Le gallerie, la musica e i teatri: perché Roma manda in soffitta le sue tradizioni?

Non chiamo né chiamerò la Galleria Colonna Galleria Sordi, il Parco della Musica Auditorium Morricone. Né lo farò per la nuova denominazione del Teatro Valle…

Alberto Sordi, Ennio Morricone e Franca Valeri


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

CONFESSO CHE NON ho mai chiamato Galleria Colonna Galleria Alberto Sordi, anche se di tutte le nuove intitolazioni la più accettabile o la meno inaccettabile. Ma non chiamerò mai il Parco della Musica Auditorium Morricone piacevole compositore di musiche da film, compositore che ben pochi conoscono di musica “seria”. È vero che a Roma non è nato nessun grande compositore, nessun Rossini, Verdi o Donizetti, solo Sgambati mi pare. Allora, meglio soprassedere. 

La questione si ripresenta ora per un antico teatro romano dove si è data la “prima” di “Cenerentola”, capolavoro di Rossini, e “I sei personaggi in cerca d’autore” grande testo di Luigi Pirandello. Ora dovrebbe chiamarsi Teatro Franca Valeri, grande attrice multiforme, ma perché dovrebbe sparire l’antico Teatro Valle che esiste dal ‘700? Roma vuol mandare in soffitta le sue tradizioni? Lo fa fin troppo in tanti campi per invadere anche quello prezioso di auditorium e teatri?

Io non romano sia pure romano dal 1974 non mi capacito, non capisco, e voi? La Scala non cambierebbe mai il suo nome. Mah! © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.