mi disse poco più di niente. Lei capì e aggiunse: “…a Roma ha lavorato per lungo tempo con Ettore Ferrari”. Bastò questo per qualificare l’autore e per farmi capire meglio la tematica di quel suo monumento. L’autore non poteva che essere un libertario come il Ferrari del Giordano Bruno di Campo de’ Fiori e di tante altre opere palesemente anticlericali. Quella Tiara calpestata posta di fronte alla grande chiesa spiegava tutto. A quel punto Eliana mi fece notare che anche quella non era una chiesa qualunque, ma la chiesa di San Francesco che sull’altare di San Giuseppe aveva conservato per tanti anni “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello Sanzio, rubato dai napoleonici e oggi conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano.

Il bozzetto per il monumento all’11 Settembre 1860 illustra il servizio su Elmo Palazzi nella pubblicazione del 1910 della Società Pro-Tiferno in occasione del cinquantenario della liberazione della città dallo Stato della Chiesa

Ma non era finita qui. Passeggiando e parlando arrivammo in redazione. A casa di Eliana ovviamente; una deliziosa villa liberty, con giardino altrettanto liberty sia nei fiori che nelle piante. Va da sé che tutto all’interno della villa riportava a quello stile, i mobili, le sedie, i tralci d’edera dipinti un po’ ovunque, numerosi bozzetti in terracotta fin sulle scale. Nel salottino di Eliana la casa-museo si ornava di una lunga striscia di licenziosi (per quei tempi) disegni a china con bellissime donne vagamente discinte, in realtà coperte da mutandoni fermati alle ginocchia da leziosi fiocchi, polpacci torniti regolarmente coperti da calze nere, seni procaci parzialmente celati da preziose trine. “Erano le modelle di nonno”, disse l’Eliana tagliando corto come suo costume. Considerando la mole di lavoro che ci aspettava e il crescente numero di collaboratori che quel rilancio avrebbe richiesto, Eliana spostò la redazione direttamente nello studio del nonno scultore che, per di più, aveva il pregio di aprirsi su una viuzza laterale da dove entravano e uscivano collaboratori, ospiti e messi comunali senza più stravolgere il ménage domestico del resto della casa che oltre ad Eliana, ospitava l’ottuagenaria sua madre, figlia dello scultore e, ai piani superiori, suo fratello Bibi con la moglie Anna e i due figli, uno dei quali, Giacomo, con mio sommo onore si autoproclamò mio nipote adottivo. Inutile dire che in quello studio ancora gravido di statue, gessi, crete e terrecotte di nonno Elmo, si disegnavano menabò, si facevano titoli, si scrivevano articoli. Insomma si faceva il giornale, due pagine di cronaca quotidiana per il rilancio dell’Umbria e di Città di Castello.

Il francobollo commemorativo emesso per i 150° anniversario della sua nascita

Tutto questo per ricordare, in maniera leggera come sarebbe piaciuto all’Eliana della quale peraltro ricorre quest’anno il centenario dalla nascita, il nonno Elmo Palazzi nella storica ricorrenza del suo 150° anno dalla nascita. Una ricorrenza che si prevede onorata anche dalla realizzazione di un sito a lui dedicato (elmopalazzi.it), dove tra storia e storie verranno illustrate le sue opere più importanti, da quella citata poco sopra, il Monumento all’XI Settembre 1860, all’Allegoria della Vittoria Alata di ponte Vittorio Emanuele II, all’Allegoria dell’Umbria, posta sul coronamento dell’Altare della Patria in piazza Venezia, poi il monumento a Renato Imbriani a Canosa di Puglia e molte altre opere sparse per tutta Italia. Alla Pinacoteca di Città di Castello (che tra le tante opere conserva uno stendardo di Raffaello), gli eredi Pirazzoli hanno a suo tempo donato l’intera gipsoteca di Elmo Palazzi. In occasione del 150° anniversario le poste italiane hanno emesso un francobollo commemorativo dell’artista tifernate. Bene ricordare che a corredo del restauro del monumento “All’11 Settembre 1860”, la storica dell’arte Rossella Campana ha dedicato lo studio: Elmo Palazzi e il suo tempo, in “Il restauro del monumento all’11 settembre 1860 di Elmo Palazzi (a cura di L. Chieli e S. Lanuti) edito dal Circolo Culturale Luigi Angelini, Città di Castello, 2005. All’Eliana tutto questo sarebbe molto piaciuto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.