Caro bollette. Il fotovoltaico cresce nel Paese, ma il ministro Cingolani chiacchiera di “nuovo nucleare”  

Malgrado l’impatto negativo della pandemia, l’energia elettrica generata da fonti rinnovabili ha soddisfatto i consumi elettrici degli italiani per il 37% con nuovi impianti rinnovabili per oltre 900 megawatt di potenza. E ha evitato l’immissione nell’atmosfera di ben 42 milioni di tonnellate di Co2 pari al consumo di 109 milioni di barili di petrolio. Secondo i dati Enea, nel Lazio già nel 2021 gli impianti fotovoltaici hanno fatto salire del 34 per cento gli acquisti di pannelli solari, pompe di calore, batterie per l’alimentazione, con un risparmio stimato della bolletta energetica del 90%. Un autentico boom. Ma le scelte energetiche del governo Draghi e, in specie, del ministro Cingolani dimostrano di essere lontane dalla realtà di un Paese che punta sul risparmio energetico, sul fotovoltaico e sulla sua rapida attuabilità


L’analisi di VITTORIO EMILIANI

NEL 2020 LE FONTI rinnovabili hanno soddisfatto i consumi elettrici degli italiani per il 37 per cento grazie a nuovi impianti rinnovabili installati per oltre 900 megawatt di potenza, dei quali 750 circa di fotovoltaico. Alla fine di quello stesso 2020 risultavano in esercizio nel nostro Paese circa 950.000 impianti  di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e quasi 936.000 erano fotovoltaici, circa 5.700 eolici. Che alla vista appaiono invece molto diffusi specie sulla dorsale appenninica, inutilmente, dunque, per carenza di ventosità come fonti tecniche (il Club Alpino Italiano, ad esempio) avevano anticipato anni fa. A trainare è dunque il fotovoltaico, corretto s’intende, non poggiato direttamente sulle colture agricole o sui pascoli come invece è avvenuto nella Tuscia dove paesaggi di grande valore storico artistico — a Tuscania come a Orvieto — sono stati sfregiati da assurdi impianti eolici. E altrettanto si voleva fare col Parco eolico fra Civita di Bagnoregio e Montefiascone sonoramente bocciato, meno male, dalla Procura della Repubblica. 

Nel 2020 le domande di accesso al Centro Termico (cioè alla riqualificazione energetica degli edifici) sono risultate 113.498: 320 milioni di euro erogati per l’accesso diretto di imprese e di privati e 131 milioni di interventi prenotati dalla Pubblica Amministrazione

Ma torniamo agli impianti fotovoltaici. Malgrado l’impatto negativo della pandemia, l’energia elettrica generata da fonti rinnovabili ha evitato l’immissione nell’atmosfera di ben 42 milioni di tonnellate di Co2 pari al consumo di 109 milioni di barili di petrolio. Nel 2020 le domande di accesso al Centro Termico (cioè alla riqualificazione energetica degli edifici) sono risultate 113.498: 320 milioni di euro erogati per l’accesso diretto di imprese e di privati e 131 milioni di interventi prenotati dalla Pubblica Amministrazione. Le domande rivolte al Gestore per l’Energia riguardavano per il 59 per cento interventi in ambito industriale, per il 32 per cento il settore civile, per il 5,5 per cento progetti di illuminazione. Quello che resta per progetti relativi al trasporto. Tutto ciò è stato possibile anche grazie alla formazione di Comunità energetiche.

Questi e altri dati avrebbero dovuto indurre il governo e in particolare il ministero della Transizione Ecologica a puntare ben di più sulle rinnovabili invece di parlare (o chiacchierare) di nuovo nucleare che richiede anni, anzi decenni. Mentre il fotovoltaico nelle diverse forme è subito pronto e funzionante sui tetti o terrazzi dell’edilizia economica e popolare delle nostre città, soprattutto da Roma in giù e nelle due grandi isole.

Nel Lazio, ad aderire alle agevolazioni nel 2021 sono stati finora 1.286 condomìni, 4.536 edifici unifamiliari, 3.580 unità abitative indipendenti. Si sono aperti oltre 9.400 cantieri pari all’8,73% del totale nazionale. Il 63% è giunto a buon fine

Nel Lazio comunque, secondo dati certi trasmessi dall’Enea, già nel 2021 i rincari energetici e il risparmio stimato fino al 90 per cento conseguibile con gli impianti fotovoltaici hanno fatto salire del 34 per cento gli acquisti di pannelli solari, pompe di calore, batterie per l’alimentazione. Un autentico boom. Un altro dato interessante: ad aderire alle agevolazioni sono stati finora 1.286 condomìni, 4.536 edifici unifamiliari, 3.580 unità abitative indipendenti. Si sono così aperti oltre 9.400 cantieri pari all’8,73 per cento del totale nazionale. E ne è giunto a buon fine una percentuale elevata: il 63 per cento. Fra le imprese del comparto c’è il Fotovoltaico Semplice di Latina che nell’ultimo triennio, triplicando gli affari, ha toccato i 30 milioni di fatturato. 

Ma ci si aspetta che nell’anno in corso arriverà il grosso delle richieste e qui si pongono due problemi non da poco: il ritardo nella consegna dei materiali e la mancanza di manodopera qualificata per un settore in grande crescita. Bisogna puntare di più sulla formazione post-diploma e post-laurea. Alla Team Impianti cooperativa insediata alla Garbatella, che da dieci anni è attiva, si aspettano di raddoppiare il mercato che si è aggirato sui 4 milioni di euro. Mancano all’appello di questa e di altre imprese elettricisti e idraulici specializzati che sul mercato del lavoro vengono contesi fra le imprese dei diversi settori. Mesi fa queste aziende non facevano in tempo a pubblicare una richiesta e venivano inondati dai curricula di giovani. Ora non più, e lo stesso annuncio devono ripeterlo più volte. 

Molto altro ci sarebbe da dire su questo autentico successo del fotovoltaico, nell’area laziale e in tutto il Paese. Per esempio sulle comunità energetiche promosse soprattutto al Nord. Ma credo che i dati sopra esposti bastino ad evidenziare come le scelte energetiche del governo Draghi e, in specie, del ministro Cingolani siano lontane dalla realtà autentica di un Paese che crede sempre più al risparmio energetico del fotovoltaico e alla sua rapida — burocrazia permettendo — attuabilità, con tutti i vantaggi conseguenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.