Qui il presidente Zelenski davanti al saluto militare; sotto il titolo, beffarda parata dei relitti dell’esercito russo a Kiev il 24 agosto 2022, trentunesimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina dall’ex Unione Sovietica

Putin è uno “scellerato”, siamo tutti giallo-blu — accorrono anche quelli che qualche peccatuccio filorusso ce l’hanno — e francamente, nonostante i folgoranti servizi dei Tg Rai, dopo sei mesi di guerra… Non fu solo a Roma che, dopo la seconda storica uscita per le vie dell’Urbe di papa Giovanni XXIII, si levò, quasi corale, il commento al servizio Tv che ne celebrava la terza: “Ancora co’ ‘sto papa”. E di fronte al panorama di un conflitto marcescente ancora per molti altri mesi dovrebbe sorgere un impegno corale e determinato di donne e uomini di buona volontà e di istituzioni nazionali e sovranazionali. Impegnati su tutte le occasioni e i percorsi per una pace possibile, superando la soglia: “Ancora co’ ‘sto papa” attualizzata oggi in giallo-blu


L’articolo di HERR K.

IL RILIEVO PUBBLICO che hanno preso in campagna elettorale il climate change e gli altri temi di “quel che serve all’Italia”, come ci ricorda diligentemente il “Tormentino” su queste pagine, hanno messo in non cale la pandemia, che non c’è più, se mai ci sia stata, ma anche la guerra in Ucraina. Del resto, Putin è uno “scellerato”, siamo tutti giallo-blu — accorrono anche quelli che qualche peccatuccio filorusso ce l’hanno — e francamente, nonostante i folgoranti servizi dei Tg Rai, dopo sei mesi di guerra… Non fu solo a Roma che, dopo la seconda storica uscita per le vie dell’Urbe di papa Giovanni XXIII, si levò, quasi corale, il commento al servizio Tv che ne celebrava la terza: “Ancora co’ ‘sto papa”. 

Con i suoi 6000 Megawatt di potenza la centrale nucleare di Zaporizhzhya è la più grande d’Europa; sarebbe sotto il controllo dei russi e subisce attacchi missilistici che allarmano l’Agenzia atomica dell’Onu

Mancata dalla Ue, tra le tante, la questione di far partire il grano fermo nel Mar Nero come occasione di inizio di una trattativa per il “cessate il fuoco” e la pace, anche il problema del rischio di Zaporizhzhya — la centrale nucleare più grande d’Europa con i suoi 6000 MW — e del controllo della Iea, l’Agenzia atomica dell’Onu, si stempera nel tempo e sembra non riuscire a innescare un altro tentativo, possibile, lasciando al più l’interrogativo: “Ma se era controllata dai Russi, gli irresponsabili attacchi che tante preoccupazioni hanno sollevato, se li sono fatti da loro per farli ricadere sui miti Ucraini?”

Ad agitare le acque, per chi se ne interessa, è sopravvenuto il 20 agosto scorso l’attentato terroristico a Dugin — accreditato come ideologo e “Rasputin” di Putin, e influencer di Salvini — nel quale è morta la figlia Darya perché all’ultimo momento il padre aveva cambiato decisione e non era sull’auto colpita. La preparazione dell’attentato, le modalità di esplosione hanno orientato la maggioranza dei commentatori sull’ipotesi di un gruppo paramilitare, escludendo un’azione ucraina. E l’attentato è stato, allora, letto come un clamoroso manifestarsi, terroristico, di una lotta interna, della quale si parla da mesi anche in rapporto agli effetti delle sanzioni sugli oligarchi, e non solo. 

Daria Dugina, 30 anni, commentatrice politica e figlia di Oleksandr Dugin è morta a seguito dell’esplosione della sua auto nei pressi del villaggio di Velyki Vyazomi, a circa 20 chilometri a ovest della capitale russa

