Dal 2019 l’Italia non riesce a rientrare tra i primi 50 Paesi nella classifica mondiale del “Fare impresa” (Doing business). Siamo ultimi nei G7 per laureati, ma abbiamo un mare di sociologi, psicologi e umanisti, con un forte “disallineamento” tra offerta di competenze e mercato, che vorrebbe più informatici, ingegneri, economisti e manager aziendali. L’Italia sforna il doppio di laureati in scienze sociali e discipline artistiche della Germania: atto rivoluzionario contro il mercato o paraculetta “via di minor resistenza”? 


IMPRESA, IMPRESA! È dal 2019 che l’Italia non riesce a rientrare tra i primi 50 Paesi nella classifica mondiale del “Fare impresa” (Doing business). Familismo, clientelismo, corruzione, inefficienza del sistema giudiziario e del settore pubblico sono i mali, storici, del Paese. A questi si aggiungono impedimenti più specifici: 

1. Difficoltà di accesso al credito. L’Italia, uno dei G7, si trova più giù del centesimo posto! 

2. Frammentazione del tessuto produttivo con un’eccessiva presenza di piccole e medie imprese, incapaci di investire in innovazione nell’era della globalizzazione.

3. Skill mismatch. Ultimi nei G7 per laureati, ma un mare di sociologi, psicologi e umanisti: forte “disallineamento” tra offerta di competenze e mercato, che vorrebbe più informatici, ingegneri, economisti e manager aziendali (vedi grafico). L’Italia sforna il doppio di laureati in scienze sociali e discipline artistiche della Germania: atto rivoluzionario contro il mercato o paraculetta “via di minor resistenza”? 

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Percentuale di lavoratori sovra-qualificati nei 5 maggiori Paesi europei

Ma c’è da ben sperare con la Destra. Berlusca è imbattibile nella difesa e promozione delle imprese. Quelle sue. Con cui dà lavoro a 30.000 italiani! E agli altri 22 milioni e 970mila? E poi c’è Salvini a salmodiare sul “rilancio delle imprese”, forte dell’esperienza dei contadini della Lega, che con apposite “manichette” inondavano col “piscione” delle vacche le forze di polizia durante le manifestazioni contro le “quote latte” Ue. Già, ma allora era “secessione”. Poi, si è distinto con le sue lungimiranti proposte per i vari settori produttivi. E dove lo mettiamo l’“economista” Crosetto (FdI)? Lasciamolo lì, a chiedere la riduzione dell’Iva sul gas al 7%, “come a Berlino”, per salvare le martoriate imprese. Quando in Italia è già stata ridotta al 5%. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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