Si profila la possibilità di edificare uno stadio all’inglese con un contorno di luoghi di divertimento e di svago di tipo decisamente commerciale e quindi con ampie disponibilità di parcheggi, scavalcando la Soprintendenza. La grande Città della Musica creata da Renzo Piano per la Giunta Rutelli-Tocci sarebbe come accerchiata da infrastrutture festaiole e goderecce che nulla avrebbero a che fare con la musica, da quella classica al rock e al pop di qualità, dove tennero memorabili concerti artisti come Coen, Baez, Battiato, De Gregori


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

Il vecchio Flaminio di Pierluigi Nervi e, accanto, il Parco della musica di Renzo Piano

A QUANTO SI LEGGE il presidente della Lazio Lotito punterebbe di nuovo per lo stadio della sua squadra sul diroccato Stadio Flaminio opera del grande Pierluigi Nervi. Al tempo in cui si scelse l’area dell’Auditorium era pacifico che quella infrastruttura sportiva sarebbe rimasta — come mi disse Renzo Piano«una grande rovina urbana» immersa nel verde. Non sarebbe stata riattivata anche perché vigeva un vincolo della Soprintendenza difeso pure dagli eredi Nervi.

Con la nuova Giunta comunale e con Sabrina Alfonsi (nientemeno) all’urbanistica pare che Lotito possa ottenere il superamento del vincolo e quindi la possibilità di edificare uno stadio all’inglese cioè con un contorno di luoghi di divertimento e di svago di tipo decisamente commerciale e quindi con ampie disponibilità di parcheggi. Non basta. Anche l’ex Palazzetto dello Sport praticamente davanti all’ingresso della Città della Musica più frequentata d’Europa — anche del Barbican Centre di Londra — verrebbe trasformato in una infrastruttura di tempo libero e di svago. A questo punto la grande Città della Musica creata da Renzo Piano per la Giunta Rutelli-Tocci sarebbe come accerchiata da infrastrutture festaiole e goderecce che nulla avrebbero a che fare con la musica, da quella classica al rock e al pop di qualità, dove tennero memorabili concerti artisti come Coen, Baez, Battiato, De Gregori. Diverrebbe una sorta di luna park e anche peggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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