Che ci siano in Russia persone stufe della guerra e di Putin, che vorrebbero sbarazzarsi di lui e del suo Zauberkreis (“cerchio magico”, Ndr) non c’è dubbio, ma è vero che con l’attentato è iniziato il “post-Putin”? Come preconizza e argomenta un commentatore acuto e di solito bene informato (Francesco Sisci, Settimana News, 21 agosto 2022: “Salvate la Russia prima che sia troppo tardi” [leggi qui allegato]. Nella sua analisi: «Più la guerra si trascina, più l’opposizione interna prende slancio e diventa cattiva, e più difficile è controllarne le ricadute. La stessa Russia è sull’orlo del baratro». L’attacco terroristico a Dugin potrebbe significare che la Russia sta già cadendo in pezzi e qualcuno sta aspettando di raccoglierli. Assai difficile per Putin sottrarsi alla spirale repressione del dissenso/terrorismo o, non facendo niente, a quella terrorismo/rivoluzione. Al punto che si ipotizza un intervento americano per abbreviare la guerra fornendo un “salvacondotto” per Putin e famiglia e l’elaborazione di un percorso politico per la Russia, con la partecipazione di Santa Sede e Israele. Generosità Usa? È che una vittoria della Russia rischia di essere «l’inizio di una fiammeggiante Terza guerra mondiale».

Per alcuni osservatori, l’attacco terroristico a Dugin potrebbe significare che la Russia sta già cadendo in pezzi e qualcuno sta aspettando di raccoglierli 

Certo, Putin potrebbe non accettare e questo implicherebbe una lunga battaglia a colpi di gas, metaniere americane, altre alluvioni di armi per l’Ucraina e dissenso interno a Mosca: «In ogni caso, la fine della guerra potrebbe aver avuto inizio».

Un punto di vista condivisibile per vari aspetti e sicuramente stimolante. Tanto da far sorgere immediatamente alcuni contrappunti. È vero che non si tratta di un saggio, ma la necessaria brevità di un articolo lascia scoperta la semplificazione meccanicistica della spirale terrorismo/rivoluzione, forse suggerita anche da alcune determinanti storiche che vengono lì richiamate. La storia ci ha però mostrato contesti in cui tutto si rompe, e marcisce più lentamente e tragicamente di quanto era logico attendersi. Le argomentazioni riportate sembrano invece seguire una sorta di linearità logica. Ma il reale è alieno dalla linearità, perché fenomeni e vicende che lo riguardano sono in generale altamente non lineari. E una divisione, implicita, del reale tra “lineare” e “non lineare” è soddisfacente quanto una sua suddivisione tra “elefante” e “non elefante”.

Da ultimo, il ruolo della Cina non è riducibile, sostanzialmente, alla considerazione che la guerra in Ucraina «non è solo un gioco europeo» e che il sostegno Usa all’Ucraina è anche in funzione del «contrastare qualsiasi ambizione cinese su Taiwan e sull’Asia orientale». Senz’altro vero, ma elemento in qualche modo accessorio rispetto alla partita che si è aperta su chi controllerà il mondo e di cui Italia Libera ha parlato più volte, definendola anche “metafisica”.

La street artist Olena Yanko dipinge un muro di Kiev bombardato dai russi con i colori dell’Ucraina

Insomma, non c’è da sperare molto in una rinuncia di Putin. E di fronte al panorama di un conflitto marcescente ancora per molti altri mesi dovrebbe sorgere un impegno corale e determinato di donne e uomini di buona volontà e di istituzioni nazionali e sovranazionali. Impegnati su tutte le occasioni e i percorsi per una pace possibile, superando la soglia: “Ancora co’ ‘sto papa” attualizzata oggi in giallo-blu. Anche per non lasciare die ganze welt, il mondo intero, ai soli moniti e invocazioni di un altro papa. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non ha mai amato la poesia, in particolare quella contemporanea. Archiloco, Saffo, Lucrezio, Dante, Ariosto, Shakespeare e Leopardi, stop. Per questo, forse, si diletta a cimentarsi con racconti brevi, il romanzo non è nelle sue corde e nemmeno alla sua portata. Fascinato dalla Mitteleuropa di Hofmannsthal, Schnitzler, e sì, pure Roth. Ha un sano disprezzo per quell’orda di umanisti — tutti hanno sicuramente scritto poesie anche dopo i vent'anni — che infesta l'amministrazione pubblica ed è colpevole di linguaggio e procedure, che in nome di Sicurezza e Privacy bastonano impietosamente le parti basse degli utenti; e che vanificano gli sforzi per far risalire l’Italia dall’attuale ultimo posto nella Ue per digitalizzazione. Promette di lardellare con excursus scientifici, episodicamente, qualche racconto. Per contribuire a superare il gap che ha la letteratura italiana, fatti salvi Gadda, Calvino e, in parte, Eco ?. Ma sta anche valutando se non tralignare con un po’ di esoterismo

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