Sotto il titolo, un tratto della ciclovia sospesa sul Garda; in alto, la struttura in costruzione

Una ciclovia di 140 km avvolgerà il Lago di Garda con un costo di 2,1 milioni a km e di sicuro avrà un’impatto importante su un paesaggio unico nel suo genere. Il percorso per buona parte sarà sospeso sul lago con viadotti, gallerie e passerelle, “trincee in cemento” attaccate alle pareti rocciose a picco sul lago. La recente modifica dell’articolo 9 della Costituzione, cui è stata aggiunta la tutela ambientale, ha sollevato la preoccupazione che fra paesaggio e ambiente si possa creare un conflitto sbilanciato a favore del primo. La bicicletta, il mezzo di locomozione più sostenibile, deve trovare una compatibilità con il paesaggio e non impattare con strutture e infrastrutture che ne alterino la bellezza e il suo equilibrio


L’articolo di FABIO BALOCCO

A LIMONE SUL LAGO DI GARDA è stata inaugurata nel 2018 la prima tratta della ciclovia del Garda, un progetto che prevede l’intera ciclabilità del lago per la lunghezza di 140 chilometri realizzando appositamente una nuova via ciclabile. L’opera avrebbe un costo molto rilevante, circa 2,1 milioni a chilometro per un totale stimato di 344. Ma soprattutto sarebbe rilevante l’impatto su un paesaggio unico nel suo genere.

Il territorio interessato dal progetto

Contro il progetto si è espresso di recente il professor Paolo Pileri, che di ciclovie se ne intende essendo l’ideatore di “Vento”, la ciclovia che partendo da Torino arriverà alle foci del fiume Po. L’appello di Pileri è chiaro: “Fermate quell’opera, un’altra ciclabilità è possibile”. «Per buona parte il percorso sarà sospeso sul lago, come già la passerella tra Limone sul Garda e il confine con il Trentino realizzata nel 2018. Il resto saranno viadotti, gallerie, trincee in cemento e altre passerelle che andranno ad attaccarsi alle meravigliose pareti rocciose a picco sul lago oppure ne modificheranno il profilo e certamente comprometteranno, in peggio, la bellezza di quel paesaggio».

Il casus belli ben si attaglia alla polemica che è sorta in questi giorni, dopo che è stato modificato l’art. 9 della Costituzione, aggiungendo la tutela dell’ambiente. Più voci autorevoli si sono levate per sollevare questa preoccupazione: non è che fra paesaggio e ambiente si possa creare un possibile conflitto, a tutto detrimento del primo? L’esempio che si fa più spesso è quello dei “parchi” eolici e solari che hanno già sfregiato e rischiano di sfregiare buona parte dell’ex Belpaese, in nome di quella contraddizione in termini che è lo sviluppo sostenibile.

In alto, rendering di un tratto della ciclovia sospesa sul lago; in basso, l’impatto paesaggistico reale della ciclovia in costruzione

La bicicletta è il mezzo di locomozione più sostenibile: Ivan Illich ne fece un elogio. Su questo nessun dubbio ma deve essere compatibile con il paesaggio, non si devono costruire nuove opere che lo alterino per favorire la mobilità compatibile. Vedo a Torino, dove da un lato e giustamente si sono ristrette delle carreggiate per creare spazio alle bici, ma dall’altro si sono spazzate via aree verdi per creare nuovi tratti di ciclabile.

Quello che sta capitando con le biciclette in realtà si sta verificando anche per i treni, cioè per l’altra velocità sostenibile per eccellenza. E allora guardiamo al disastro della Val di Susa dove si stanno distruggendo paesaggio ed ambiente sulla base di dati sul traffico artefatti, per realizzare quella che viene definita “la madre di tutte le porcate”. O immaginiamo quello che potrà capitare sulla costa fra Salerno e Reggio Calabria, dove la nuova linea di Alta Velocità creerebbe un disastro ancora maggiore per risparmiare mezz’ora di tempo.

Ma c’è un caso che assomma le due mobilità sostenibili o presunte tali che val la pena citare, ed è quello dell’arretramento della ferrovia in Liguria, nel tratto in cui esso è già stato attuato. È la pista ciclabile realizzata sul vecchio sedime tra Ospedaletti e San Lorenzo al Mare, un’attrattiva turistica che attira turisti da tutta Europa per la sua bellezza e transitabilità durante l’intero anno. Peccato che la pista sia stata realizzata grazie a quell’arretramento della ferrovia su di un nuovo percorso che ha bucato l’interno collinare ed eliminato alcune stazioni, ed altre ne eliminerà, con grave disagio per i pendolari. Insomma, per chi ama davvero l’ambiente non è detto che piste ciclabili e linee ferroviarie costituiscano sicuramente delle buone notizie. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.

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