I progetti di “sequestro” dell’anidride carbonica emessa nella produzione di idrogeno tramite metano (Ccs = Carbon Capture and Storage) falliscono in più della metà dei casi in giro per il mondo. Ma il capo dell’Eni Descalzi e il ministro della Transizione ecologica Roberto Humpty Dumpty Cingolani al suo seguito insistono per realizzarne uno a Ravenna. Che assurdità è mai quella di produrre idrogeno usando le energie fossili, che mettono in giro Co2 che poi deve essere eliminata? Anche la Commissione Europea ha ribadito che l’idrogeno (vettore di energia) deve essere prodotto dalle rinnovabili (idrogeno “verde”). Il progetto Descalzi-Cingolani di idrogeno “blu” prende schiaffi anche dalla Banca Europea degli Investimenti, ma confida nella ingenuità della Meloni, se a spuntarla nelle urne sarà proprio lei   

Foto sotto il titolo: Manifestazione di Greenpeace sulla piattaforma offshore Garibaldi dell’Eni davanti alle coste di Ravenna contro il Ccs


CCS = Carbon Capture and Storage, il “sequestro” dell’anidride carbonica emessa nella produzione di idrogeno tramite metano. L’idrogeno si può produrre dalle fonti rinnovabili, come prevede anche il piano RepowerEu presentato a maggio scorso dalla Commissione Ue e già alcuni Paesi cercano di accreditarsi come “hub” mondiali per questo tipo di produzione. Perché, allora, dal metano, che è centrato sul Carbonio, cioè l’elemento base della Co2, che poi si vuole eliminare? Negativo anche il responso di un ultimo studio inglese, che ha preso in esame più della metà dei progetti “carbon capture” operativi nel mondo.

Il progetto Ccs che Eni vorrebbe a Ravenna è stato il “forte Apache” della resistenza Eni a non modificare una beneamata mazza dei suoi asset negli idrocarburi. Descalzi col suo berretto alla Davy Crockett sugli spalti, Roberto Humpty Dumpty Cingolani sempre a fianco. O meglio, in coda.

Manifestazione degli ambientalisti sul bagnasciuga di Ravenna contro il progetto di nascondere sottoterra la Co2 generata dalla produzione di idrogeno blu; sullo sfondo la piattaforma offshore Garibaldi (credit foto Michele Lapini)

In decine di manifestazioni gliel’hanno ripetuto a chiare, e incazzate, note che il Ccs è una tecnologia dubbia, poco sperimentata e poco diffusa. Niente più che un pretesto. “Si, ma quelli sono gli irriducibili di Ravenna e altri ambientalisti della stessa risma”. Nella “risma” albergano fior di esperti, che hanno fornito le motivazioni scientifiche alla Regione Emilia-Romagna per respingere il progetto Eni tra quelli da finanziare con fondi di ricerca Ue. Bastonate dirette anche in sede Ue, dove il progetto Ccs non è stato tra i vincitori di una gara europea e ha subìto, in più, l’umiliazione di non essere ammesso ai finanziamenti della Bei (Banca Europea degli Investimenti).

Da ultimo “The Guardian” ha ribadito, il 1° settembre scorso: «La carbon capture non è una soluzione per i piani ‘Net zero by 2050’» [leggi qui], cioè i piani per la decarbonizzazione al 2050. Infatti, uno studio dello Ieefa (Institute for Energy Economics and Financial Analysis) sui progetti esaminati, più della metà della capacità operativa mondiale, ha rilevato che «progetti di cattura del carbonio con prestazioni inferiori a quelle di successo hanno superato con ampi margini quelli di successo». In altri termini, più fiaschi che risultati.

Dagli spalti un sussulto, stavano per fare fuoco. Ma la prospettiva di infinocchiare l’ingenua Meloni — Salvini ci pensa di suo, è un “credente” — ha fatto rilassare il Mascellone: “Governo Descalzi-Bonomi!” si è sorpreso a esclamare. Roberto Humpty Dumpty Cingolani ha ripreso a oscillare. Sul muretto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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